Israele
Chi ha davvero a cuore la causa dei palestinesi dovrebbe augurarsi la fine di Hamas
Una nostra attenta e stimata lettrice ha fatto notare che InOltre sembra non mostrare alcuna empatia per la causa palestinese. Ritengo personalmente doveroso dare una risposta articolata. Certamente questa testata ha cercato di riequilibrare l’ostracismo praticato contro Israele, soprattutto dai mass media che hanno sempre riportato



Una nostra attenta e stimata lettrice ha fatto notare che InOltre sembra non mostrare alcuna empatia per la causa palestinese. Ritengo personalmente doveroso dare una risposta articolata.
Certamente questa testata ha cercato di riequilibrare l’ostracismo praticato contro Israele, soprattutto dai mass media che hanno sempre riportato e continuano a riportare la versione di Hamas che è una feroce organizzazione terroristica.
Ancora due giorni fa un articolo del Corriere della Sera riportava il numero dei morti di giornata, con i bambini evidenziati col solito “di cui”, però ogni dato era attribuito al ministero dell’informazione di Hamas e accompagnato da: “non è possibile verificare l’informazione”.
Questo furbo scavalcamento della deontologia che consente di pubblicare dati per indirizzare il consenso, ma mettendo le mani avanti, è il leitmotiv che accompagna dall’inizio la narrazione dell’invasione di Gaza dove, è bene ricordarlo, i giornalisti non possono entrare.
La mission che InOltre si è data è proprio quella di indurre il lettore a non fermarsi alla notizia usa e getta, ma di approfondire gli eventi da punti di vista diversi e possibilmente bene informati e per quanto possibile leali.
Questo vale non solo per Israele, ma anche per l’Ucraina, Trump o il nuovo Papa, insomma qualunque argomento salga agli onori della cronaca e così continuerà a fare, perché critiche e dibattiti sono il sale dell’informazione in favore di chi legge e riflette.
Ma veniamo ai palestinesi, definiti tali per semplicità e convenzione, profughi nei campi di tutto il Medio Oriente, residenti nella Cisgiordania e a Gaza. Come non avere sentimenti di pietà, e compassione, ma soprattutto di auspicio per una soluzione definitiva che manca dal 1948?
Chi non ha pietà e dolore per i morti a causa di una guerra, di tutte le guerre? I palestinesi e gli israeliani, ma anche gli ucraini che difendono la loro libertà, le centinaia di migliaia di giovani reclute russe mondate a morire come animali al macello e anche i poveri soldati coreani del nord incolpevoli vittime di un sanguinario dittatore.
Tutto questo fa orrore e non siamo inclini al pacifismo a buon mercato. Ma è la verità di quel che accade, a cui, tranquilli nelle nostre case diamo un rapido sguardo, sapendo comunque che la cosa non ci riguarda e sperando che non ci riguardi mai.
Però, tornando a Gaza, alcuni distinguo vanno fatti, senza ricapitolare per l’ennesima volta i motivi che hanno portato a questo punto né come vadano divisi ragioni e torti, purché non ci si trovi in presenza di posizioni incolte, antistoriche e preconcette, figlie di disinformazione, propaganda o ideologizzazioni radicate.
Dobbiamo essere d’accordo che Hamas è un’organizzazione terroristica che ha dimostrato tutta la sua ferocia cieca il 7 ottobre del 2023. Con il pensiero a chi separa Hamas dagli abitanti di Gaza, ci dobbiamo chiedere come interpretare le ali di folla plaudente che il 7 ottobre hanno accolto gli assalitori con i pick up pieni di ostaggi e cadaveri oltraggiati. Davvero si ritiene che l’esasperazione giustifichi tanta ferocia?
Per conto mio, l’unica motivazione plausibile è la carica d’odio che è stata inculcata fin dall’infanzia ai residenti e ho usato motivazione non giustificazione.
Lo scambio di ostaggi, termine che ha retrostante un sopruso, con prigionieri detenuti dopo regolare processo (c’è chi crede che non sia così) nella prima fase ha avuto un rapporto di 33 israeliani a 2000 palestinesi.
In mille immagini si sono viste le condizioni degli ostaggi israeliani e quelle dei prigionieri palestinesi, sorvolando sulle scenografiche quanto disgustose modalità del rilascio, ennesima trovata dell’apparato propagandistico di Hamas.
Siamo invece oramai avvinti da una vulgata sempre più maggioritaria per cui lo status di “diseredati” dà il diritto di colpire in qualunque modo uno stato “canaglia” che pratica “neocolonialismo”, “pulizia etnica” e “genocidio”, lo stesso Stato che ha 2 milioni e mezzo di cittadini arabi mussulmani e verso il quale migliaia di abitanti di Gaza fino al 6 ottobre 2023 si recavano giornalmente a lavorare.
Ma non ho difficoltà a tributare la mia sincera solidarietà agli abitanti di Gaza, derubati per anni da Hamas degli aiuti provenienti da tutto il mondo, usati con criminale cinismo come scudi umani per fomentare l’odio nei confronti d’Israele, unico vero obiettivo conseguito brillantemente da Hamas.
E dunque, auspicando una tregua che preceda il controllo internazionale della striscia, vorrei però rimarcare un assunto senza il quale non è possibile comprendere ciò che sta avvenendo a Gaza: Hamas o scompare o vince.
Impossibile che un movimento fondamentalista islamico qual è Hamas, oramai teleguidato dal regime criminale iraniano, possa trattare seriamente una pace e rimanga a gestire una transizione democratica, accettando al contempo l’esistenza di Israele.
Chi solidarizza, ma davvero, con le sorti del popolo palestinese deve partire da qui. Il resto è solo odio cieco per Israele e porta solo guerra e distruzione.
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“auspicio per una soluzione definitiva che manca dal 1948”: in realtà nel 1948 la soluzione definitiva c’era, solo che gli arabi hanno preso le armi per impedire che venisse attuata, e non hanno mai smesso di combattere per impedirlo, compresi gli anni fra il 1948 e il 1967 in cui Gaza, Giudea e Samaria le avevano in mano loro, che le avevano rese completamente judenfrei cacciandone tutti gli ebrei che ci vivevano, chi da 20 anni, chi da 200, chi dai tempi della Bibbia.
Grazie sinceri anche per questo Intervento
Credo che un enorme problema, che anche alcune risposte al suo articolo fanno emergere, è che nella narrazione anti israeliana vi sia l’idea di fondo di un’equivalenza di 2 mali:
Netanunyhu come Sinwar, i combattenti di Hamas come quelli di IDF, Israele governato dalla destra come Gaza governata da Hamas…
Poi ci sono quelli che vanno oltre, per i quali Hamas è un’organizzazione di combattenti per la libertà, dei partigiani insomma.
Nel fronte pacifista sono tanti, a me fanno paura, ma non penso siano interlocutori con cui ci sono speranze di intendersi, non li considero riconducibili entro il recinto della razionalità.
Mentre penso si debba insistere nel far capire l’errore di un’equivalenza morale tra i due fronti a quelli che sono sinceramente accesi avversari anche di Hamas
È lì che sta la vera complessità su cui confrontarsi.
Non quella a cui ti richiamano quelli che ti spiegano che non vogliono giustificare Hamas, ci mancherebbe, ma però, siccome il 7/10 non viene dal nulla, guarda un po’ alla fine del loro “ragionamento” sulla storia passata (con peraltro spesso diverse omissioni), ti accorgi che il 7/10 un pochino – spesso un pochino tanto – lo giustificano.
Il che non significa risparmiare critiche a Israele e, se uno pensa ne abbia commessi e ne commetta , denunciarne anche i crimini (sperabilmente basandosi su dati dimostrati ed attendibili).
Il più bel articolo che ho letto dopo il 7/10 credo rimanga per me quello scritto dalle figlia di Amos Oz, pochi giorni dopo la strage, proprio su questo tema.
Terminava ricordando una frase che le diceva il padre: “Chi non sa distinguere tra i gradi di malvagità è destinato a diventare schiavo del male».
Penso sia questo oggi il punto più cruciale del confronto tra i pacifisti seri.
perdoni, direi proprio per niente. Non mi sembra proprio che qui, almeno qui, qualcuno abbia espresso una equivalenza tra Sinwar e Netanyahu.
In alcuni commenti mi è parso di cogliere questa comparazione tra Hamas e il governo Netanyahu come tra 2 mali contrapposti ma equivalenti
Posso essermi sbagliato
Ma al di là dei commenti all’articolo, è un equivalenza che ritrovi spessissimo nel dibattito sui media, a quella mi riferivo innanzitutto
Azz. Mi ha fatto impressione. Mi sembrava di leggere me stesso. Al di là del fatto che ovviamente qui posizioni del genere siano minoritarie, anch’io vagamente le ho potute cogliere, al contrario dell’altra risposta; ma sicuramente quello che tu sottolinei è esattamente il problema interpretativo generale di tutta una galassia, pur escludendo quella estremamente antagonista, ideologica e radicalizzata. Equivalenze pericolose che sono state fatte da subito, e il timing depone a favore di distorsioni ideologiche. A quasi tutti sfugge la diabolica trappola di hamas che ha costretto Israele alla gogna del pubblico mondiale qualsiasi decisione avesse preso. Giocando sporco a livello di condotta, secondo qualsiasi interpretazione del diritto internazionale umanitario o delle convenzioni (scudi umani, uniformi, ospedali tunnel e via dicendo). Poi se aver al suolo Gaza abbia avuto senso non lo so.
Registro con sollievo questa “articolata risposta”. Con maggior sollievo registro le risposte di alcuni lettori, di cui condivido le posizioni. In effetti un fastidioso sospetto cominciava ad insinuarsi anche in me, circa la linea non dichiarata ma chiara in favore della parte ebraica, espressa da personalità che qui scrivono, queste sì dichiaratesi ebree in modo molto trasparente che fa loro onore. Io credo che dopo le risposte dei lettori dovremmo cambiare il titolo dell’editoriale: ” chi ha davvero a cuore la causa di Israele dovrebbe augurarsi la fine di Netanyahu e di tutti gli estremisti da Kahane in giù “. E farne una linea. È in altre parole indubitabile che Israele, in questo momento storico, dopo aver chiaramente dimostrato di essere in grado di sconfiggere e annientare in battaglia i propri nemici, anche i più agguerriti (Hezbollah), non abbia bisogno dei carri di Gedeone. Ha bisogno di guardarsi da sé stessa.
Ineccepibile.
Condivido anche le virgole e gli spazi.
Peccato che InOltre raggiunga solo una fascia ristretta di lettori.
Se ricevessi gli articoli su wapp potrei condividerli.
Grazie comunque per l’impegno.
Nadia Mai
puoi condividere il link. Forse non hai WhatApp web, la versione sul computer, che è comodissimo perché puoi prendere il testo e incollarlo su un messaggio…
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Per essere totalmente onesti, da un lato non si può essere contro “Israele” in toto e dire che i palestinesi e Hamas sono due cose diverse, e nemmeno essere contro la popolazione palestinese in toto e dire che Netanyahu non rappresenta Israele. In realtà è corretto essere contrari alla politica di Netanyahu e contro Hamas. E possibilmente a favore della democrazia israeliana e dell’autodeterminazione palestinese, magari con una classe dirigente non terroristica. I destini del gruppo fondamentalista e del premier israeliano sono legati a doppio filo: Netanyahu ha instaurato un’economia di guerra (come Putin) e senza i successi militari non sarebbe più primo ministro, avrebbe in corso un processo per corruzione e un’indagine per la falla nell’intelligence che ha permesso il verificarsi del pogrom del 7 ottobre. Hamas, se avesse restituito gli ostaggi, avrebbe risparmiato ai palestinesi mesi di bombardamenti e l’assedio, e se avesse amministrato Gaza in modo diverso, ora i palestinesi vivrebbero in un relativo benessere, magari non così armati, magari con una linea metropolitana che colleghi i centri abitati, piuttosto che con tunnel usati sotto le infrastrutture civili come basi logistiche e militari, mettendo in pericolo la popolazione. E’ sbagliato, per quanto il consenso di una popolazione possa sancire il successo di una leadership, attribuire a quella popolazione la responsabilità di una politica scellerata. I russii non sono Putin, ma pagano per la sua guerra personale, che finirebbe il primo giorno che smettesse di governare con i suoi lacché, come l’Italia, convintamente fascista, ha potuto ricredersi e riscattarsi dopo la liberazione, costata decine di migliaia di vittime civili sotto i bombardamenti alleati.
Senza i successi militari, più che altro, non esisterebbe più Israele.
Io sono tra quelli che vorrebbe l’eliminazione di Hamas (possibilmente non fisica) e di tutti i loro sostenitori visti gli orrori perpetrati nel tempo, culminati nell’attacco e nelle stragi del 7 Ottobre con un trattamento degli ostaggi a dir poco disumano. Contemporaneamente auspico l’eliminazione (non fisica, ovviamente) del governo israeliano, in testa Netanyahu, chiaramente un criminale di guerra (e non solo, visto il processo per corruzione di cui non si parla più) così come l’eliminazione (sempre non fisica) dei coloni in Cisgiordania che considero criminali al pari dell’attuale governo israeliano e relativi sostenitori.
Accolgo con favore la solidarietà verso i palestinesi descritta nell’articolo, allo stesso tempo noto la totale mancanza di condanna nei confronti dei crimini e dei criminali di guerra, la cura nel mettere tra virgolette parole come stato canaglia e neocolonialismo, virgolette invece accettabili quando si parla a sproposito di genocidio. Approvo la condanna della mancanza di verifiche sul numero dei morti, anche se mi chiedo chi sia che non vuole la presenza di giornalisti a Gaza e se il mio giudizio cambierebbe qualora scoprissi che i bambini e gli innocenti “danni collaterali” a Gaza fossero 100 anziché 10.000.
Mi sento infatti di aggiungere, a proposito di mettere i puntini sulle i, che per onesta intellettuale l’articolo deve specificare chi è che tiene fuori i giornalisti da Gaza. Ho imparato ad ammirare la storia di Israele per tanti motivi, ma non si può non prendere atto di come questo governo sta distruggendo e calpestando tutte quelle ragioni, e mi piacerebbe vedervi raccontare anche quello che succede nella società israeliana, prima che l’esasperazione porti anche Israele a coltivare una ferocia senza strada di ritorno (ma forse è già tardi?)
Con una lunga serie di dovute differenze si potrebbe fare un discorso simile per Netanyahu e il Likud, e i partiti della destra religiosa. Con tutte le loro debolezze gli accordi di Oslo erano la cosa piu’ vicina a una soluzione. Per quanto le responsabilita’ del loro fallimento siano condivise, secondo me la parte israeliana ha una responsabilita’ maggiore. Se non altro perche’ loro all’epoca erano “stato”, con un potenziale di forza e controllo del territorio superiore a quello dell’ANP.
Dichiarazioni di Arafat durante la preparazione e dopo la firma degli accordi di Oslo:
“È nostro diritto avere uno Stato, e non soltanto sulla carta, perché questo Stato sarà uno Stato palestinese indipendente, che servirà come trampolino di lancio dal quale libereremo Giaffa, Akko (città israeliane, ndr.) e tutta la Palestina” (1992). “La fondazione di uno Stato palestinese in Cisgiordania e in Gaza sarà l’inizio della sconfitta dell’entità sionista. Nella fiducia in questa sconfitta, noi saremo in grado di portare a compimento il nostro obiettivo finale.” (1992). “La marcia vittoriosa andrà avanti fino a che la bandiera palestinese sventolerà a Gerusalemme e in tutta la Palestina, dal Giordano al mare, da Rosh Hanikra fino a Eilat.” (1992). “Ci sono due fasi del nostro ritorno: la prima fase fino alle frontiere del 1967, la seconda fino alle frontiere del 1948.” (1992). “La riacquisizione dei nostri territori occupati è solo la prima tappa sul cammino della completa liberazione della Palestina” (1992). “Non abbiamo posato il fucile. Fatah continua ad avere gruppi armati che continueranno ad esistere. Tutto quello che sentirete [di contrario], serve solo ed esclusivamente per scopi strategici.” (1992). “Il nostro primo obiettivo è il ritorno a Nablus [Cisgiordania], poi proseguiremo per Tel Aviv” (1994). “Noi aspiriamo alla fondazione di uno Stato che useremo per la liberazione dell’altra parte dello Stato palestinese.” (1994). “La battaglia contro il nemico sionista non è una battaglia che riguarda i confini di Israele, ma l’esistenza di Israele.” (1994). “[Il processo di pace] è soltanto una tregua d’armi fino al prossimo stadio della lotta armata. Fatah non ha mai preso la decisione di cessare la lotta armata contro l’occupazione.” (1994). “Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l’attacco finale contro Israele” (alla radio giordana, la sera del 13 settembre 1993, subito dopo la firma degli accordi e la “storica” stretta di mano).
L’accettazione dell’esistenza di Israele, per la controparte, non è mai stata un’opzione. Oslo, da parte loro, è stata una truffa programmata.
Desidererei comprendere meglio se l’opinione pubblica israeliana è così divisa come farebbe pensare la nostra stampa occidentale oppure è mera fantasia giornalistica e comprendere inoltre se il piano Olmert è una possibilità o meno. Grazie
Hamas e’ una organizzazione criminale che ha cinicamente pianificato la strage del 7 ottobre, allo scopo di provocare la legittima reazione di Israele che certamente non si e’ spinta fino al “genocidio”, rimanendo confinata nei confini dei “crimini di guerra”.
Distinguere il primo dai secondi, rischia però di essere una questione di lana caprina visto che, mutuando il principio dal linguaggio forense, si può anche ritenere siamo in presenza di un dolo eventuale, nel senso che non si vuole lo sterminio di un popolo, ma lo si mette in conto come conseguenza inevitabile di crimini di guerra.