Politica internazionale
D’Alema o della fascinazione per gli autoritarismi
Diceva Ennio Flaiano che "le dittature degli altri non ci danno fastidio". Credo che per molti, anzi moltissimi italiani sia così. Sicuramente lo è per Massimo D'Alema. Non deve quindi sorprendere la presenza dell'ex presidente del Consiglio nella foto di gruppo con la cupola delle autocrazie



Diceva Ennio Flaiano che “le dittature degli altri non ci danno fastidio”. Credo che per molti, anzi moltissimi italiani sia così. Sicuramente lo è per Massimo D’Alema. Non deve quindi sorprendere la presenza dell’ex presidente del Consiglio nella foto di gruppo con la cupola delle autocrazie planetarie, riunitosi a Pechino per celebrare il nuovo ordine internazionale sinocentrico.
Qui non mi interessa discutere la caratura morale del personaggio, i suoi presunti affari con la Cina o la sua attività di lobbista delle armi. La verità è che egli, con una spregiudicatezza che ad altri non è consentita, rappresenta la fascinazione per gli autoritarismi e i sentimenti antioccidentali (le due cose si tengono) di vasti ambienti della politica italiana, di destra e di sinistra.
A chi scrive sembra questo il nocciolo della questione. L’irresolutezza di Trump, la sua subalternità a Putin (il quale ha forse delle carte in mano che noi non conosciamo), il suo “delirio tariffario”, hanno dato una spallata al rovesciamento dei rapporti di forza tra Ovest e Est. In questo quadro, l’Europa rischia di fare la fine del vaso di coccio tra due vasi di ferro.
Nonostante la “coalizione dei volenterosi”, infatti, continua a essere divisa, legata da lacci e laccioli burocratico-procedurali, paralizzata nelle sue decisioni strategiche dalla regola dell’unanimità.
Senza uno scatto di coraggio che la liberino da queste gabbie, e senza la consapevolezza dei compiti storici che può e deve avere nello scenario globale, è destinata a un lento ma inesorabile declino. È ancora un gigante economico ma resta un nano politico e militare, come ha ricordato Mario Draghi.
C’è chi vorrebbe far salire questo nano ancora sulle spalle del gigante americano (Meloni), e chi gli consiglia di salire sul carro di Xi Jinping (D’Alema). Sono due strade che non portano da nessuna parte.
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