\n\n\n\n\n\n

Il progresso incide sullo lo stile di vita? Di sicuro lo cambia e non sempre in meglio

Stile, moda e costume

Il progresso incide sullo lo stile di vita? Di sicuro lo cambia e non sempre in meglio

Oggi poniamo l’accento sul rapporto tra progresso scientifico e tecnologico e stile di vita, due categorie in evidente corrispondenza biunivoca fin da quando l’uomo ha controllato il fuoco, da cacciatore nomade si è trasformato in agricoltore stanziale e ha costruito il carro e la canoa. Per

Stefano Piperno17/05/2025Aggiornato 16/05/20255 min lettura1.055 parole

Oggi poniamo l’accento sul rapporto tra progresso scientifico e tecnologico e stile di vita, due categorie in evidente corrispondenza biunivoca fin da quando l’uomo ha controllato il fuoco, da cacciatore nomade si è trasformato in agricoltore stanziale e ha costruito il carro e la canoa.

Per convenzione si suole dare inizio all’era moderna con la traversata oceanica di Colombo del 1492, ma vediamo più in dettaglio.

Tra il XV e il XVI secolo si sviluppò in Italia il movimento culturale, filosofico e artistico dell’umanesimo, prodromo e promotore del Rinascimento che permeerà di sé l’intera Europa.

Iniziato con la riscoperta e la rilettura dei testi classici greci e latini, l’umanesimo, dopo secoli di assoggettamento al divino, porrà l’uomo al centro della speculazione, promuovendo la sua capacità di pensare, scegliere e agire (cogito ergo sum).

In verità qualche segno era già apparso prima, ad esempio con il dantesco Ulisse del XXVI canto dell’inferno. 

L’eroe del “folle volo” altro non è che un anticipo profetico dell’uomo del Rinascimento, nella sua febbricitante curiosità “a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore”.

Anche se dopo aver messo in bocca a Ulisse l’incitamento tutto moderno alla ciurma: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” Dante non si discosta dal suo tempo e condanna ad una punizione divina l’eroe omerico, che ha osato oltrepassare le colonne d’Ercole (metafora dell’inviolabile soggezione dell’umano al divino): “Tre volte il fé girar con tutte l’acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire giù, com’altrui piacque”.

Quel risveglio delle coscienze ha prodotto la nascita del pensiero scientifico, sviluppatosi nei secoli successivi, con particolare attenzione alla ricerca pura, incentrata sulla comprensione, la codifica e il disvelamento dei fenomeni naturali, non più attribuiti all’immutabile organizzazione del creato (penso a Galileo, Newton. Darwin, Einstein).

Le applicazioni tecniche e pratiche derivanti da questo processo hanno prodotto la rivoluzione industriale iniziata nella seconda metà del XVIII secolo, esplosa nel IXX ed affermatasi nel XX, anche a causa delle due guerre mondiali, che hanno costretto i contendenti ad aguzzare l’ingegno per scopi bellici, escogitando armamenti terribilmente distruttivi che hanno aumentato i rischi per l’umanità, razzi a lunga gittata e ordigni nucleari sono in cima alla lista.

Einstein ebbe a dire in proposito: “L’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi”.

In due secoli (briciole del tempo di presenza dell’uomo sulla Terra) l’umanità è passata dalla trazione animale allo sbarco sulla Luna, ma la corsa sta proseguendo ad una velocità esponenziale; scoperte e tecnologie si susseguono, facendo invecchiare le precedenti ad un ritmo più o meno quinquennale.

Solo la mia generazione ha ormai il ricordo degli enormi computer analogici a schede perforate, le macchine per scrivere e le calcolatrici da tavolo a manovella, o, udite udite, il telefono con il rotore, solo per citare alcuni prodotti della tecnologia del XX secolo, ma l’elenco degli apparati resi obsoleti da Internet e digitalizzazione occuperebbe tutto lo spazio di queste note.

Per pura amenità ricordiamo solo qualche esempio di oggetti spariti: la penna stilografica, il telefono fisso casalingo col corollario dei pesanti elenchi cartacei, i vocabolari, fino alle cassette e i cd per la musica, ma anche i lettori MP3, che sembravano una rivoluzione stupefacente, sono durati pochissimo, superati dagli smartphone. 

Questo rapido evolvere della storia umana ha prodotto dei formidabili cambiamenti nello stile di vita, fino ai nostri giorni in cui, con tutta evidenza, siamo sulla soglia di un ulteriore sconvolgente cambio di paradigma.

Non sembri un paradosso, ma gli equilibri politici, attualmente in rapido mutamento, debbono molto al tumultuoso progresso scientifico e tecnologico e alla parità raggiunta in questo campo da paesi che ne erano esclusi.

L’intelligenza artificiale, i computer quantici, l’imminente occupazione del suolo lunare ad opera di paesi nemici sulla Terra e l’irrisolto problema del riscaldamento dell’atmosfera prefigurano un cambio radicale della società umana, al quale non siamo preparati, quindi per ora non in grado di dare risposte.

Però fino ad oggi la specie umana ha trovato il modo di adattarsi ai cambiamenti, anche all’abnorme aumento della popolazione, che solo i progressi dell’agricoltura e della medicina hanno permesso di sostenere.

Ci vorrà del tempo per scoprire come il mondo si acconcerà difronte all’incombente rivoluzione che dovrebbe tagliare ulteriormente posti di lavoro, già ridotti dall’automazione nelle fabbriche, dopo aver falcidiato gli addetti al commercio per gli acquisti via web e raggiunto i colletti bianchi a causa delle tecnologie digitali.

Questo cambiamento in atto imporrà una forte attenzione alla privacy e al controllo democratico, due aspetti fondamentali su cui si giocherà il futuro.

Per ora il panorama appare poco rassicurante, in presenza di oligarchie che detengono il potere della conoscenza ed economico, in grado di incidere sulla realtà senza adeguato controllo e limiti legali con validità internazionale.

Proprio in questi giorni il nuovo Papa Leone XIV ha esordito con un’omelia su questi argomenti, ricordando al mondo il rischio che delle conoscenze tanto sofisticate restino in poche mani, senza il controllo del legislatore, in nome della sicurezza comune non si può dargli torto.

Al pensiero del Papa, ne aggiungerei per concludere un altro di cui si parla poco o niente: continuiamo a consumare il pianeta come se le sue risorse non rinnovabili fossero infinite, se non inizieremo a tenerne conto costringeremo i nostri discendenti ad uno stile di vita fortemente regressivo.

In attesa che uno sperabile nuovo umanesimo appaia all’orizzonte, per rasserenare l’animo consiglio una rilettura de “L’infinito” di Leopardi.



Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

4 pensieri su “Il progresso incide sullo lo stile di vita? Di sicuro lo cambia e non sempre in meglio

  1. Maria Nadia dice:

    A 77 anni mi considero molto privilegiata per aver vissuto l’unico periodo della storia che ha portato pace, progresso e sviluppo. Ma sono anche privilegiata per essere stata ponte tra la civiltà contadina e la modernità. Per avere vivi i ricordi delle vacanze in campagna dalla nonna. Un mondo ormai arcaico e sublimato dalla nostalgia, ma che mi consegna radici profonde di cui sono grata. E o ho desiderio di vedere il mondo che (non) ci aspetta.
    Nadia Mai

  2. claudioottorimnomonnini dice:

    Il pensiero è condivisibile, soprattutto l’ultima parte: lo faceva notare Stewart Brand nel lontano 1967, anno in cui l’umanità ha visto la “blue marble” tutta intera per la prima volta (e meglio ancora la foto del 1972 che il pensatore convinse la NASA a pubblicare). Da quella distanza si capisce già bene che il destino dell’umanità prescinde dai confini politici, dalle rivendicazioni territoriali e dalle piccole divinità regionali che si fermano al massimo alla quota delle nuvole (non me ne voglia il Papa). Non ci sono serviti 50 anni di possibile e opportuna consapevolezza a sradicarci dal tribalismo vecchio migliaia di anni. Quanto alla tecnologia va detta una cosa: la civiltà umana, e soprattutto, storicamente, quella del “metodo scientifico” occidentale, produce tecnologia, whatever it takes. Nessun governo, nessuna istanza morale, nessun conservatorismo, ha mai impedito alla specie umana di evolvere tecnologicamente, quand’anche questa evoluzione fosse pericolosa (vedi il dubbio di Oppenheimer…). Dopo aver trasferito alle macchine il lavoro fisico, con millenni di evoluzione, in una manciata di decenni stiamo traferendo loro il lavoro intellettuale. Qual è lo scenario futuro? Io dico spesso: una situazione simile a quella dell’alto medioevo. Allora i nerd si chiamavano amanuensi, gente che ha elaborato, trascritto, miniato, tutto lo scibile prodotto prima di allora dalle culture “più evolute”, specialmente quella greco-romana. Culture che facevano cose innovative e producevano contenuti. Mentre gli amanuensi, unici nerd alfabetizzati di una società analfabeta, dal Re al servo della gleba, trascrivevano testi che la loro società non sarebbe stata in grado di produrre, e ne davano interpretazione. Più o meno quello che oggi fa AI, per cui, dalla mail di lavoro alla tesi di laurea, tutti si affidano al software per scrivere cose che non si sono veramente studiate. Avremo e abbiamo già una generazione di laureati ignoranti. Politici ignoranti (già si vede), CEO ignoranti, tecnici ignoranti, perfino scrittori incapaci. Persone che non sanno fare le cose più banali, come leggere una cartina geografica, fare una moltiplicazione, scrivere una mail, ma che avranno per forza di cose le redini dell’umanità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *