Società moderna
I soliti inossidabili pregiudizi sui Rom
Per molto tempo si è creduto di tutto sui rom. Si è creduto che la lingua che parlano non fosse una lingua vera, ma un modo di comunicare in codice, un gergo criminale. E non era vero. Si è creduto che rubassero i bambini degli altri.


Per molto tempo si è creduto di tutto sui rom.
Si è creduto che la lingua che parlano non fosse una lingua vera, ma un modo di comunicare in codice, un gergo criminale.
E non era vero.
Si è creduto che rubassero i bambini degli altri. Si crede tuttora. Qualche volta ancora si sentono le mamme o i papà gagé dire ai bambini: “non ti allontanare, altrimenti passano gli zingari e ti portano via!”.
Non era vero un tempo e non è vero oggi.
Si è capito, finalmente, dopo diverse condanne ingiuste e altrettanti bambini strappati ingiustamente alla famiglia nel corso dei secoli.
C’è voluta la scoperta dell’esame del DNA perché tutti ne fossero finalmente certi.
Ho saputo di qualcuno che crede ancora che abbiano chissà quali costumi assurdi o addirittura che pratichino l’incesto.
Ovviamente, e ci mancherebbe altro, non è vero.
Insomma, si è creduto e si crede tuttora che, qualsiasi cosa sia fatta dagli zingari, anche la più normale, in un modo o nell’altro nasconderà qualche intenzione truffaldina, o almeno riprovevole.
Addirittura, c’è ancora più di qualcuno che, come l’On. Berrino (era sottinteso, ma, a meno di non voler fare i finti tonti, era chiarissimo a chi si riferisse), si illude che facciano figli “per poter rubare”.
Indovinate un po’?
Non è vero neanche questo.
In realtà è divertente vedere che ci sono partiti che si riempiono la bocca delle chiacchiere sulla famiglia tradizionale pro-vita come ideale tanto astratto quanto vuoto. Poi però quando vedono la famiglia tradizionale pro-vita, quella vera, lì deve esserci qualcosa sotto, il tranello. Sarà di certo una copertura per fregare la giustizia, altrimenti non si spiega.
Invece no, nulla di tutto questo. È un bel popolo quello secondo cui la famiglia è la massima ricchezza umana, perciò più è grande, meglio è, e ogni figlio è sempre un dono, perciò quando ne arriva un altro è festa. A prescindere da tutto.
È il popolo dei bambini, non certo il popolo dei ladri.
“Altrimenti che si vive a fare?”, così dicono.
Ed è la stessa cosa, ovviamente, anche nelle famiglie che con la polizia e i tribunali non hanno mai nulla a che fare. E ce ne sono tante, solo che chi lavora mica lo dice, a lavoro, che è zingaro.
E pure dove non mancano le storie di guardie e arresti, magistrati e avvocati, tribunali e galera, i bambini hanno speranza.
D’altra parte, sono storie vecchie quanto il mondo, e il mondo è fatto di tanti figli che hanno avuto un futuro migliore di chi li ha preceduti.
Di sicuro, nel frattempo, tutti questi figli vogliono stare con mamma e papà, coi nonni e gli zii, coi fratellini e le sorelline, i cuginetti e le cuginette.
Non certo in carcere, dove dovrebbe stare solo chi lo merita, senza che la pena incida più di tanto sulla sfera privata e sulla famiglia.
Non certo in mano allo Stato, i cui esponenti a volte si lasciano andare al più pericoloso degli arbitrii: il giudizio su chi è degno di fare figli e chi no.
E da questo pericolo è bene stare in guardia molto più che dalle mamme delinquenti.
Fatta eccezione per qualche tragedia (tragedia vera, però), non c’è dubbio sul fatto che il posto più sicuro per ogni bambino sia la famiglia, che non è mai perfetta (non lo è neppure se si è incensurati, neppure se si è gagé), ma è il meglio che la vita offre (vi stupirà, ma può persino capitare che un pessimo cittadino sia un ottimo genitore).
I miei amici, ieri sera, nelle kampine o nelle case, più o meno fortunati, si sentivano fortunati tutti.
Stavano insieme a cena, circondati da uno stuolo di parenti e tanti bambini chiassosi, a mangiare tutti insieme qualche cosa di delizioso, a farsi grasse risate (anche sulle sciocchezze dei politici), convinti che ne vale la pena eccome di svegliarsi la mattina presto e spaccarsi la schiena il giorno dopo.
La vita andrà avanti e di bambini ne arriveranno tanti altri, non certo “per andare a delinquere”, ma per tutt’altra ragione:
“Senza la famiglia che si vive a fare?”
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







E tutti quelli dei campi nomadi che non lavorano, di che cosa vivono? E i gruppetti di bambini organizzati che lavorano di squadra per borseggiare i passanti, meglio se turisti? Mai visti? E quella col villone abusivo costruito su terreno abusivo che il comune voleva abbattere e protestava vigorosamente: “Non possono togliermi la casa: ho rubato tanto per farmela!” inventata anche lei da quelli coi pregiudizi? E sulle bambine fatte sposare a 12-13 anni, niente da dire?
La mia avversione nei confronti degli zingari ha purtroppo motivazioni concrete. Specie verso le donne. Indipendentemente da considerazioni personali, trovo in generale che siano dei parassiti che non danno alcun contributo alle società in cui vivono isolati.
Sono stati il mio primo e unico caso di razzismo, anche se adesso si sono aggiunti gli islamici.
la mia esperienza è differente. sono stato vittima di diversi furti operati da bande di rom, furto di roulotte, tre furti con scasso in casa, 2 tentativi andati a vuoto che però hanno lasciato danni importanti.
Commovente. Bellissimo. Educativo. Grazie!
Sono riflessioni molto giuste e condivisibili. Tanti pregiudizi, vero, ma qualche giudizio fondato sui fatti c’è. Forse un minimo di critica costruttiva non farebbe male.
Grazie, Angelica, per introdurre un argomento sul quale c’è tanta ignoranza, e mi ci metto anch’io.
Leggerei qui molto volentieri altri articoli che approfondiscano l’argomento.