Stile, moda e costume
Anouar Brahem, la magia di un Islam oggi sognato e un tempo esistito
Un tale volle chiedere a un folle di Dio: «Dimmi, cos'è mai questo mondo? Cos'è mai questa nostra immensa dimora?». Quegli rispose: «Questo mondo di gloria e d'infamia è simile a una palma dagli infiniti colori. Se qualcuno sfregasse la sua corteccia con le mani, si



Un tale volle chiedere a un folle di Dio: «Dimmi, cos’è mai questo mondo? Cos’è mai questa nostra immensa dimora?». Quegli rispose: «Questo mondo di gloria e d’infamia è simile a una palma dagli infiniti colori. Se qualcuno sfregasse la sua corteccia con le mani, si scioglierebbe come cera. Ma essendo fatto realmente di cera, che altro può essere? E quegli infiniti colori in realtà sono pure apparenze». Poiché tutto è pura unità, ogni dualità è qui inconcepibile, per cui non ha senso dire «io» e «tu». L’interminabile scala della creazione si snoda attraverso infiniti «io» e «noi», e per questo è così facile cadere dai suoi gradini.
Farid al-Din ‘Attar “Il verbo degli Uccelli”
Al di là delle idee di giusto e sbagliato, c’è un campo. Ti incontrerò lì.
Ogni cuore spezzato è un invito alla guarigione.
Jal?l al-D?n R?m?
Naturalmente, come tutti i musicisti e i compositori, ascolto molte composizioni di musica araba e non araba e sicuramente ho anche molte influenze perché amo molti tipi di musica da tutto il mondo, ma cerco di essere il più spontaneo possibile e di non pensare alle influenze. È molto importante essere sè stessi quando si suona: se si inizia a pensare alle influenze, forse si perde l’ispirazione.
Anouar Brahem

Una delle magie dell’arte sta nel poter viaggiare sempre e comunque, malgrado le frontiere chiuse, le guerre, le stragi. Attraverso l’arte ci è concesso un viaggiare invisibile cavalcando la musica, un Pegaso sonoro che tutto può ed a cui niente è precluso. La tenebra sta allagando il nostro mondo in un crudele bagno di sangue che non conosce confini dall’Europa al Medio Oriente, passando per l’Africa e con la tentazione sempre più evidente di accendere nuovi fuochi.
L’odio dilaga e l’altro è sempre più una minaccia da annientare, un volto ed un corpo da sfregiare, oltraggiare, cancellare. Fedeli e infedeli a senso unico alternato si annientano a vicenda e l’orrore, inutile nasconderlo, dilaga. Tornano i fantasmi della storia, l’antisemitismo, il terrorismo, la volontà di annientamento, il radicalismo sanguinario, la religione come spada. Il rovesciamento dei simboli.
Proprio per questo motivo siamo andati con Pegaso nell’Islam, per ritrovare una storia diversa ora nascosta, per sognare quel che oggi appare una vana speranza, per scambiarci abbracci immaginari e ritrovare un senso calpestato ogni giorno. Forse è solo deserto, Sahara, solo dominio del sangue e della morte? No, anche quando lo scempio di esseri umani da parte di altri esseri umani si compie sotto ai nostri occhi la tenebra non ha la forza di divorare completamente la luce.
Da qualche parte c’è sempre un barlume, un filo nascosto che splende tra le macerie. Se abbiamo esplorato con John Zorn la tradizione ebraica oggi con Anouar Brahem ci immergiamo nel sogno delle mille e una notte di un Islam che è stato e può tornare ad essere. Come scrive con impressionante potenza Jal?l al-D?n R?m? “Al di là delle idee di giusto e sbagliato, c’è un campo. Ti incontrerò lì.“. La musica ci porta esattamente in quel campo oggi, anzi è idealmente quel luogo, almeno per chi scrive.
Anouar Brahem è oggi la luce che cerchiamo affannosamente. Il suo cammino come musicista inizia incoraggiato dal padre, un incisore e stampatore amante della musica. Inizia i suoi studi di ‘oud’, il liuto del mondo arabo, da bambino a soli 10 anni nel conservatorio di Tunisi, dove il principale maestro di oud è Ali Sriti. Già in gioventù Brahem inizia ad allargare il suo sguardo, dal mediterraneo all’Iran, arrivando fino alla mitica India. Da giovane uomo inizia ad affermarsi e ad amare il jazz, la musica che sa ibridarsi per eccellenza, la musica dove non ci sono fedeli ed infedeli, ma tutto splende di curiosità e meraviglia in un eterno presente: l’improvvisazione. Il musicista tunisino sente come essenziale l’esigenza di valorizzare il proprio strumento, non facendone un accompagnamento per cantanti, ma dandogli il ruolo da protagonista in composizioni strumentali di raro fascino.
Negli anni 80 un lungo soggiorno parigino gli apre le porte di collaborazioni importanti come quella con il coreografo Maurice Béjart per il balletto Thalassa Mare Nostrum e con Gabriel Yared come liutista per il film di Costa Gavras Hanna K di cui compone la soundtrack. Nel 1990 attraversa con un tour USA e Canada e al suo ritorno incontra Manfred Eicher, il produttore e fondatore dell’etichetta tedesca ECM Records, con cui sviluppa una solida collaborazione ed un’amicizia importante. I dischi per ECM sono la consacrazione definitiva per la sua musica a livello planetario, musica che continua a cercare collaborazioni e momenti di incontro, con jazzisti del calibro di John Surman e Dave Holland. Qual è la luce che emana il percorso artistico di Anouar Brahem? È una bella domanda, perchè c’è una luce nell’Islam, ci sono stati secoli dove gli Ebrei vivevano ben più sicuri e protetti all’ombra dei califfati che nei regni dove si professava il cristianesimo, dove spesso erano uccisi e perseguitati: X secolo d.C. Spagna.
La luce delle musiche di Brahem arriva indubbiamente da un amore sconfinato per le sonorità della tradizione del Maghreb, per il loro mistero, la loro sospensione fatta anche di pause e silenzi, tradizione che il grande musicista non ha però chiuso in gabbia, ma ha portato ad abbracciarsi con altro, con il jazz, con il cinema, con quello che attraversa il mondo musicale degli ultimi decenni: una storia cresciuta in occidente. Ne sono nate appunto importanti incisioni per una delle più prestigiose etichette sul pianeta, l’ECM guidata da quel Manfred Eicher, desideroso di disegnare con i suoi dischi una musica fatta appunto dall’unione di tradizioni diverse interne ed esterne all’occidente. La luce di Brahem sta in questa fratellanza di suoni, l’opposto dell’odio in cui anneghiamo in questi anni, trascinati in un gorgo di fango da feroci facinorosi, mentre la musica è ormai inudibile nel rimbombare assordante delle armi, nella fame, nei corpi sotto alle macerie. La fratellanza è apparentemente dimenticata e cancellata. Però se si ascolta Brahem in una pausa di silenzio si torna all’abissale profondità della musica, al suo riportarci alla bellezza ed al senso, a quello che sembra perduto seguendo le notizie dal mondo. Per un attimo torna a mostrarsi: un filo di luce. L’incredibile è sempre possibile. CLICCATE QUI per assaporare il sogno delle mille e una notte che ci sembra definitivamente perso, per concederci insieme una carezza di bellezza e mantenere vivo questo filo di luce.
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