Politica italiana
Blandire Trump non basta. Sono troppi i bla bla bla che frenano l’Europa
Il ciclone Trump non ha solo sconvolti i mercati finanziari, probabilmente a vantaggio di pochissimi a lui simili e vicini, ma ha scoperto in modo assolutamente inequivocabile la debolezza europea e quindi anche italiana. Una fragilità che non riguarda solo la politica e le classi dirigenti,



Il ciclone Trump non ha solo sconvolti i mercati finanziari, probabilmente a vantaggio di pochissimi a lui simili e vicini, ma ha scoperto in modo assolutamente inequivocabile la debolezza europea e quindi anche italiana. Una fragilità che non riguarda solo la politica e le classi dirigenti, ma la stessa società divisa tra posizioni finto pacifiste, tra partigianerie opportunistiche e poco credibili, tra dichiarazioni ridondanti dei leader che si spengono nello spazio di un tweet e che tra fughe in avanti e retromarce cercano la loro legittimazione nelle piazze.
Lo slogan che più frequentemente risuona nelle cancellerie europee è simile ad una chiamata alle armi: l’Europa deve essere unita, questo strappo degli Stati Uniti deve servire all’Europa per ritrovare la propria forza, per camminare sulle proprie gambe, per imporre il proprio sistema democratico e aperto e rispondere in questo modo alle chiusure del Presidente americano e non ultimo per difendersi.
In Italia, in nome di una vecchia tradizione che ci vede sempre piuttosto reticenti dall’assumere posizioni nette, dobbiamo barcamenarci in attesa di una recessione che inevitabilmente colpirà anche il nostro paese, tra una Presidente del Consiglio che, con un’ indiscutibile abilità, cerca di mantenere un proprio rapporto privilegiato con Trump come anche dimostrato dal recente incontro, senza però delegittimare il ruolo italiano in Europa e un Vicepresidente del consiglio che ogni giorno interviene con dichiarazioni che non solo esulano dal suo ruolo, ma che vogliono segnare un netto distinguo tra lui e gli altri colleghi di governo: una specie di rumoroso bla-bla che però non ha impedito al suo partito di riconfermarlo leader indiscusso.
La società segue questa onda o forse la esprime: l’opposizione compatta richiama l’attenzione sulla necessità di punire Israele per fermare la guerra di Gaza di cui naturalmente lo Stato ebraico è ritenuto l’unico responsabile, tace vergognosamente sulla situazione in Ucraina e si presenta al paese come la meno credibile delle alternative all’attuale governo.
In Europa gli occhi sono puntati sulla Germania nella quale però permane un senso di profonda inquietudine dovuto, come testimoniano recenti sondaggi, alla fuga degli elettori dalla CDU verso l’estrema destra dell’AFD, scontenti per i molti cedimenti che il Cancelliere ha dovuto fare all’SPD pur grande perdente delle ultime elezioni, sia in termini di posti al governo che di temi dell’articolato programma della Grosse Koalition.
Le divisioni in Europa tra i vari paesi sono ancora moltissime e l’appello di Mario Draghi sulla necessità di modificare le regole che richiedono l’unanimità in troppe delle decisioni necessarie è caduto nel vuoto. L’Europa è avvitata su sé stessa, senza una classe dirigente per la semplice ragione che chi potrebbe diventare classe dirigente se ne guarda bene dall’esporsi, scoraggiato dall’impatto devastante che i social possono avere sulla vita di chiunque e in particolare di chi assume un ruolo pubblico.
Ci rimane il bla-bla, di Salvini, ma non solo suo: anche le affermazioni di solidarietà a Zelensky di Kaja Kallas o del Segretario Generale della NATO Rutte suonano come un bla-bla perché purtroppo le guerre non si vincono con roboanti dichiarazioni oppure come avviene nelle nostre società confondendo gli invasori dagli invasi, i terroristi dai soldati, gli Stati teocratici da quelli democratici e i leader assoluti da quelli che sono stati eletti.
Come insegnava Churchill arriva dopo “l’ ora più buia,” quella della scelta ma con i fatti e non con le parole!
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Giusto , purtroppo ci sono molti orfani del sol dell’avvenire sovietico che non hanno fatto un bilancio critico di quel periodo, e ora , nell’ età matura si gingillano con il giocattolo della NATO dando giudizi superficiali della complessità di un mondo di oggi