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L’altro Sudafrica che sostiene Israele

Israele

L’altro Sudafrica che sostiene Israele

Nathan Greppi è un giornalista che collabora con i media della Comunità Ebraica di Milano. Suoi articoli sono apparsi anche su Il Giornale (inserto “OFF”), Il Foglio, Il Post, The Times of Israel e Tablet Magazine. Ha inoltre collaborato con la rubrica di cultura ebraica di Rai 3 Sorgente di vita. E da oggi

Nathan Greppi04/09/2025Aggiornato 03/09/20255 min lettura1.100 parole
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Nathan Greppi è un giornalista che collabora con i media della Comunità Ebraica di Milano. Suoi articoli sono apparsi anche su Il Giornale (inserto “OFF”), Il FoglioIl PostThe Times of Israel e Tablet Magazine. Ha inoltre collaborato con la rubrica di cultura ebraica di Rai 3 Sorgente di vita. E da oggi anche con InOltre. Benvenuto Nathan.


Quando il Sudafrica ha deciso di intentare causa a Israele con l’accusa di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia, diversi osservatori vi hanno visto una conferma dei loro pregiudizi, tali per cui equiparano Israele al regime di apartheid. Una tesi che non tiene conto del fatto nello Stato Ebraico i cittadini arabi godano da sempre del diritto di voto e di essere eletti a cariche pubbliche, mentre i sudafricani neri non avevano questi diritti quando vigeva la segregazione razziale.

Sono altre le ragioni per cui l’ANC ha portato avanti la sua crociata contro Israele. Già sostenuto dai sovietici durante la Guerra Fredda, questo partito è fortemente vicino sul piano internazionale alle potenze antioccidentali come la Russia e la Cina. Tanto che Naledi Pandor, ex-Ministro degli Esteri sudafricano dal 2019 al 2024, durante un incontro tenutosi nel maggio 2024 in una moschea di Città del Capo ha confermato la sua speranza che lo Stato Ebraico fosse stato processato, dopo il loro prossimo obiettivo sarebbe stato quello di far processare anche gli Stati Uniti e “tutti quei paesi che armano e foraggiano la macchina da guerra d’Israele”.

Quello che spesso non traspare, è che l’opinione pubblica sudafricana è molto più eterogenea di quanto i media nostrani diano a vedere. Non solo tra i bianchi, ma anche tra i neri ci sono sostenitori d’Israele che si oppongono categoricamente ai falsi paragoni con l’apartheid.

Nel dicembre 2024, mentre il partito di governo ANC (African National Congress) portava avanti le sue posizioni filopalestinesi tradottesi nella causa intentata contro Israele all’Aja, una delegazione sudafricana si è recata in Israele, per visitare la Knesset e il luogo del massacro al Nova Music Festival, nonché per incontrare le famiglie degli ostaggi rapiti da Hamas. La visita, organizzata dall’organizzazione israeliana DiploAct in collaborazione con l’associazione SAFI (South African Friends of Israel), intendeva dare voce a quei sudafricani che prendevano le distanze dalle posizioni antisraeliane del loro governo.

Uno dei membri della delegazione, Bhelekazi Mabandla, ha dichiarato al sito di notizie israeliano Ynetnews: “Come sudafricano, non appoggio la decisione del mio governo. È molto triste che il governo sudafricano abbia intrapreso questa strada invece di sceglierne una di dialogo, riconciliazione e pace”.

Bhelekazi Mabandla

Marie Sukers, all’epoca deputata dell’ACDP (African Christian Democratic Party), ha raccontato: “La narrativa dell’apartheid e del genocidio adottata dall’African National Congress ignora completamente la popolazione cristiana del Sudafrica – che ha forti legami con Israele – e il significato della nostra storia in questo conflitto. È molto triste vedere che la leadership sudafricana ha dimenticato ciò che ha impedito una guerra civile nel nostro paese”.

Bafana Modise, conduttore radiofonico e portavoce del SAFI, ha parlato al sito del Nova Music Festival. “Trovo difficile capire come il mio governo difenda coloro che hanno ucciso 400 giovani a una festa senza motivo. Facciamo feste in Sudafrica. Non voglio pensare che ci possa succedere qualcosa di così orribile. Mi vergogno che questa sia una decisione del mio governo”.

Un partito sudafricano che si è contraddistinto per le sue posizioni filoisraeliane è il PA (Patriotic Alliance). Nell’estate 2023, pochi mesi prima del 7 ottobre, una sua delegazione si è recata in visita in Israele, attirandosi aspre critiche da parte dei sudafricani filopalestinesi.

Nel difendere la decisione del suo partito, il vicepresidente di PA Kenny Kunene ha spiegato all’emittente televisiva Newzroom Afrika che “abbiamo un problema idrico in questo paese, e Israele ha buone tecnologie di desalinizzazione per trasformare l’acqua di mare in acqua potabile”. Ha aggiunto che “definire Israele uno Stato di apartheid è un insulto nei confronti di noi sudafricani. […] In Israele, ho incontrato deputati che sono palestinesi, giudici palestinesi che siedono nella Corte Suprema d’Israele […] In Israele, israeliani e palestinesi condividono la stessa toilette che ho usato anch’io. Durante l’apartheid, non avevamo la stessa toilette. Durante l’apartheid, non avevamo neri in parlamento. Durante l’apartheid, venivamo trattati diversamente”.

Se su Israele i partiti sudafricani a maggioranza nera si dividono tra quelli ostili (ANC, EFF) e quelli favorevoli (PA, ACDP), per i partiti di riferimento della minoranza bianca il discorso è diverso: se l’FF+ (Freedom Front Plus), che rappresenta la destra afrikaner, dopo il 7 ottobre si è dichiarato dalla parte d’Israele e contro il sostegno dell’ANC a Hamas, il centrista DA (Democratic Alliance) si è mostrato più cauto: il suo leader John Steenhuisen (attuale Ministro dell’Agricoltura del Sudafrica), in un’intervista del marzo 2024 ha detto sulla causa intentata alla Corte Internazionale di Giustizia: “Ho detto molto chiaramente fin dall’inizio che dobbiamo rispettare i processi della Corte Internazionale di Giustizia. Dobbiamo rispettare il risultato perché questo è il diritto internazionale. E come partito che sostiene il diritto internazionale, ci atterremo a qualunque sia il risultato”.

Alcuni politici non si sono limitati a difendere le ragioni dello Stato Ebraico, ma hanno persino giustificato l’occupazione israeliana in Cisgiordania: nell’aprile 2025 una delegazione di 15 parlamentari sudafricani, affiliati ai partiti PA, ACDP e DA, si è recata in visita nella West Bank, per sostenere la sovranità israeliana sul territorio.

In un sondaggio condotto dal Pew Research Center nella primavera del 2025, è emerso che talvolta in Africa la percentuale di coloro che simpatizzano per lo Stato Ebraico è superiore a quella in Europa: se in Italia il 29 per cento degli intervistati aveva un’opinione positiva d’Israele e il 66 per cento un’opinione negativa, in Sudafrica il 34 per cento aveva un’opinione positiva e il 52 per cento negativa. In altri paesi africani, il dato era ancora più favorevole: in Kenya, il 50 per cento aveva un’opinione positiva d’Israele e il 42 per cento un’opinione negativa, mentre in Nigeria per il 59 per cento era positiva e il 32 per cento negativa.


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