Antisemitismo
Contro il boicottaggio d’Israele e l’antisemitismo negli atenei italiani. L’appello dei docenti silenziosi
Se il tradimento dei singoli intellettuali ci lascia più soli, le università italiane fanno di peggio: elevano quel fallimento individuale a vero e proprio dogma istituzionale. La storia di Yaël, studentessa israeliana e riservista dell'IDF all'Università Statale di Milano, è più di un caso di cronaca:


Se il tradimento dei singoli intellettuali ci lascia più soli, le università italiane fanno di peggio: elevano quel fallimento individuale a vero e proprio dogma istituzionale. La storia di Yaël, studentessa israeliana e riservista dell’IDF all’Università Statale di Milano, è più di un caso di cronaca: è il sintomo di una malattia che ha infettato l’accademia italiana. È la storia di una ragazza il cui percorso di studi viene messo in discussione non per demeriti, ma per la colpa di esistere come cittadina di uno stato messo alla gogna.
Questa non è una crepa isolata nel sistema, è la prova che la struttura sta cedendo. Il caso di Yaël è solo l’epilogo più noto di una caccia alle streghe che serpeggia in tutta Italia: dal professore dell’Università di Firenze, sottoposto a procedimento disciplinare dopo la denuncia di una studentessa attivista pro-Palestina, al docente aggredito fisicamente a Napoli da collettivi studenteschi per il suo impegno a favore di Israele.
È proprio per reagire a questa deriva intollerabile che una rete silenziosa di docenti ha lanciato l’appello “Contro il boicottaggio delle università israeliane e contro l’antisemitismo negli atenei italiani”. Un manifesto di resistenza intellettuale che, nel denunciare un “clima di intimidazione”, cita a sua volta i casi delle università di Torino, dello IUAV di Venezia e della stessa Statale di Milano, dove studenti e docenti si trovano esposti a “esclusioni” e “delegittimazioni” continue.
Di fronte a questo, come ha scritto il professor Francesco Faldini su Pensalibero.it, emerge un dovere ineludibile, perché “un Ateneo dovrebbe contribuire a non radicalizzare narrazioni distorte che favoriscano la ricomparsa di pregiudizi del passato”, altrimenti cessa di essere una palestra di pensiero per diventare un luogo di indottrinamento.
Nel loro testo, questi accademici, “docenti silenziosi”, rigettano con forza “ogni forma di boicottaggio” definendolo un “impoverimento dello scambio culturale” e una “negazione della missione stessa dell’università”. Si uniscono attorno a principi solidissimi: che l’università è un luogo di dialogo, non di esclusione; che il boicottaggio è un atto di violenza intellettuale; che l’antisemitismo va combattuto senza ambiguità; e che il dialogo con le istituzioni accademiche israeliane va preservato e rafforzato.
Mentre il conformismo ideologico fa rumore nelle piazze e in televisione, questa rete si muove sottotraccia, attraversando l’Italia dalla Sicilia alla Lombardia. È composta da professori universitari che non si sono arresi alla barbarie e che, con tenacia, si scambiano informazioni e offrono sostegno a chi subisce ostracismo.
La loro posizione, che in Italia oggi appare come un atto di resistenza, all’estero è la norma. Lo statement del presidente dei rettori tedeschi, ad esempio, va nella direzione opposta a quella dei nostri boicottatori, chiedendo che l’UE sostenga e rafforzi la ricerca in Israele. Questo scarto misura l’abisso in cui sta precipitando parte della nostra accademia, diventata terreno fertile per la propaganda di regimi autocratici e organizzazioni terroristiche.
Questa rete silenziosa è una minoranza, non ha i megafoni dei cattivi maestri che oggi riempiono le aule. Ma la sua esistenza è un flebile ma tenace segnale di speranza. È la testimonianza che non tutta l’accademia italiana si è arresa e che da qualche parte c’è ancora chi crede che il compito di un docente non sia imporre una verità, ma fornire gli strumenti per cercarla. Anche quando è difficile, anche quando va controcorrente.
Per favore, firmate l’appello dei Docenti Silenziosi
Fonti
Statement del presidente dei rettori tedeschi
L’articolo del Prof. Faldini su PensaLibero
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Avrei voluto firmare, ma non mi lascia accedere.
Spero comunque che le firme siano tantissime.
Un grazie e un incoraggiamento ai professori silenziosi.