Guerra ibrida e disinformazione
Aleksandr Dugin e l’ideologia del caos
di Pekka Kallioniemi (traduzione dall'inglese di Alessandra Libutti) Se non avete mai sentito parlare di Aleksandr Dugin, consideratevi fortunati — o forse semplicemente inconsapevoli di uno degli ideologi più pericolosi del nostro tempo. Immaginate un mix tra un teorico del complotto, un mistico e un aspirante



di Pekka Kallioniemi (traduzione dall’inglese di Alessandra Libutti)
Se non avete mai sentito parlare di Aleksandr Dugin, consideratevi fortunati — o forse semplicemente inconsapevoli di uno degli ideologi più pericolosi del nostro tempo.
Immaginate un mix tra un teorico del complotto, un mistico e un aspirante Machiavelli, e avrete un’idea abbastanza chiara di chi sia quest’uomo. Conosciuto da alcuni come “il cervello di Putin”, l’ideologia di Dugin — l’Eurasiatismo — ruota attorno all’eccezionalismo russo, all’autoritarismo e all’espansionismo, principi che oggi si stanno concretizzando in paesi come l’Ucraina e la Georgia.
L’ascesa di Dugin come “intellettuale” iniziò negli anni ’80, tra circoli occultisti e ultranazionalisti. Negli anni ’90, si reinventò come teorico geopolitico, fondendo Eurasianesimo, tradizionalismo e una buona dose di visioni apocalittiche.
La sua grande occasione arrivò nel 1997 con *Le Fondamenta della Geopolitica*, un libro che sembra il manuale del “cattivo” di un film di James Bond per destabilizzare l’Occidente: indebolire la NATO, dividere l’Europa e creare un impero russo da Vladivostok a Lisbona. Una sorta di *”Come Distruggere la Democrazia per Negati”*, con la differenza che è lettura obbligatoria per l’élite militare russa.

Dugin delinea un impero eurasiatico guidato dalla Russia, estendendo la sua influenza sulle ex repubbliche sovietiche e oltre. Il libro è essenzialmente un manuale di guerra ibrida: propaganda, pressione economica, cyberattacchi e sfruttamento delle divisioni sociali e politiche in Occidente. Non propone di invadere con i carri armati (almeno non subito), ma una strategia del “dividi e impera”, sfruttando le fratture culturali per indebolire l’unità occidentale.
Per qualcuno che probabilmente da giovane passava il tempo a giocare a Risiko, le idee di Dugin hanno avuto un impatto sorprendentemente reale.
Dugin presenta il confronto della Russia con l’Occidente come una battaglia esistenziale tra un ordine decadente e liberale e una civiltà tradizionale e spirituale guidata da — indovinate un po’ — la Russia. Secondo lui, l’Occidente è un buco nero culturale, che risucchia l’anima dell’umanità con il suo individualismo e i suoi valori progressisti. Nel frattempo, la Russia, nell’immaginario di Dugin, è la salvatrice dell’umanità, destinata a guidare un mondo multipolare in cui la forza fa la ragione. Ha persino invocato una “guerra santa” contro il liberalismo.
Sottile, vero?
Diamo un’occhiata ad alcune delle previsioni di questo “Nostradamus eurasiatico”. Prima di tutto, aveva auspicato la destabilizzazione degli Stati Uniti, fomentando le divisioni interne. Avanti veloce fino a oggi: guerre culturali, teorie del complotto e algoritmi dei social media che, di fatto, fanno metà del lavoro al posto suo.


Aveva anche immaginato un’Unione Europea frammentata, lacerata dal nazionalismo e dalle dispute interne. Ed eccoci: Brexit, ascesa dei movimenti di estrema destra e dibattiti su quale partito filo-russo rappresenti il problema più grosso per Bruxelles. E tutto questo era già stato messo nero su bianco nel 1997.


Alcune delle fantasie più estreme di Dugin — guerre, occupazioni, e pulizie etniche — si stanno realizzando in Ucraina e in Georgia. L’esito finale è ancora incerto, ma la sua visione sta prendendo forma in tempo reale.

Alla fine, Dugin immagina un mondo multipolare in cui imperi autoritari — guidati dalla Russia — sostituiscano i valori liberali dell’Occidente con il tradizionalismo, lo spiritualismo e, naturalmente, il potere assoluto. Presenta tutto questo come una lotta tra un “Occidente corrotto e materialista”…


…e una “Russia pura e tradizionalista”. E sono proprio queste idee che risuonano nei discorsi di Putin. Non si tratta solo di filosofia: sono veri e propri piani operativi di distruzione. Fondamenti di geopolitica, il suo libro più celebre, è stato persino adottato come manuale e lettura obbligatoria nelle accademie militari russe.

Dugin ha costantemente sostenuto la necessità dell’annientamento dell’Ucraina. Sostiene che l’Ucraina sia un “paese artificiale” che deve essere assorbito dalla Russia. La sua retorica ha sistematicamente disumanizzato gli ucraini, arrivando perfino a definirli una “razza di degenerati” già nel 2014.

Durante le prime fasi della guerra nel Donbas, guidata da Mosca nel 2014, Dugin dichiarò in diretta sulla televisione di stato russa che “gli ucraini devono essere uccisi, uccisi, uccisi”, aggiungendo poi che “l’Ucraina dev’essere ripulita dagli idioti. Un genocidio di cretini è cosa ovvia.”

Per anni, l’influenza di Dugin è rimasta perlopiù confinata ai circoli russi e dell’estrema destra europea, con qualche eccentrico sparso come Jackson Hinkle a fargli eco. Ma ora sta apparendo anche nei principali media occidentali, spesso presentato come un “intellettuale” piuttosto che come un estremista.




Questa tendenza è cominciata nell’aprile 2024, grazie al propagandista preferito da tutti e sedicente “esperto di Russia”, Tucker Carlson. Gli ha offerto una piattaforma priva di critiche, contribuendo così a far entrare le idee di Dugin nella corrente principale, raggiungendo milioni di persone già predisposte a diffidare delle proprie istituzioni democratiche. (ndt. In Italia, purtroppo, Dugin appare sui media da ben più tempo).

Tucker, che per inciso non è nemmeno in grado di pronunciare correttamente il suo nome (ma che cos’è Duujin?), si è anche lamentato del fatto che i libri di questo fanatico non siano disponibili su Amazon. Nonostante sia un propagandista ultra-nazionalista, Dugin sta venendo sempre più normalizzato nel dibattito occidentale come se fosse un semplice “filosofo”.

E Carlson non è il solo. Anche Fareed Zakaria di CNN ha dato spazio a Dugin, definendolo un “filosofo politico russo” invece di chiamarlo con il suo vero nome: estremista fascista. Questa normalizzazione è pericolosa e sposta la finestra di Overton a favore dell’autoritarismo. Per essere onesti, la CNN ha DAVVERO bisogno di migliori ascolti, e forse qualcuno ha pensato che questo potesse aiutare.
Immaginate se i media occidentali avessero dato spazio a Goebbels negli anni ’30 con il pretesto di “capire prospettive diverse”. Ecco, è esattamente quello che sta succedendo oggi con Dugin: le sue idee stanno venendo…


… legittimate invece di essere condannate. Dugin si presenta come un filosofo, ma in realtà è poco più di un imitatore di Rasputin di seconda categoria. Le sue “teorie” non sono altro che giustificazioni camuffate per l’autoritarismo, il genocidio e la conquista imperiale.

Le teorie eurasiatiche di Dugin sono state utilizzate per giustificare le guerre della Russia, le interferenze nella politica occidentale e strategie geopolitiche violente. Ma, a quanto pare, normalizzare l’imperialismo e il fascismo russi è solo il prossimo passo verso la ripresa dei rapporti commerciali e la revoca delle sanzioni.

L’Occidente non ha bisogno di “capire” le idee di Dugin — ha bisogno di rifiutarle con fermezza. Ogni volta che gli viene data una piattaforma, le sue fantasie distopiche si avvicinano di un passo alla realtà. Il mondo ha già abbastanza problemi senza dover assecondare un altro sognatore autoritario fallito.

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La traduzione proposta combina un thread e l’articolo “AN X-RAY OF “PUTIN’S BRAIN” ? Aleksandr Dugin and His Ideology of Chaos” pubblicato su The Baltic Sentinel.

Pekka Kallioniemi è un esperto di social media e disinformazione, con esperienza come consulente indipendente e ricercatore presso l’Università di Tampere (Finlandia). Oltre al suo interesse accademico per le tecnologie all’avanguardia, ha studiato le operazioni di informazione online e la disinformazione di matrice russa, concentrandosi su come le operazioni informative online e le campagne di disinformazione potrebbero evolversi con l’adozione di tecnologie come ChatGPT, i deepfake e l’intelligenza artificiale generativa. Dall’ottobre 2022, Kallioniemi pubblica la serie Vatnik Soup, e interviene regolarmente sui media nazionali e internazionali. Dal gennaio 2023 è editorialista per il quotidiano britannico Byline Times. Il lavoro di Kallioniemi è stato citato da testate di primo piano come The Wall Street Journal, The Washington Post, The New York Times e Die Welt.
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Leggendo questo articolo ho pensato a Karp e Thiel.
Veramente, l’articolo sembrava descrivere l’approccio di questi due signori. Che vengono ascoltati come filosofi (anche se, nel caso di Thiel, io parlerei piu’ di « disadattato »).
Immaginate un mix tra un teorico del complotto, un mistico e un aspirante Machiavelli, e avrete il ritratto sputato di Ursula von del Leyen.