Antisemitismo
E allora anche l’assalto alla sinagoga di Bologna “non viene dal nulla”
Il mantra per cui l'antisionismo non andrebbe confuso con l'antisemitismo a Bologna è andato in tilt. È di ieri la notizia dell’assalto ad un edificio della comunità ebraica che ospita anche la sinagoga di Bologna dove un gruppo di facinorosi, che protestavano per la morte del



Il mantra per cui l’antisionismo non andrebbe confuso con l’antisemitismo a Bologna è andato in tilt.
È di ieri la notizia dell’assalto ad un edificio della comunità ebraica che ospita anche la sinagoga di Bologna dove un gruppo di facinorosi, che protestavano per la morte del giovane egiziano Ramy a Milano in fuga dai carabinieri, hanno scagliato bombe carta, razzi, materiale edile come mattoni.
“Che collegamento potrà mai esserci tra la morte di Ramy e le iniziative militari dello Stato di Israele in Palestina?” si è chiesto assennatamente Andrea Cangini sull’Huffington Post.
La domanda successiva l’aggiungo io: Che collegamento potrà mai esserci tra la Sinagoga di Bologna e le iniziative militari dello Stato di Israele in Palestina?
La risposta ad entrambi i quesiti tutto sommato è semplice perché è evidente che si tratta di fatti originati da una visione ideologica che pone l’Occidente e i suoi addentellati sparsi per il mondo nel mirino di una battaglia che assume non di rado connotati di violenza e vandalismo. Almeno da parte delle frange più estreme.
Se poi all’Occidente aggiungiamo l’odio atavico – nella sua versione antiborghese e terzomondista – nei confronti dell’ebraismo trasferito sic et simpliciter sullo Stato d’Israele può uscirne fuori anche un assalto a vestigia ebraiche, dimostrando una volta ancora che il nesso tra antisionismo e antisemitismo è nei fatti.
Eppure, molti di quelli che certo non appartengono a quelle frange più estreme ma che non perdono occasione per condannare lo Stato d’Israele, sposando con un certo entusiasmo la causa palestinese sembrano proprio non capirlo. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ne è un esempio: ”Particolare preoccupazione va espressa per gli atti vandalici e le minacce contro la Sinagoga di Bologna, per la quale esprimo la mia solidarietà alla comunità ebraica” ha detto ieri primo cittadino.
È lo stesso Lepore che solo qualche mese fa si era fatto ritrarre mentre dal terrazzo del Comune di Bologna sventolava leggiadramente la bandiera palestinese? Sì è lo stesso Lepore. A chi lo criticava per quell’atto aveva risposto: “Quando Israele si fermerà esporremo anche quella con la stella di David”. L’argomento è già debole di suo ma soprattutto non risulta che il sindaco avesse appeso la bandiera israeliana nei giorni successivi al pogrom di Hamas del 7 ottobre ’23.
Ma non è più neanche il caso di fare ironia o sarcasmo sulla miriade di dimenticanze che caratterizzano questa opinione pubblica, così entusiasticamente rappresentata da molti esponenti della sinistra italiana, che perdona tutto alla “resistenza” palestinese nel mentre demonizza Israele come il Grande Satana, in perfetta concordia di visione con il regime iraniano e dei suoi accoliti (molti dei quali meritoriamente neutralizzati da Israele, parentesi che ho voluto inserire per enfatizzare quel “meritoriamente” n.d.r.).
Matteo Lepore dovrebbe cercare di comprendere che se, nella sua qualità di primo cittadino, appende la bandiera palestinese al terrazzo dell’edificio comunale di Bologna finisce per impegnare simbolicamente quella città alla causa palestinese. E’ nel suo diritto intendiamoci.
Il problema, andrebbe ricordato un po’ più spesso, è che la causa palestinese da quasi vent’anni a questa parte è rappresentata da Hamas che è un’organizzazione terroristica islamista che ha sempre avuto come unico obiettivo la distruzione dello Stato d’Israele. Il 7 ottobre è stata la perfetta rappresentazione di quello che accadrebbe se Hamas avesse la libertà di agire nei confronti dei cittadini israeliani. Dopo il 7 ottobre non è neanche più necessario immaginare cosa farebbe Hamas ad Israele e agli israeliani.
Le centinaia di migliaia di persone scese in piazza in tutte le città del mondo per manifestare a favore della causa palestinese nell’ultimo anno e mezzo sono state portate in quelle piazze dalle azioni di Hamas e dalle conseguenze di quelle azioni.
E, proprio come Hamas, quei manifestanti più che amare i palestinesi odiano Israele.
Questo quadro dovrebbe consigliare a quanti sostengono la causa palestinese senza essere degli estremisti o dei black bloc che spaccano tutto (e sono la grande maggioranza) un po’ più di prudenza nel continuare di fatto ad essere dei megafoni della propaganda di Hamas.
Perché, se si racconta la balla che Israele sta commettendo un genocidio, se si sparano cifre a casaccio sui morti di Gaza, la cui unica fonte è il ministero della Salute di Hamas, se il 7 ottobre diventa un “atto di Resistenza”, se si racconta di inesistenti carestie a Gaza si sta diffondendo in modo pedissequo la narrazione di Hamas.
E questo connubio di fatto con Hamas, colposo o doloso che sia, ha trasformato le balle propagandiste di un’organizzazione terroristica in “verità” certificate dai media, ripetute da molti politici e ampiamente diffuse nell’opinione pubblica. Credo sia un evento unico nel suo genere che prima o poi andrebbe analizzato in modo serio ed approfondito.
Si può affermare che vi sia un nesso diretto con i fatti violenti di Bologna? Io non intendo farlo. I violenti e i teppisti debbono assumersi le proprie responsabilità. Però continuare a negare che vi sia un problema di antisemitismo diffuso legato al conflitto israelo-palestinese a me sembra estremamente pericoloso, soprattutto per chi ha una visibilità pubblica. Si rifletta su quanto influirono gli atteggiamenti e le parole di Donald Trump su coloro che presero d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio del 2020 a Washington.
L’estremismo di quelli che urlano di voler ripulire quella terra “dal Fiume al mare” non aspetta altro che qualche accademico svampito e presentabile chieda di organizzare manifestazioni davanti alle sinagoghe, che sono luoghi di culto ebraici che nulla hanno a che vedere con il governo d’Israele o che qualche sindaco appenda vessilli palestinesi agli edifici comunali della propria città.
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Gli odiatori (seriali) di Israele e degli ebrei, traggono una giustificazione dagli atteggiamenti e dalle parole di infami e lugubri figuri che, raramente inconsapevoli, porgono il loro endorsement per poi magari fare dietrofront, giusto per non essere additati come cattivi professori. Purtroppo costoro (i lugubri infami) confermano quanto l’antisemitismo e l’antisionismo siano tutt’altro che sconfitti!!! E tocca pure sorbirceli nella commemorazione del giorno della memoria, da vomito!!