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Gli italiani disertano le urne e questa politica non aiuta a invertire la tendenza

Politica italiana

Gli italiani disertano le urne e questa politica non aiuta a invertire la tendenza

Una tendenza ormai consolidata in Italia è quella di non votare: eravamo un Paese che sfiorava 90 per cento del numero dei votanti e ormai siamo scesi a percentuali in qualche caso poco sopra il 50 per cento, in linea con quello che avviene in altri

Ilaria Borletti03/09/2025Aggiornato 02/09/20253 min lettura606 parole

Una tendenza ormai consolidata in Italia è quella di non votare: eravamo un Paese che sfiorava 90 per cento del numero dei votanti e ormai siamo scesi a percentuali in qualche caso poco sopra il 50 per cento, in linea con quello che avviene in altri paesi d’Europa.

Le prossime elezioni regionali sono lo specchio crudele e impietoso di una politica incapace di mettersi dalla parte del cittadino, di dargli la sensazione concreta di pensare sia nella scelta dei candidati che dei programmi ai bisogni di quella collettività alla quale chiede il voto.

Intrighi di palazzo degni della peggior decadenza, ricatti, la politica si muove chiusa in un muro invalicabile con delle logiche che sfuggono alla comprensione anche dei più informati.

Il governatore De Luca tiene una regione complessa e problematica come la Campania, numericamente importantissima sospesa ad un accordo che promuove suo figlio nel grande cerchio di chi conta in cambio di un appoggio a Roberto Fico, la cui unica traccia nella storia sarà quella fotografia che lo riprende mentre andava alla Camera dove era stato eletto Presidente, seduto in autobus invece che con una macchina scortata come sarebbe stato logico. Per fortuna lo show è durato poco.


Lo stesso vale per la Calabria con un campo largo unito dietro a Pasquale Tridico, poco noto economista e oggi seduto nel parlamento europeo e del quale, tranne che per qualche esternazione targata 5 stelle, non si è mai sentita la voce.


Per non parlare della Toscana quella che una volta era la roccaforte dei progressisti di centro sinistra e in lontano passato della sinistra, quella col cuore che batteva forte nelle sedi di partito e alle feste dell’Unità.

Il presidente Giani costretto ad una sceneggiata degna della peggior pochade mentre stringe la mano ad una sorridente ex senatrice Taverna travestita da statista, sottoscrive un accordo con il quale è in disaccordo e del quale appena eletto farà cartastraccia. Il tutto sotto lo sguardo smarrito dei Renziani doc e si chiedono quale sia quella “mossa del cavallo” che possa giustificare l’appoggio di Italia Viva.


Gli italiani non votano e certamente sono colpevoli di non avvalersi di un diritto conquistato con la fatica e col sangue: ma più di loro è colpevole la politica, oggi stretta nel bisogno di un consenso effimero come quello del web, incapace di proporre una prospettiva solida, di essere credibile, autorevole, seria.

La politica è fatta da chi la rappresenta e oggi lo spettacolo è degno del peggior teatro. Anzi della peggior commedia e non è solo il cosiddetto campo largo l’oggetto di queste riflessioni: i partiti che rappresentano il governo, per il momento almeno, mantengono un certo riserbo sia sulle scelte che sugli intrighi di Palazzo e dovranno sciogliere in molti nodi che riguardano soprattutto il Veneto a breve.


Aspettiamoci, quindi altri capitoli di questa telenovela che saranno le prossime elezioni regionali, con un po’ di malinconia di chi ha perso molte illusioni se non tutte, su quello che dovrebbe essere il significato del voto in un paese normale!


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