Il dibattito delle idee
Chissà cosa diranno di Carlo Rovelli nel 2100
Negli ultimi giorni si è acceso un dibattito attorno a un video di Carlo Rovelli, il noto fisico italiano, pubblicato sul Corriere della Sera nella serie “La bomba atomica – La cattiva coscienza della fisica”. Nel primo episodio, dedicato al 1934, Rovelli ricostruisce i primi passi



Negli ultimi giorni si è acceso un dibattito attorno a un video di Carlo Rovelli, il noto fisico italiano, pubblicato sul Corriere della Sera nella serie “La bomba atomica – La cattiva coscienza della fisica”. Nel primo episodio, dedicato al 1934, Rovelli ricostruisce i primi passi della fisica nucleare e il ruolo di Enrico Fermi.
Il racconto si concentra su un passaggio ben noto agli storici della scienza: l’annuncio da parte di Fermi di aver scoperto nuovi elementi, chiamati “Ausonio” ed “Esperio”, risultato di esperimenti con neutroni lenti. La scoperta si rivelò in realtà un’interpretazione errata. Per Rovelli, quest’episodio mostra come anche i giganti possano sbagliare. Fin qui, nulla di scandaloso: la scienza vive anche di ipotesi falsificate.
Il problema nasce quando la narrazione passa dalla cronaca scientifica al ritratto morale e storico. Rovelli ricorda che Fermi fu membro dell’Accademia d’Italia sotto il regime fascista, che si iscrisse al partito e che, una volta emigrato negli Stati Uniti, partecipò a comitati che raccomandarono l’uso della bomba atomica contro obiettivi civili, senza lasciare testimonianze di dissenso. Ne esce un’immagine di Fermi come scienziato geniale ma moralmente zoppo, poco propenso a sfidare il potere, contiguo ai regimi totalitari, con poche preoccupazioni circa le possibili vittime della (anche) sua invenzione.
A queste parole ha reagito Angela Bracco, presidente della Società Italiana di Fisica e direttrice del Museo storico della Fisica “Enrico Fermi”. In una lettera al Corriere, ha accusato Rovelli di semplificazione e di mancanza di rispetto verso una figura complessa. Fermi, sottolinea Bracco, non può essere ridotto a una caricatura: era un uomo del suo tempo, vissuto in un’Italia fascista, necessitato a bilanciare sopravvivenza personale, lavoro scientifico e contesto politico.
In effetti, Rovelli racconta il passato senza profondità, e la brevità del video in cui compaiono certe affermazioni non è una scusante. Rovelli sembra dimenticare che la storia non si giudica con l’occhio del presente senza un lavoro di contestualizzazione. Fermi visse in un’epoca in cui la resistenza aperta al regime poteva significare prigione o morte; la fuga non era semplice, la carriera scientifica era fragile e le reti internazionali erano precarie.
Attribuire a posteriori una “colpa morale” senza considerare né la nostra maggiore comprensione data dalla distanza temporale, né l’intelaiatura dei vincoli storici di quel periodo, è rischioso. Anzi, di più: è falsificante. Significa prendere dei frammenti e ricomporli per costruire il quadro che più ci piace, appiattendo tutto sullo stesso piano. Un grande scienziato può essere giudicato, ma se ci si limita a un cartellino rosso morale applicato retroattivamente, con una lettura parziale, allora il discorso cambia.
Rovelli dimentica – o preferisce ignorare – che Fermi lasciò l’Italia fascista proprio a causa delle leggi razziali, portando in salvo la moglie ebrea e mettendo le sue rare competenze al servizio della vittoria contro regimi totalitari impegnati in guerre di aggressione e in programmi di sterminio genocidari. L’alternativa tragica cui l’umanità si trovò di fronte nel 1945 – è essenziale ricordarlo – non fu tra usare o no la bomba, ma tra una bomba atomica nelle mani dei totalitarismi o in quelle del fronte democratico. Se ci si vuole inoltrare nel campo storico, bisogna farlo così. Rovelli sentenzia con sicurezza che il cittadino Fermi non fu all’altezza del Fermi scienziato. Noi non ne siamo altrettanto sicuri. Di certo, però, lo storico Rovelli non è all’altezza del fisico Rovelli.
Che poi nel 1945 il Giappone fosse pronto alla resa e che lo sgancio della bomba su Hiroshima sia stato un semplice atto di mostruosa potenza è tutto da discutere. Può darsi che l’alternativa all’uso della bomba fosse un’invasione in grado di causare un numero imprecisato di morti. Può darsi che la decisione di Truman fosse sì tragica, ma necessaria per porre fine alla guerra in tempi rapidi. Naturalmente si può pensare anche l’opposto, il dibattito è aperto. Bisogna avere l’onestà di farlo presente. È troppo facile scansare queste alternative nella stabilità della sicurezza democratica di cui godiamo grazie anche alla vittoria sui totalitarismi del 1945. Dovremmo ringraziare il cielo per non essere stati messi di fronte a certi dilemmi etici, anziché vestire i facili panni di tribunali revisionisti.
Tutto il discorso di Rovelli, comunque, fa emergere un approccio perlomeno ingenuo al tema assai difficile del rapporto scienza-potere. La decisione di sganciare la bomba fu tutta e solo politica, tuttavia vi è un percorso scientifico che ha reso possibile quel bivio decisionale politico che non si può ignorare. Questo intreccio difficile ci ricorda che la scienza non è neutra. Proprio ricordando – a modo suo – le colpe degli scienziati, Rovelli paradossalmente sembra ignorarlo.
Dal resoconto del fisico italiano, pare disegnarsi un orizzonte in cui la ricerca scientifica e il potere politico abitano due pianeti distinti, che comunicano saltuariamente scambiandosi soldi (dalla politica agli scienziati) e strumenti (dagli scienziati alla politica). No, non funziona così. È tutto molto più complicato. La produzione di conoscenza non avviene in un vuoto etico o politico. Le domande che gli scienziati scelgono di porsi, i metodi che adottano, i progetti che ricevono fondi: tutto è influenzato dal contesto culturale, economico e, spesso, politico-militare.
La scienza è un’attività umana, immersa in reti di potere e interessi. Anche ciò che sembra “pura ricerca di base” può avere implicazioni applicative enormi, positive o distruttive. La retorica della neutralità tende a nascondere che ogni scelta scientifica ha costi di opportunità: dedicare risorse a un campo significa sottrarle ad altri. Inoltre, le scoperte sono spesso adottate prima di essere comprese a fondo, e finiscono per generare conseguenze impreviste.
Questo non significa che la scienza sia intrinsecamente “cattiva” o “buona”, ma che è inseparabile dal contesto in cui viene prodotta e utilizzata. Ignorarlo equivale a rimuovere la responsabilità etica e politica che inevitabilmente accompagna il lavoro scientifico. Se giudico le ripercussioni politiche di uno scienziato senza tener conto di questo sfondo sempre attivo, dimentico la connessione problematica tra conoscenza e potere proprio mentre sembra che io la stia affermando, dal momento che giudico di tale rapporto assumendo che quest’ultimo sia estrinseco, e invece è intrinseco.
Rovelli non tiene conto di tutto ciò perché il suo sguardo è quello della cultura pacifista a senso unico e dell’appeasement peloso che negli anni ’30 incoraggiava a blandire Hitler invece di fermarlo e che oggi trova attenuanti a Putin, si mostra balbettante sul diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, e accusa sempre e solo l’Occidente dei guai del pianeta.
Basta leggere i discorsi del fisico italiano per rendersene conto. Se adottassimo il suo stesso metro di giudizio, proiettato nel futuro, potremmo immaginare un Carlo Rovelli anno 2100 descritto nei manuali come “il fisico che, pur vivendo in un’epoca di aggressioni russe e repressioni cinesi, criticava incessantemente l’Occidente democratico e si mostrava timido di fronte alle peggiori nefandezze delle potenze autoritarie”. Sarebbe un ritratto ingiusto? Lasciamo a Rovelli stesso la risposta. Ricordiamo solo che se il giudizio morale è un bisturi, senza la lama affilata della contestualizzazione, resta solo un coltello mal molato: taglia male e fa danni.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Nel 2100 Rovelli non sara` affatto ricordato. Punto fermo. Fermi, invece, si’.
Da un trombone (inteso come cassa di risonanza) e velina di quel mondo anti…. (occidentale; semita; sionista; democratico; liberale), benché cittadino dell’occidente Democratico ci potevamo aspettare solo questo: la trasposizione della ideologia woke/cancel culture nel contesto scientifico. Magari a breve assisteremo anche al revisionismo e revoca di premi nobel e similari per tutti quegli scienziati non aderenti alla nuova visione del mondo!!