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Immodesto vademecum di stile per l’uomo in giacca e cravatta

Uomo elegante in giacca e cravatta seduto con postura disinvolta, simbolo di stile classico e raffinatezza maschile"

Stile, moda e costume

Immodesto vademecum di stile per l’uomo in giacca e cravatta

Il primo significato del termine canone è: schema cui ci si riferisce come regola di un’arte. Esiste oggi un canone nel modo di vestire? Direi di no, salvo forse per le divise militari o per quelle di organizzazioni religiose o professionali specialistiche. Del resto, basta considerare

Uomo elegante in giacca e cravatta seduto con postura disinvolta, simbolo di stile classico e raffinatezza maschile"
Stefano Piperno18/01/2025Aggiornato 07/05/20257 min lettura1.344 parole

Il primo significato del termine canone è: schema cui ci si riferisce come regola di un’arte.

Esiste oggi un canone nel modo di vestire? Direi di no, salvo forse per le divise militari o per quelle di organizzazioni religiose o professionali specialistiche.

Del resto, basta considerare l’evoluzione degli abiti nei secoli per capire come la moda evolva; l’uomo dell’800 in marsina e tuba era assai diverso da quello del 700 in broccato e parrucca.

Oggi quello che chiamiamo vestire classico è appannaggio di poche categorie: professionisti, manager, giornalisti, politici e pochi nostalgici come lo scrivente.

Il resto del mondo veste secondo le mode che nascono dalla strada, dagli influencer, dai social, dal cinema, dalla TV e dallo sport, un processo dal basso opposto a quando lo stile veniva calato dall’alto dalle classi dominanti.

Un consiglio iniziale: non seguire le mode evita di sperperare danaro per dei capi da indossare poche volte perché presto desueti, in particolare i costosi griffati, spesso di gusto discutibile.

Pur sostenendo la totale libertà di scegliere per sé il modo di abbigliarsi più congegnale al proprio modo di essere, ci sono alcune semplici regole che consentono di evitare errori che alcuni commettono, vanificando il tentativo di essere e sentirsi a posto.

Prima di addentrarmi nell’elenco delle cose da evitare, esprimo senza ritegno un mio personale parere: gli uomini peggio vestiti sono i politici, salvo rare eccezioni.

Al primo posto Salvini, sia quando si maschera con divise o felpe con scritte, sia quando tenta di vestirsi da ministro indossando informi completi con la giacca a fil di deretano e la cravatta che resta vari centimetri sopra l’ombelico.

L’immancabile cravatta rossa a lambire la pancia e la giacca sempre aperta (anche al funerale di Jimmy Carter) piazzano ai primi posti Trump.

Di Boris Johnson ci siamo liberati ma non prima che Sir Anthony Eden, uno dei politici più chic, si fosse rivoltato varie volte nella tomba.

Anthony Eden con Winston Churchill

Ma anche l’ingessato e affettato Giuseppe Conte (lo scippatore dei 5 stelle), che è una stampella del suo impeccabile completo, non fa una gran figura.

Non parliamo poi di Antonio Tajani, che sembra non aver rinnovato il suo guardaroba dopo essere ingrassato vari chili, ma la cosa che mi fa orrore è che alcuni di cui taccio i nomi indossino le sneaker sotto gli abiti formali (retaggio berlusconiano).

Tra gli italiani il mio preferito è Pierferdinando Casini, seguito a grande distanza da Matteo Renzi, corretto, ma anonimo e peccato che il presidente Sergio Mattarella, sempre sobrio nel vestire, abbia il nodo della cravatta un po’ calato che fa intravedere il bottone del collo della camicia. Giorgio Napolitano, da vero borghese partenopeo, aveva sempre un nodo impeccabile.

Barak Obama e Joe Biden sono molto eleganti sia in abiti formali, sia in tenuta da weekend, contraddicendo l’idea che gli americani vestano male.

Gli errori da evitare

Veniamo ora agli errori da evitare, almeno secondo il mio immodesto punto di vista, premettendo che è molto più elegante chi veste in modo rilassato e dégagé, cioè indossando l’abito e non facendosi portare dallo stesso.

Quelli cui non si muove un capello e incedono rigidi dentro un completo che sembra inamidato sono dei manichini, non delle persone.

La giacca deve coprire le natiche, certe giacchette striminzite fanno pena, da evitare in quelle monopetto i petti a lancia tipo doppiopetto, al cui proposito è meglio che le indossino gli alti e snelli, il ricordo di Berlusconi sia di ammaestramento.

Sempre a proposito di completi, rammento che il blu è un colore informale, quindi per cerimonie o serate solo grigio scuro e nero.

Chiudendo la giacca a tre bottoni, che io preferisco ai due, non abbottonare mai l’ultima asola in basso, mentre i bottoni delle maniche meglio quattro che tre, se le asole sono vere slacciare i primi due bottoni è una questione controversa.

Sotto i completi trovo oltraggioso indossare t-shirt come ho visto fare a Berlusconi e Verdone, lo fa qualche volta anche Armani, ma a lui si può perdonare, disdicevole anche serrarsi in camicie slim-fit, specie se si ha un po’ di pancia.

La punta della cravatta deve lambire la fibbia della cinta, la preferisco con la fessura sotto il nodo (a Roma si chiama fichetta), di nodi ce ne sono tanti, ma alla fine quello che conta è che il risultato visivo sia simmetrico e non piegato da un lato, quanto alla larghezza né una fettuccia né un tovagliolo.

Oggi è ammesso il mix and match tra le fantasie delle cravatte e le camicie a righe e quadretti, il cui collo deve sporgere di almeno 2/3 centimetri dalla giacca (la visione di qualche film con David Niven è utile in proposito).

La pochette al taschino è un di più per chi sa acconciarla correttamente a sbuffo, ma discretamente, un tocco di colore mai della stessa fantasia della cravatta, meglio in contrasto, ad esempio cravatta a righe e pochette a disegno cachemire (qui può aiutare qualche foto di Re Carlo III).

La camicia button-down è la mia preferita, ma anche il classico collo alla francese aperto è accettabile, soprattutto nelle occasioni formali, i pizzi troppo chiusi o piccoli sono antiestetici.

Le calze accordate alla cravatta solo lunghe sopra il polpaccio, gambe accavallate che mostravano il calzino corto hanno ucciso sul nascere promettenti carriere professionali.

Le scarpe sono alquanto complicate da gestire, punto primo nere solo per chi lavora in banca e in occasioni formali, altrimenti con i completi spezzati, tipo blazer blu con pantaloni di flanella o giacca pied-poule o tweed e pantaloni di velluto, sono obbligatorie di cuoio o scamosciate, evitando l’obbrobrio di una cinta di colore diverso, meglio se dello stesso tipo di pelle delle calzature.

Indossare scarpe nere con gli spezzati espone al rischio di apparire un cameriere che ha terminato il suo turno al ristorante, una scarpa di camoscio testa di moro è un comodo passe-partout da calzare anche con un gessato Palermo blu come faceva l’Avvocato.

Mocassini e polacchine meglio con abiti sportivi, stringate per le occasioni formali, le babbucce di velluto col giaguaro dorato lasciamole a Briatore.

Last but not least, piumini e giubbotti imbottiti indossati sopra un abito formale sono come le sneaker bianche indossate da Bono sotto lo smoking, per favore!

Il soprabito è ormai un reperto archeologico, ma un loden di Schneider o un city tre quarti col collo di velluto dovrebbero far parte del guardaroba di chi vuol vestire classico.

Fonti d’ispirazione

In fine l’elenco di alcuni uomini cui ispirarsi: il duca di Windsor (malgrado fosse un po’ nazista), il già citato Carlo d’Inghilterra, Fred Astaire, Cary Grant, James Stewart, Gianni Agnelli, Luca di Montezemolo, Marco Tronchetti Proverà, ma a me piaceva da impazzire anche Philippe Daverio, l’ultimo grande dandy.

Usare le accortezze di cui sopra non costa di più, richiede solo maggiore attenzione negli acquisti.

Per chi viaggia molto per lavoro, un guardaroba coordinato richiede un bagaglio più piccolo e leggero, ad esempio, se metto in valigia solo un blazer blu, dei pantaloni grigi di flanella, delle camicie azzurre, una cravatta blu a piccole righe bianche, delle calze blu ed ho indosso dei jeans, una camicia azzurra, un maglione blu e delle calzature scamosciate, posso coprire qualunque evento del viaggio che sto per intraprendere, essendo sempre correttamente abbigliato.

Un ultimo suggerimento: superati i settant’anni sarebbe meglio evitare d’indossare i bermuda per evitare l’effetto zampetta di struzzo.

Questo è come la penso io, ma resto aperto al contraddittorio!



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6 pensieri su “Immodesto vademecum di stile per l’uomo in giacca e cravatta

  1. Maria Nadia dice:

    Condivido quasi tutto. Rilevo però che l’eleganza è intima e personale. Chi ha un’eleganza innata rende elegante quasi tutto ciò che indossa.

  2. Gino Saccioni dice:

    Immodestamente confermo tutto. Circa le cravatte, vederla storta o allentata mi fa venire il possente desiderio di correre a sistemarla al malcapitato, fosse anche il Presidente (anzi di più perché lo farei con affetto. Io credo che uno che vuole portare una cravatta debba imparare il minimo, due nodi: il Windsor e il doppio Windsor. Se il tessuto è pesantino e la cravatta è rifinita e abbastanza larga, un Windsor è sufficiente a tenerla a posto. Se è leggera e stretta, il doppio Windsor è la via d’uscita (se la lunghezza lo consente, altrimenti torniamo allo “stile Salvini”). Mi sia consentito un addendum circa la mala figura dei calzini corti a gambe accavallate, magari in uno studio televisivo: un vero gentleman lucida anche la suola delle scarpe, affinché non sembri che sia venuto a piedi passando per campi pur indossando Rossetti magari. I miei riguardi.

    • Stefano Piperno dice:

      ??
      In America negli anni ‘50 la segretaria di un famoso tycoon era incaricata di osservare le scarpe di chi doveva essere introdotto, respingendo coloro che avevano le scarpe impolverate o le suole infangate.

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