Politica italiana
Giorgia Meloni tra Prezzolini, Tolkien e i saluti romani
In Italia c’è un clima da anni Trenta e a Palazzo Chigi abita una figlioccia di Mussolini? L’accusa è risibile, ma non è poi molto lontana da quella che Schlein e Conte, o il quotidiano la Repubblica, muovono alla presidente del Consiglio: le sue riforme costituzionali


In Italia c’è un clima da anni Trenta e a Palazzo Chigi abita una figlioccia di Mussolini? L’accusa è risibile, ma non è poi molto lontana da quella che Schlein e Conte, o il quotidiano la Repubblica, muovono alla presidente del Consiglio: le sue riforme costituzionali mirano all’instaurazione di un regime autoritario, le sue politiche misconoscono i diritti civili delle minoranze. Ora, che intorno a Giorgia Meloni vi sia un gran numero di giovani e meno giovani che non nascondono la loro nostalgia per il Duce e, talvolta, per le croci uncinate e i saluti romani, è un triste fatto innegabile.
Si tratta di un problema che danneggia l’immagine della premier, la espone alla facile propaganda delle opposizioni, getta un’ombra sulla credibilità di un progetto neoconservatore che vorrebbe ispirarsi a un riscoperto Giuseppe Prezzolini: “[…] il vero conservatore si guarderà bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il vero conservatore intende ‘continuare mantenendo’, e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il vero conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a princìpi permanenti” (“Manifesto dei Conservatori”, 1972).
Ha scritto Alessandro Campi che Meloni e gran parte (ma non tutto) del suo attuale gruppo dirigente sono cresciuti leggendo le saghe tolkieniane, non Gentile, Evola o Romualdi. Sulle pareti delle loro sezioni era appeso il poster di Borsellino e non quelli di Leon Degrelle o di José Antonio, come accadeva per la generazione di attivisti immediatamente precedente (“L’ombra lunga del fascismo”, Solferino 2022). E, poi, è cambiato il mondo: con la fine della Guerra fredda e il crollo del blocco sovietico anche l’anticomunismo militante è diventato anacronistico. E, allora, cosa impedisce al presidente del Consiglio di mettere un po ’di ordine nella sua casa piuttosto indisciplinata e di percorrere finalmente l’ultimo miglio? Forse perderebbe qualche consenso, ma sicuramente ne guadagnerebbe molti altri, in Italia e in Europa.
Detto questo, domando: è un bene o un male la linea di Meloni sull’Ucraina alternativa a quella di Salvini? Inoltre, forse la separazione delle carriere tra pm e giudici configura nomine in massa di magistrati allineati al potere esecutivo? Infine: l’elezione diretta del capo del governo presenta certamente numerosi lati oscuri, sottolineati da costituzionalisti di ogni tendenza dottrinaria. Tuttavia, aspettiamo di vedere con quale legge elettorale si intende realizzare il “cambio di regime” prima di giudicarlo una manomissione autocratica della Costituzione.
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Mi pare particolarmente corretto «aspettare di vedere con quale legge elettorale si intende realizzare il “cambio di regime” prima di giudicarlo una manomissione autocratica della Costituzione», anche perché negli ultimi decenni le leggi elettorali succedutesi hanno già determinato – in parte e di fatto – un cambio di regime, senza bisogno di ricorrere all’elezione diretta.