Il dibattito delle idee
Canfora, Borgonovo ovvero degli intellettuali antioccidentali e Orwell
George Orwell scrisse, in Appunti sul nazionalismo: “c'è una minoranza di intellettuali pacifisti le cui vere – sebbene inconfessate – motivazioni sono l'odio per la democrazia occidentale e l'ammirazione del totalitarismo”. Recentemente Francesco Borgonovo (vicedirettore de La Verità, il giornale della destra populista-complottista, novax e filo



George Orwell scrisse, in Appunti sul nazionalismo: “c’è una minoranza di intellettuali pacifisti le cui vere – sebbene inconfessate – motivazioni sono l’odio per la democrazia occidentale e l’ammirazione del totalitarismo”.
Recentemente Francesco Borgonovo (vicedirettore de La Verità, il giornale della destra populista-complottista, novax e filo Putin) ha intervistato Luciano Canfora.
Il giornalista legato alla destra radicale e il celebre filologo comunista ripropongono un già sperimentato duo del rossobrunismo italiano: poco dopo l’attacco russo all’Ucraina del febbraio 2022 avevano firmato insieme il libro Guerra in Europa, con una casa editrice di estrema destra, pardon “non conforme”.
L’instant-book, di cui aveva parlato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, riproponeva molta della propaganda del Cremlino, diffusa sui social dalla Troll Factory (Internet Research Agency).
Secondo l’articolo, dal titolo Dialogo Canfora-Borgonovo: la guerra vista dagli eretici, Borgonovo evidenzia “la colpevole distrazione dei media occidentali sul fuoco bellico che ha portato a oltre 14mila morti nel Donbass, senza dimenticare la strage di Odessa, una delle pagine più feroci della contrapposizione tra nazionalisti ucraini (responsabili dell’eccidio) e autonomisti filorussi”.
Inutile dilungarsi sul fatto che è stata ampiamente documentato (anche dalla Novaya Gazeta) che il conflitto in Donbass fu pianificato dal colonnello russo Igor Girkin e l’intelligence russa, che le 14 mila vittime non furono vittime del “governo nazista ucraino” ma le vittime totali del conflitto, che l’aereo della Malayan Airlines fu abbattuto dai filorussi (lo stesso Girkin fu condannato in contumacia), e anche che nel caso dei morti di Odessa le cose non andarono come dice la propaganda russa.
Quanto a Canfora, ripropone per l’ennesima volta che l’allargamento della NATO a est avrebbe violato un (inesistente) patto, dimenticando alcune cose: innanzi tutto non ci fu nessun patto del genere, ma solo un impegno, in cambio dell’assenso dell’URSS nel 1989 alla riunificazione delle due Germanie, a non installare basi NATO o americane nella ex DDR (e questo fu rispettato). Secondo, la NATO non ha mai annesso nessuna nazione. Piuttosto, i filorussi dovrebbero chiedersi perché tutte le nazioni che facevano parte dell’URSS o del Patto di Varsavia desiderino ardentemente entrare nella NATO. Quelle che non lo hanno fatto o sono state attaccate (Georgia e Ucraina) o hanno subito pesanti ingerenze (Armenia, la stessa Ucraina prima dell’intervento armato) o hanno regimi totalitari alleati dei russi (Kazakistan e Bielorussia).
Il celebre filologo ovviamente dimentica che la Russia ha invece violato il memorandum di Budapest del 1994: in quel momento l’Ucraina aveva il terzo arsenale nucleare del mondo (anche se non ne possedeva i codici). Il governo ucraino accettò di cedere le testate atomiche alla Russia in cambio dell’impegno da parte della Federazione a non violarne l’integrità territoriale. USA e Regno Unito erano i garanti del patto. Infatti, quando la Russia annesse la Crimea, l’Ucraina invocò il patto, ma USA e Regno Unito non fecero nulla, pensando, come Chamberlain e Daladier, che un dittatore imperialista si sarebbe accontentato.
Ora, la competenza e il prestigio intellettuale di Luciano Canfora non sono in discussione, eppure sia in questo libro che nella video-intervista, il professore snocciola una serie di banalità e imprecisioni (a voler essere indulgenti) degne di un Napalm51 qualsiasi. L’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno riporta, virgolettata, un’altra affermazione del filologo classico: “dobbiamo considerare che è difficile immaginare che una potenza, per quanto ammaccata come la Russia, possa accettare missili a 180 chilometri da Mosca e a un tiro di schioppo da San Pietroburgo”.
Affermazione bizzarra, dato che nessun confine dei paesi NATO, né dell’Ucraina, dista 180 chilometri o a un tiro di schioppo da S. Pietroburgo. In compenso i missili russi a Kaliningrad sono molto vicini a Berlino, a Stoccolma o a Varsavia.
Ma perché Luciano Canfora fa affermazioni del genere? Non si tratta di uno dei tanti personaggi affetti da disturbo narcisistico della personalità che partecipano ai talk show in cerca di notorietà. Piuttosto, come per il fisico Rovelli e altri intellettuali antioccidentali, di elevata statura intellettuale e anche di indiscussa notorietà, dobbiamo ancora tirare in ballo Orwell: “c’è una minoranza di intellettuali pacifisti le cui vere – sebbene inconfessate – motivazioni sono l’odio per la democrazia occidentale e l’ammirazione del totalitarismo”.
Veniamo alla video intervista, interessante già a partire dal titolo: L’asse franco-inglese vuole fare la guerra alla Russia.
Il professore se la prende con “il ceto giornalistico dominante” che attacca gli USA e il presidente (cosa che prima di Trump questo tipo di intellettuali faceva un giorno sì e l’altro pure), alla “delirante richiesta di armi a tutto andare”, all’”Inghilterra leader dell’Europa”, ai “comizi inutili nel parlamento europeo”.
Il professore prosegue sentenziando la fine dell’Unione Europea, sostituita da “un direttorio anglo-francese in mano a persone assolutamente avventate, pronte al gesto estremo di fare direttamente e non più indirettamente guerra alla Russia, costi quel che costi”.
Dopo aver definito Trump un suprematista lontano dal suo modo di pensare, afferma che in fondo sia “sullo stesso piano di tanti altri capi di governo” che avrebbero fatto la stessa politica(!).
E anche qui Orwell ci viene in soccorso: “La propaganda pacifista solitamente semplifica, affermando che una parte è dannosa quanto l’altra”
Infine, verso il minuto 13 Canfora arriva a dire una cosa sconcertante. Parla di Alemanno, senza nominarlo direttamente: il celebre filologo parla di “un personaggio che è stato sindaco di Roma” che “all’area di destra era molto vicino” (eufemismo del secolo, o, mi si perdoni la battuta, del Secolo d’Italia). Secondo Canfora, Alemanno sarebbe stato in carcere per “punirlo dell’atteggiamento critico rispetto all’allineamento atlantista del governo attuale”,
Ora, che una persona con uno spessore intellettuale come Canfora possa dire una cosa del genere è davvero incredibile. O meglio, lo sarebbe in un mondo, o in una nazione, ideale.
In realtà Gianni Alemanno è stato in carcere per una condanna per corruzione e finanziamento illecito, in un’inchiesta iniziata addirittura nel 2014, correlata alla più ampia indagine su Mafia Capitale. Borgonovo, in maniera più subdola, aggiunge che Alemanno sia stato condannato per “un reato che manco esiste più” (?) e ribadisce che “le sue posizioni davano fastidio”.
Ora, che le posizioni di Alemanno, erede del fascismo più movimentista, antiamericano e filopalestinese, siano in netto contrasto con l’attuale governo è indubbio (anche se pure la Lega non scherza e probabilmente in FdI, almeno tra gli ex missini, non sono pochi a pensarla come Alemanno, pur non dichiarandolo ad alta voce). Ma addirittura sostenere che sia stato incriminato perché antiatlantista o filorusso è veramente incredibile: anche perché, se fosse vero, in Italia le prigioni dovrebbero essere ancora più sovraffollate di quanto già siano.
Parlando di Tajani, il filologo comunista si lamenta addirittura del fatto che non segua le posizioni di Berlusconi (grande amico di Putin e molto critico su Zelensky).
Borgonovo insiste dicendo “penso che la Russia non abbia niente da guadagnare dall’allargare i teatri di guerra o invadere chissà chi”. Sicuramente non saranno d’accordo con Borgonovo Osseti, Abkhazi, Ceceni, Moldavi, oltre ovviamente gli Ucraini. E probabilmente qualche dubbio lo hanno pure Georgiani, Estoni, Lettoni e Lituani e forse anche i Finlandesi. Tutti abitanti dei territori che Dugin e Medvedev vorrebbero veder tornare sotto il giogo russo.
Concludiamo con un’altra osservazione di Orwell, che sembra descrivere perfettamente i pacifisti che invocavano la resa dell’Ucraina: Nel momento in cui sembrava probabile l’invasione dell’Inghilterra, un noto intellettuale di sinistra in realtà avrebbe voluto scoraggiare la resistenza di massa, sostenendo che i tedeschi sarebbero stati più indulgenti se non avessero incontrato opposizione (Diari di guerra, Mondadori)
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Solo una correzione: Orwell scrisse “La propaganda pacifista tende naturalmente a dire che i due campi sono egualmente cattivi”, non “La propaganda pacifista solitamente semplifica, affermando che una parte è dannosa quanto l’altra”. Lo so, sono pignolo… ma le citazioni o sono corrette o non sono.
Visti certi comportamenti che non ti aspetti da persone che dovrebbero essere di elevata istruzione mi viene il dubbio che il Covid abbia operato anche sulle menti.