Guerra ibrida e disinformazione
Confondere cuori e menti: l’importanza della disinformazione nella guerra ibrida di Putin
Parte 2 (°)DEZINFORMATSIYA 1. Introduzione "La Russia è impegnata nella più impressionante blitzkrieg informativa nella storia delle guerre informative" Questa la dichiarazione rilasciata nel 2014 dal generale americano Curtis Scaparrotti, comandante di EUCOM, comando USA in Europa. Gli fece eco nel 2018 Daniel Fried, funzionario del

Parte 2 (°)
DEZINFORMATSIYA
1. Introduzione
“La Russia è impegnata nella più impressionante blitzkrieg informativa nella storia delle guerre informative“
Questa la dichiarazione rilasciata nel 2014 dal generale americano Curtis Scaparrotti, comandante di EUCOM, comando USA in Europa. Gli fece eco nel 2018 Daniel Fried, funzionario del Dipartimento di Stato ed ex-ambasciatore USA in Polonia:
“L’Ucraina rappresenta per la guerra ibrida del 21° secolo ciò che la Spagna è stata negli anni ’30 per le tecniche di blitzkrieg sul campo di battaglia: il luogo in cui i cattivi provano ciò che potrebbero usare contro di noi in seguito”.
Dunque, guerra ibrida e guerra informativa, usate con l’efficacia micidiale della guerra-lampo. Ma di cosa parliamo, esattamente?

2. Nuovo approccio per nuovi scenari
Partiamo da un fatto.
Non esiste un concetto pienamente condiviso per definire la “guerra ibrida”, bensì diverse interpretazioni e formule più o meno estensive ed in perenne evoluzione che cercano di inquadrare un insieme di situazioni in cui una parte interagisce in maniera ostile con l’altra utilizzando una varietà di metodi aggressivi assai diversi fra di loro, in modo da ottenere un vantaggio strategico.
Ne derivano quindi interpretazioni più riduttive, come quella dell’US Army 2010, focalizzata al campo di battaglia, ovvero alla guerra ibrida quale “combinazione diversificata e dinamica di forze regolari, irregolari e/o elementi criminali unificati per ottenere effetti reciprocamente vantaggiosi“.
In altre parole un semplice insieme di mezzi cinetici per ottenere un vantaggio sul campo di battaglia.
Decisamente più estensiva quella adottata di recente dalla NATO, che definisce la guerra ibrida come un insieme di “mezzi militari e non militari, nonché mezzi segreti e palesi, tra cui disinformazione, attacchi informatici, pressione economica, dispiegamento di gruppi armati irregolari e uso di forze regolari” [utilizzati con l’intento di] “offuscare il confine tra guerra e pace e tentare di seminare dubbi nelle menti delle popolazioni prese di mira” [al fine di] “destabilizzare e indebolire le società” dal loro interno.
In questo caso si amplia notevolmente lo scenario, che rimane però una variante alternativa, ovvero un approccio operativo di un conflitto convenzionale tra avversari conclamati.
È dunque tra questi due estremi che si inserisce il dibattito “teologico” in corso in Occidente, ancora variamente vincolato al classico paradigma pace/guerra, ossia a quella partizione naturalistica drammaticamente resa obsoleta dagli eventi che Mosca ha da tempo superato, fluidificando lo scenario e riducendolo ad una zona grigia di conflitto multidimensionale permanente, in cui lo strumento militare è solo una delle opzioni (e non necessariamente la più importante) di un range molto più vasto.
Estremamente estensivo, rispetto a quello occidentale, risulta infatti il concetto russo di guerra ibrida (gibridnaya voyna), che catturandone l’intero spazio competitivo, la definisce come “uno sforzo a livello strategico mirato a conformare [in senso favorevole alla Russia] la governance e l’orientamento geostrategico di uno stato-bersaglio verso il quale tutte le azioni, incluso l’utilizzo della forza, siano subordinate ad una campagna informativa“.
In questo modo la guerra ibrida diviene un concetto a sé: non un mezzo, né uno scenario-variante più o meno esteso, ma una nuova filosofia olistica del confronto permanente, che sovrappone una terza dimensione alla classica dicotomia pace/guerra.
Ma come si era arrivati a questo approccio così dinamico da parte del Cremlino, solitamente ingessato in termini di innovazioni e riforme?
Abilissima fin dai primi anni ’70 nella manipolazione propagandistica, (1) Mosca aveva cominciato ad abbozzare i lineamenti della guerra ibrida a partire dalla fine degli anni ’90 attraverso una serie di princìpi teorici poi elaborati nella Dottrina Primakov, che postulava l’insorgenza di zone grigie geopolitiche con cui la Russia sarebbe stata chiamata ad interagire in alternativa ed opposizione al sistema occidentale dominante, così da ricostruire il proprio “spazio naturale” devastato dal crollo dell’URSS. Con ciò prendeva forma l’idea dell’assetto multipolare del mondo, che in era Putin dai primi anni 2000, diverrà l’essenza della politica estera russa.
Primakov infatti, ai tempi direttore dello SVR (1991-96) era pienamente consapevole della inferiorità russa rispetto all’Occidente ed aveva giocoforza sfumato l’importanza fino allora predominante del potere militare risolutivo: che era stato l’asse portante dei generali sovietici usciti dalla WW2 ma che veniva ora riconfigurato come una delle molte opzioni possibili in connessione con tutte le altre, col fine ultimo di rendere la Russia in grado di sostenere sfide strategiche importanti pur in condizioni di inferiorità complessiva.
Questa filosofia di resilienza attiva, elaborata per ovviare alle declinanti capacità russe rispetto a quelle sovietiche, venne ripresa da Gerasimov e trasportata nella sfera più propriamente militare attraverso lo sviluppo di una serie di linee guida adattative alle condizioni della Russia post-1991, che prevedevano la creazione di scenari dinamici favorevoli a Mosca da affrontare e risolvere non più con la dispendiosa ed insostenibile strategia sovietica dell’attrito frontale, bensì attraverso una più efficace combinazione di mezzi psicologici, economici, politici, diplomatici, [dis]informativi e militari, con l’obiettivo di degradare anzitempo le capacità dell’avversario, vanificandone l’opposizione e riducendo al minimo la necessità da parte russa di impiegare l’hard-power: cosa che in effetti avverrà sia durante la campagna-lampo di Crimea (2014), sia durante le operazioni in Donbas (2014-22) sia durante la primissima fase dell’invasione dell’Ucraina (febbraio/marzo 2022). (2)

Ecco dunque l’incontro tra due visioni geostrategiche che si sostenevano a vicenda: l’applicazione della guerra ibrida in un contesto multipolare, con quest’ultimo che forniva alla prima spunti politici e materiale ideologico (si pensi alla retorica sui BRICS e sulle sovranità nazionali) e la prima che metteva a disposizione del secondo le tecniche per auto-realizzarsi. Una sfida per l’Occidente di enorme portata storica, politica e sociale.
Ed infatti fin da subito ciò che apparve chiaro nella crisi di Crimea fu l’approccio innovativo ed efficace di Mosca ad uno scenario estremamente dinamico e multidimensionale, in cui il confronto non si limitava più al campo di battaglia vero e proprio ma lo anticipava estendendosi anche ai fronti del morale, della guerra psicologica e della propaganda, con particolare attenzione all’ambito civile durante la fase pre-cinetica, ossia quella antecedente l’azione militare .
Attraverso tale approccio l’informazione diventava quindi sia soggetto di conflitto, che mezzo per attuarlo in costante esecuzione, ossia indipendentemente dalle relazioni con l’avversario: cosa che di fatto annullava la dicotomia tra pace e guerra ed apriva ad un modello di crisi permanente.
Le successive analisi dello scenario crimeano diedero modo ai think-tank occidentali di definire con precisione il concetto russo di guerra ibrida (che i russi stessi preferiscono chiamare Voyna novogo pokoleniya o New Generation warfare), attraverso il fissaggio di una serie di punti significativi sintetizzati dall’analista lettone Janis Berzins:
?influenzare il nemico
?favorirne la decadenza interna
?alimentare la guerra culturale
?pianificare la guerra commerciale ed irregolare
?pianificare la guerra informativa e psicologica
?innescare conflitti indiretti (proxy)
?pianificare la guerra al fronte interno del nemico
?lavorare sulle coscienze attraverso il dominio del cyberspazio
?pianificare la guerra asimmetrica negli ambiti politico, economico, informativo, tecnologico ed ecologico
?preparare lo stato di guerra permanente come elemento naturale
Dieci ambienti operativi in cui sviluppare una molteplicità di opzioni asimmetriche e nei quali il controllo, o meglio la militarizzazione dell’informazione diventa centrale nella pianificazione degli scenari di crisi, nonché complementare alle operazioni cinetiche militari.
L’infowar dunque, come strumento della più ampia guerra ibrida ed elemento base attorno ai quali costruire uno scenario multidimensionale inclusivo di ogni altro metodo di offesa utile a modificare a favore di Mosca la percezione e l’attitudine degli ecosistemi-bersaglio, fino al punto da renderli vulnerabili e scarsamente propensi ad auto tutelarsi: soft-power, interferenze, dipendenza economica e commerciale, attività politica, diplomatica e paradiplomatica, condizionamento ideologico, culturale e religioso, influenza diretta, pirateria informatica, minaccia militare, sovversione politica, terrorismo e sabotaggio ed escalation militare fino all’intervento diretto, a sua volta declinato in vari livelli di coercizione, sulla base della scala graduata delineata da Gerasimov.
Il tutto accompagnato da una retorica aggressiva, imbevuta di minacce e talvolta di blandizie, protesa a sollevare dubbi e seminare discordia nel campo avversario:
?obiettivi preferenziali di queste insidie, alcune categorie ben definite: leadership politico-militare nemica familiari compresi, minoranze etniche e religiose, gruppi di opposizione e uomini d’affari.
?Obiettivi generali, l’intera popolazione avversaria nel suo complesso, da corrodere, corrompere e condizionare al punto da renderla ostile al proprio stesso sistema.
Era il 2014 e Janis Berzins ammoniva: “la visione russa della guerra moderna si basa sull’idea che il principale campo di battaglia sia la mente: ragione per cui le guerre di nuova generazione saranno dominate dalla guerra dell’informazione e psicologica“.

3. Dalla teoria alla pratica
Parallelamente alle elaborazioni teoriche ebbe luogo la riorganizzazione delle strutture preposte ad applicarle, che coinvolse il complesso delle agenzie russe di intelligence: da una parte la SVR e l’FSB che divennero autocefale sulle ceneri del vecchio KGB e dall’altra parte il GRU, sotto il controllo del MinDef: tutte e tre separate da profonde rivalità, a volte collaborative, più spesso competitive, ma accomunate dall’attenzione verso la infowar e le psyops, tanto da sviluppare ciascuna il proprio network disinformativo

Un passo indietro.
In epoca sovietica le psyops erano gestite dal GLAVPUR (Glavnoye Politicheskoye Upravlenie) ovvero il Dipartimento politico principale all’interno del Comitato Centrale del PCUS.
Si trattava sostanzialmente di un onnipotente organismo di controllo dell’affidabilità ideologica dei militari, compresi i commissari politici, al cui interno esisteva un ottavo direttorato incaricato di diffondere propaganda speciale volta a demoralizzare le truppe e la popolazione civile di un potenziale nemico.
Lungo questa scia nel 1970 venne istituito, in collaborazione con la Moscow State University, uno speciale corso di propaganda giornalistica incaricato di preparare una riserva di reporter e corrispondenti di guerra da mobilitare in caso di conflitto: in pratica dei megafoni del regime ideologicamente selezionati, la cui formazione andò avanti ininterrottamente per classi, fino al 1991.
La caduta dell’URSS portò inevitabilmente alla scomparsa del detestato GLAVPUR (3), salvo alcune componenti tra cui l’ottavo dipartimento, che venne quindi passato sotto la giurisdizione del GRU e dal 1994 ribattezzato Unità 54777 (alternativamente denominata 72° Centro Servizi Speciali).
L’Unità 54777 era a sua volta subordinata, unitamente ad altri sei reparti numerati, al dipartimento operazioni psicologiche, vale a dire l’Unità 74455 denominata “Tower”, come da schema sotto indicato

4. Unità 54777
L’acquisizione della unità 54777 fu un salto di qualità per il GRU, fino a quel momento focalizzato sullo spionaggio industriale e militare e che da allora vide un netto ampliamento delle proprie competenze, estese all’intero spettro delle psyops, disinfoprop, cyberwarfare ed influenza politica: ruoli che in epoca sovietica erano stati terreno di caccia del KGB e solo marginalmente del GRU.
Non solo: il passaggio al GRU della 54777 fece cadere ogni distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra, così come teorizzato da Gerasimov e dai suoi esegeti e poi effettivamente dimostrato con la clamorosa interferenza nelle elezioni USA 2016 tramite le unità informatiche GRU 26165 Fancy Bear e 74455 Sandworm. (4)
Tale approccio, estremamente dinamico, non era altro che l’applicazione pratica della dottrina russa, che vuole le psyops come mezzo per cambiare la percezione verso la Russia dell’audience esterna nella prospettiva dell’interesse nazionale.
Ed infatti, secondo uno dei testi adottati dall’Università Militare del MoD russo, le psyops sono attività in costante esecuzione, sia in pace che in guerra, da indirizzare contro la leadership politica e militare e contro la stessa popolazione civile degli stati-bersaglio: sia a livello strategico che operativo ed in cooperazione con tutte le strutture federali, comprese quelle religiose, nonché le varie associazioni russe all’estero.
Queste ultime, in particolare, sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale nella dottrina russa della guerra ibrida, quali cavalli di Troia degli interessi del Cremlino all’estero ed amplificatori di propaganda e disinformazione: ragione per la quale sono divenute obiettivo di massiccia influenza, infiltrazione e monitoraggio da parte del GRU, così come rivelato nel 2021 in un dossier del servizio estone di intelligence EFIS (VLA – Välisluureamet) secondo il quale l’unità 54777 avrebbe creato nel tempo i seguenti assetti operativi:

?InfoRos Media testata giornalistica e agenzia di stampa fondata nel 2002 da Nina Dorokhova, Anastasia Kirillova e Denys Tyurin nella sua figura di presidente dello SCO Business Club, associazione proprietaria del marchio InfoRos. (5)
Diretta dallo stesso Denys Tyurin (2007) ufficiale della 54777, InfRos funge da capogruppo di una rete disinformativa di almeno 270 canali web, quali infoBRICS, Rebel Inside, OneWorld Press e DonbassTragedy. Per tale ragione l’intera governance di InfoRos è stata assoggettata a sanzioni.
Beneficiaria di contratti con entità pubbliche russe, la InfoRos risulta connessa con la Fondazione Russkyi Mir a sua volta collegata con le associazioni russe nel mondo. (6)

?Istituto per la diaspora russa (Institut Russkogo Zarubezhya – IRZ), ONG fondata nel marzo 2005 da Alexandr Starunski, membro del comitato scientifico del consiglio di sicurezza federale (2021) ed ex-comandante della 54777; co-fondatore Denys Tyurin. Direttore Sergei Panteleev, vice-direttore Alexandr Shchedrin, comandante della 54777 (2014).
Soggetto a sanzioni UE dispone come emanazione web del portale Russkie.org attraverso il quale connette pagine di diversi istituti ed enti collegati. Ha relazioni strette con il Rossotrudnichestvo, l’agenzia del MdE incaricata di promuovere la cultura russa all’estero nonché con ISPIRR, think-tank agitprop focalizzato sulla Transnistria. (7)
? Civiltà Informativa XXI° Secolo, fondato da Alexandr Kostyukhin, ex comandante della 54776, con Tyurin e Starunski come co-fondatori e lo stesso Starunski quale presidente (2007) Si tratta di una società editrice registrata a Mosca che organizza tra l’altro convegni di natura geopolitica. Ad esempio nel 2007, sulle “rivoluzioni colorate” in collaborazione con InfoRos e IRZ.

Secondo due inchieste del WP del 2018 e del NYT 2020 queste tre associazioni, tutte locate al medesimo indirizzo di Mosca, risultano totalmente coinvolte nella diffusione di disinformazione secondo un meccanismo piuttosto semplice: su istruzioni del GRU le notizie manipolate o comunque tagliate su misura, vengono dapprima postate sui portali di nicchia InfoRos, infoBRICS e Oneworld collegati all’agenzia e quindi rilanciate da altre risorse occidentali filo-russe più popolari come GlobalResearch e ZeroHedge che fungono da amplificatori della dezinformatsyia, diffondendola ai livelli più bassi.
Il sistema funziona anche al contrario.
Attraverso queste ed altre risorse il GRU effettua infatti il monitoraggio costante dei paesi-bersaglio, compresi media locali ed eventi politici, dando risalto a tutte quelle notizie funzionali alla narrativa russa, che vengono quindi rilanciate ed amplificate attraverso i portali ed i canali controllati dalla Unità 54777.
Il tutto senza trascurare le collaborazioni dirette con enti ed istituti filorussi locali: in Grecia, paese NATO, è stata ad esempio accertata una liaison della 54777 con l’Istituto Studi Geopolitici di Panos Kammenos ex-MoD dichiaratamente filorusso del governo Tsipras (8). È quindi plausibile che legami analoghi il GRU li abbia intessuti anche in altri paesi vulnerabili, tra cui l’Italia, dove proliferano partiti e movimenti filorussi e si contano diversi “centri studi” ed istituti geopolitici allineati a Mosca.
Come descritto nel rapporto EFIS, il GRU svolge costante opera di propaganda attraverso i social ed in particolare Facebook, Twitter, Reddit e VKontakte, con attenzione alla quantità dei messaggi veicolati ed alle relazioni che suscitano in termini di likes e condivisioni.
In questo senso, particolarmente virulenta è stata la campagna di disinformazione COVID-19, mirata all’obiettivo di creare difficoltà ai governi occidentali e veicolata principalmente attraverso i portali InfoRos, InfoBRICS e OneWorld: gli stessi che nell’inverno 2021/22 propalarono la narrativa di una imminente aggressione ucraina alla Russia, prontamente rilanciata da un network di siti collegati.
È interessante notare come la fake news del COVID-19 quale creazione dei biolabs USA sia stata per il GRU una operazione analoga a quella ordita negli anni ’80 dal KGB per l’AIDS, (9) a dimostrazione che gli obiettivi ed i metodi di Mosca rimangono sempre gli stessi: confondere cuori e menti con la disinformazione e la falsa narrativa.
“La falsificazione degli eventi ed il controllo dei media sono tra i metodi più efficaci di guerra asimmetrica. L’effetto può essere paragonabile a quello dell’impiego su larga scala di truppe e forze.”
Valery Gerasimov su Voenno-promyshlennyi kur’er – VPK
Note
(1) Si pensi solo alla propaganda collegata alla crisi degli Euromissili dei primi anni ’80, con cui Mosca era riuscita a trarre a sé le piazze pacifiste europee, che protestavano contro il progettato dispiegamento di missili USA in risposta ai già operativi SS20 sovietici.
(2) Il tentativo russo di chiudere la pratica Ucraina in modalità Crimea si esaurì in pochi giorni, il tempo di capire che non vi sarebbe stata né resa del governo, né collasso dello Stato. Attualmente, in termini militari a dominare è l’attrito ovvero la negazione della Dottrina Gerasimov ed il ritorno alla tradizione sovietica.
(3) Il Glavpur aveva potere assoluto sulle carriere dei militari, rallentandole, bloccandole o accelerandole a propria discrezione, potendo entrare anche nello spazio privato, compresi i familiari degli ufficiali, che venivano costantemente monitorati. All’apice del suo potere alla fine degli ’80, il GLAVPUR disponeva di 80.000 funzionari. Nel 2018 su ordine di Putin, il GLAVPUR è stato ricostituito e così il ruolo dei commissari politici nell’esercito russo.
(4) L’unità 74455 è ritenuta responsabile della diffusione del virus informatico NotPetya, lanciato contro l’Ucraina il 28/6/17 ed estesosi anche a USA, India e Danimarca. Per le loro interferenze ed attività nocive negli USA, nel 2018 sono stati incriminati in contumacia 12 ufficiali GRU.
(5) Lo SCO Business Club è una associazione di professionisti legati al gruppo di Shangai. Fondata il 21/10/09 è presieduta da Sergej Kanavskij e diretta da Denis Tyurin.
(6) La Fondazione Russkyi Mir è un ente di diritto pubblico russo fondato nel 2007; per volontà di Putin, sostenuta dallo stato per promuovere la lingua e la cultura russa nel mondo, utilizzando le ambasciate come veicolo.
(7) Oltre a Russkoie.org l’istituto è collegato ai seguenti enti: portale informativo dei russi all’estero (Russkyi Vek); Consiglio mondiale di coordinamento per i russi all’estero; Fondazione per la protezione dei diritti dei russi all’estero; IMHO Club; Rubaltic.ru; Eco della Crimea; Russkyi Mir ecc.
(8) Kammenos è noto per aver bollato la UE d’essere governata da “nazisti tedeschi” ed anche per la sua amicizia con Konstantin Malofeev.
(9) Operazione Denver, con la quale la sintesi e diffusione dell’AIDS venne falsamente attribuita dal KGB ai laboratori biologici militari USA.
(°) La prima parte è stata pubblicata su questo blog con il titolo Creare il caos: il ruolo del GRU nella guerra ibrida di Putin in Crimea e Donbas
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