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In un fiume di chiacchiere vuote, l’Italia si schiera con Trump (e Putin) contro l’Ucraina e l’Ue

Donald Trump e Giorgia Meloni, simbolo dei rapporti Italia-USA nel contesto geopolitico attuale

Italia

In un fiume di chiacchiere vuote, l’Italia si schiera con Trump (e Putin) contro l’Ucraina e l’Ue

Quando oggi al Senato e domani alla Camera il Governo dovrà presentare le proprie posizioni in vista del prossimo Consiglio europeo – all’ordine del giorno: il Rearm Europe Plan e il proseguimento del sostegno all’Ucraina – si compirà una specie di miracolo, per cui le evidenti

Donald Trump e Giorgia Meloni, simbolo dei rapporti Italia-USA nel contesto geopolitico attuale
Carmelo Palma18/03/2025Aggiornato 21/05/20254 min lettura848 parole

Quando oggi al Senato e domani alla Camera il Governo dovrà presentare le proprie posizioni in vista del prossimo Consiglio europeo – all’ordine del giorno: il Rearm Europe Plan e il proseguimento del sostegno all’Ucraina – si compirà una specie di miracolo, per cui le evidenti contraddizioni interne ai partiti e alle coalizioni si dissolveranno in una mistica unità di parole e di spiriti.

Al Parlamento europeo, mercoledì scorso, su questi temi i tre partiti della maggioranza hanno votato in tre modi diversi e i democratici si sono spaccati a metà. Non c’è però da dubitare che FdI, Lega e FI da una parte e il PD dall’altra si presenteranno a Palazzo Madama e Montecitorio con chilometriche risoluzioni unitarie e tutta l’acribia e la casistica di chi sarà stato costretto a scriverle e tutta la capziosità ermeneutica di chi sarà costretto a leggerle e decifrarle concorreranno a suggellarne la totale e programmatica insignificanza.

La curialità aulica del linguaggio democristiano e di quello comunista, nel trapasso infinito delle repubbliche, si è mutato in una sorta di volgare burocratico, in cui la funzione di ciò che si dice e si scrive è unicamente di occultare o parare le conseguenze di ciò che si fa. Ossimori e paradossi (si pensi alle “convergenze parallele” di Moro) nella Prima Repubblica non adempivano alla funzione di quella sorta di koinè transpartitica oggi in uso a destra come a sinistra. 

Servivano a inaugurare cambiamenti, a illuminare – sia pure con ipocrite fumisterie verbali – prospettive nuove e originali e a sedimentarle nell’immaginario politico. Servivano, in ogni caso, a “dire qualcosa”. Il politichese dei tempi nuovi serve al contrario a “non dire nulla” e a dirottare la politica in un metaverso parolaio che non ha nessuna relazione con le scelte che si fanno e, cosa più importante, con le cose che accadono. 

Che cosa bisognerebbe decidere oggi e domani in Parlamento? Tre cose molto gravi e molto serie. Se l’Italia aderirà a un programma di difesa comune di una Ue più piccola di quella a 27, ma ben più ampia di quel piccolo nucleo di Paesi allineati a Washington e a Mosca; se continuerà a sostenere finanziariamente e politicamente l’Ucraina per propiziare una pace diversa da quell’accordo di spoliazione negoziato tra Trump e Putin e per cui solo la coalizione dei volenterosi promossa da Starmer può rappresentare un ostacolo; infine, se l’Italia farà parte dei Paesi che si impegneranno a garantire la sicurezza dell’Ucraina, dopo che una qualche forma di pace metterà fine alle ostilità.

Salvini ha detto no a tutto. Schlein sostanzialmente pure. Meloni e Tajani hanno detto che di mandare soldati italiani a garanzia della pace non se ne parla, come pure di spendere soldi italiani per aiutare Kyiv a sopravvivere all’asfissia prodotta dalla fine del sostegno americano, mentre per il programma di difesa europea si può discutere, ma senza impegno.

L’Italia è, a parte l’Ungheria e la Slovacchia, il Paese più concretamente schierato a fianco di Trump e di Putin contro l’Ucraina e contro l’Europa e l’Ue. Che a sinistra la posizione fosse questa era chiaro da tempo, al netto delle posizioni di alcuni esponenti del PD che non sembrano intenzionati ad altro che a una opposizione (e a una rendita) frondista, come – si accettano scommesse – si dimostrerà anche oggi e domani in Parlamento. 

Che a destra la posizione non potesse essere che questa, dopo le presidenziali americane, era chiaro a chiunque non si fosse illuso che Meloni potesse stare insieme con Trump e con Zelensky, con l’America Maga e con l’Ue, con Orban e con Von der Leyen. Cosa che appunto si può scrivere – e si scriverà – in una risoluzione cosiddetta unitaria, in cui le contraddizioni sono un arredo retorico, non un problema pratico. 

Allo stesso modo il PD scriverà che si può e deve difendere l’Europa disarmandola, che per fare l’esercito europeo che non c’è bisogna disfare gli eserciti nazionali che ci sono, e che per proteggere meglio l’Ucraina bisogna guarirla dalla malattia del bellicismo e insegnarle ad amare il nemico russo.

La resa dell’Italia è propedeutica alla resa dell’Ucraina e dell’Europa. L’Italia si deve arrendere a Trump perché l’Ucraina sia costretta a arrendersi a Putin e non c’è “ma anche” che tenga per scriminare le responsabilità domestiche di questa capitolazione a catena e di tutto lo squallore dell’affarismo pacifista.



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3 pensieri su “In un fiume di chiacchiere vuote, l’Italia si schiera con Trump (e Putin) contro l’Ucraina e l’Ue

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Nonostante ne fossi consapevole, da settimane manifesto ribrezzo e voltastomaco!!! Che figur’emmerda la nostra povera Italia (italietta è forse l’aggettivo corretto)

  2. Maria Nadia dice:

    Non delusa perché me l’aspettavo.
    Disgustata e umiliata sì.
    Spero sempre in un ritorno di Draghi, o in Italia o in Europa, ma è un wishful thinking.

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