Difesa & Tecnologia
Habemus disinformazione: lo Spazio, il Conclave e la guerra cognitiva
Cosa hanno in comune lo spazio cosmico, la disinformazione e le elezioni del Papa? Apparentemente nulla. Eppure, questi tre mondi – quello dell’innovazione tecnologica, della manipolazione cognitiva e del rituale religioso più antico del mondo moderno – raccontano, ciascuno a modo suo, il nostro rapporto con



Cosa hanno in comune lo spazio cosmico, la disinformazione e le elezioni del Papa? Apparentemente nulla. Eppure, questi tre mondi – quello dell’innovazione tecnologica, della manipolazione cognitiva e del rituale religioso più antico del mondo moderno – raccontano, ciascuno a modo suo, il nostro rapporto con il potere, la verità e il futuro.
Proviamo a esplorarli. Alla fine, forse, emergerà una connessione.
Lo Spazio come nuovo teatro geopolitico
Lo spazio è emerso come punto focale sulla scena geopolitica mondiale, promettendo sia prosperità economica che importanza strategica per i prossimi decenni. Lo spazio svolgerà anche un ruolo sempre più vitale nel mitigare le sfide globali, dall’allerta per le catastrofi e il monitoraggio del clima al miglioramento della risposta umanitaria e all’aumento della prosperità.
L’economia spaziale è ora al centro del dibattito aerospaziale, con proiezioni che indicano una crescita esponenziale nei prossimi anni. Uno dei fattori che possono decretarne il successo sarà la sua piena integrazione con il settore digitale. Lo spazio è un coagulante tecnologico: una delle chiavi per una crescita sostenibile del settore risiederà nell’adozione dei servizi spaziali da parte delle aziende digitali e delle tecnologie emergenti e dirompenti.
Un gruppo sempre più ampio di investitori – attori statali e non statali – sta scommettendo sullo spazio. In ogni caso, comprendendo e sfruttando l’enorme potenziale spaziale, sia gli attori pubblici che quelli privati saranno in grado di contribuire a sbloccare la miriade di applicazioni potenziali, a beneficio e nell’interesse di tutti.
La riduzione dei costi di lancio e la continua innovazione commerciale già consentono di esplorare meglio e di più lo spazio. Il numero di satelliti lanciati ogni anno, ad esempio, è cresciuto vorticosamente; inoltre, man mano che la tecnologia dei mega-razzi diventerà sempre più presente, si apriranno molte altre opportunità in termini di cosa può essere portato in orbita e a quale prezzo.
Lo spazio è diventato un dominio essenziale per la sicurezza e la difesa. Dalla guerra in Ucraina, l’uso delle capacità spaziali nei conflitti è stato evidente, con attacchi informatici alle reti satellitari e l’uso intensivo di immagini di osservazione della Terra per la pianificazione militare. Il ruolo chiave dello spazio nel conflitto in Ucraina illustra la tendenza ad utilizzare sempre più dati spaziali a sostegno delle operazioni di combattimento. I satelliti della rete Starlink, che ricevono una copertura mediatica non indifferente, sono utilizzati per coordinare le operazioni di combattimento e per fornire soluzioni di connettività di backup ai soldati. Basti ricordare, ad esempio, il tracciamento delle colonne di carri armati diretti a Kiev.
Il futuro del settore spaziale europeo dipenderà in larga misura dalla sua capacità di integrare il dual use, di promuovere la collaborazione europea e di rafforzare l’industria difesa per competere con le grandi potenze. Con l’avanzare della tecnologia, la chiave sarà trovare un equilibrio tra cooperazione e concorrenza per garantire la sostenibilità e la sicurezza delle operazioni spaziali.
La Disinformazione come guerra cognitiva
Disinformazione, propaganda, manipolazioni dei media e narrazioni strategiche sono fenomeni che si inseriscono nel più ampio tema della guerra cognitiva, una forma di guerra in cui l’uomo rappresenta il campo di battaglia. Nel XXI secolo, si avvale delle nuove tecnologie digitali, dei social media, dell’intelligenza artificiale e dei progressi delle neuroscienze e delle neurotecnologie.
La guerra cognitiva promossa da Stati avversari rappresenta una grave minaccia alla stabilità e alla sicurezza delle democrazie occidentali. Le principali potenze autocratiche del mondo non occidentale ricorrono sistematicamente alla guerra cognitiva, sia a livello interno (per controllare le loro popolazioni) sia a livello internazionale, per cercare di influenzare e/o destabilizzare le democrazie occidentali, attraverso la diffusione massiccia di narrazioni strategiche assolutamente false e fuorvianti.
Oggi l’intelligenza artificiale (AI), sta persino rafforzando la minaccia alla democrazia. L’AI generativa sta modificando il campo di battaglia degli attacchi e, nell’ecosistema informativo moderno, dove la disinformazione può diffondersi rapidamente, ha il potenziale di trasformare il quadro geopolitico, non essendovi ancora adeguate ed efficaci contromisure.
L’ultimo rapporto del governo francese sull’operazione di manipolazione dell’informazione russa Storm-1516 rivela una verità per certi versi sconfortante: siamo sotto attacco cognitivo, prolungato da parte di attori che operano ad un livello di sofisticazione senza precedenti.
Non si tratta solo dell’ultima campagna di disinformazione russa, ma di un’operazione di influenza a tutto campo, progettata per corrodere la fiducia, stravolgere la realtà e, in ultima analisi, rimodellare il sentimento pubblico in Europa e in Nord America.
Lo scopo non è tanto quello di convincere quanto quello di confondere, lasciando il pubblico incapace di distinguere i fatti dalla finzione. Quando si sente qualcuno dire: “Non so più a chi e cosa credere”, si sa che sta già funzionando e dando i suoi frutti.
Soprattutto, dobbiamo riconoscere una scomoda verità: siamo già in una guerra cognitiva. Questa guerra si combatte alla velocità degli algoritmi; i suoi fronti di battaglia sono le nostre menti e gli spazi informativi. La disinformazione è oramai facilmente espandibile e sufficientemente convincente da far oscillare le elezioni democratiche, rompere alleanze e paralizzare le reazioni.
Le elezioni sono un momento democratico fondamentale e possono essere prese di mira per garantire un esito favorevole agli attori antidemocratici. In un anno, il 2024, ricco di elezioni multiple, i progressi tecnologici hanno aumentato enormemente il rischio della disinformazione. Le narrazioni di disinformazione hanno un forte impatto sulle intenzioni di voto. Questo problema è stato amplificato dalla distribuzione algoritmica di teorie politiche di cospirazione e di contenuti di disinformazione o dannosi, sia che provengano da attori statali stranieri o da altri attori del processo politico all’interno di un Paese. Arrivando ad alterare le reali intenzioni di voto.
Per le prossime battaglie politiche, gli elettori dovrebbero essere consapevoli di come l’attuale ecosistema dell’informazione possa promuovere falsità e distorcere le opinioni su questioni importanti. Ma non bisogna rimanere inerti e accettare che le percezioni errate diffuse siano la nuova realtà. Vi sono diverse azioni che le persone e le organizzazioni possono compiere per proteggersi da quella che sarà un’ondata continua di disinformazione, fake news e false narrazioni.
Il Conclave come evento globale e resistente alla modernità
Qual è l’evento mediatico planetario live che regala emozioni uniche, quasi indecrivibili? I mondiali di calcio? Le Olimpiadi? Il Super Bowl? Gli Oscar? Le elezioni presidenziali americane?
No! C’è lui, l’evento globale che resiste alle logiche dell’algoritmo: il Conclave. Per pochi giorni, ogni decennio circa, il mondo vive al ritmo del conclave e si ferma per guardare un camino. La fumata bianca è la vera breaking news planetaria: istintiva, arcana, magnetica, ipnotica. In un’epoca in cui tutto è preannunciato, spoilerato, analizzato in tempo reale, l’elezione del Papa conserva un’aura di mistero e di solennità che neppure l’era digitale riesce a scalfire.
Eppure, anche qui la curiosità del mondo si riversa sui social, si nutre di meme e di selfie, si commuove per un gabbiano in cima alla Sistina. L’evento più arcaico si trasforma, per pochi istanti, in uno show globale che, con una suspence condivisa, cattura letteralmente l’attenzione mondiale. Un miracolo di comunicazione che non ha bisogno di parole; che poi, ne bastano due: Habemus Papam. Le uniche due parole di latino che tutto il mondo conosce.
Qui non proveremo in alcun modo ad evocare aspetti teologici, dottrinali, mistici e liturgici dell’evento, che si eleva fino in cima agli avvenimenti universali ed inclusivi, rimanendo attrattivo e unico. Ma pensare a miliardi di persone incollate alla TV (senza contare le migliaia di sguardi rivolti all’insù a Piazza San Pietro), non appena il fumo bianco comincia a disperdersi tra i comignoli dei tetti vaticani, precedendo di un paio di ore le due paroline latine ed il vaticinio finale, è qualcosa di talmente potente e magnetico che sa di miracoloso.
Certo, va comunque fatto un dovuto distinguo con la solennità austera che si manifesta invece ai funerali del Papa, dove si scomoda tutto il gotha del potere politico mondiale, sgomitante per un posticino in prima fila, e dove la nostra bella Roma torna ad essere nuovamente “caput mundi”, anche se, ahinoi, ormai solo “ogni morte di Papa”…
CONCLUDENDO
Dicevamo quindi, cosa accomuna l’elezione del Papa con lo spazio e la disinformazione?
Vediamo:
Le elezioni del Papa non sembrano avere una relazione diretta con lo spazio, al di là delle spettacolari immagini satellitari che ci sono giunte, facendoci godere anfratti e dettagli degli spazi vaticani, fino ad arrivare a vedere l’ugola del gabbiano assurto agli onori della cronaca. Inoltre, il Papa, al momento, non dovrebbe nutrire ragioni per fare proselitismo ed evangelizzare chicchessia tra le orbite spaziali, ma forse, in futuro, chissà.
La disinformazione e lo spazio hanno una relazione diretta, grazie alle comunicazioni satellitari, ai dati e al cloud computing, che fanno giungere immagini ed informazioni in modo puntuale ed in tempo reale, ma i cui effetti non sono sempre del tutto controllabili o verificabili.
Le elezioni del Papa e la disinformazione al momento non hanno alcuna diretta relazione. Le dinamiche della scelta del Papa, appaiono ancora avulse e scevre da influenze, soprattutto quelle disinformative. Quella Chiesa che entra nel conclave si porta dietro una storia bimillenaria ed un vissuto che la può rendere immune dalle pressioni esterne e le cui scelte tengono conto di variabili endogene che sfuggono ai più, persino agli addetti ai lavori, se consideriamo che il nome che viene fuori dalla Cappella Sistina è quasi sempre quello di un outsider.
E dunque: qual è la relazione che unisce davvero questi tre universi?
Lo spazio, con le sue orbite piene di satelliti, è il nuovo campo di battaglia delle potenze globali. La disinformazione, come pulviscolo cosmico, si infiltra ovunque, alterando verità e percezioni. E l’elezione del Papa? Forse, proprio in quanto impermeabile agli algoritmi, rappresenta l’ultima cerimonia che riesce ancora a sottrarsi alla messa in scena digitale.
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