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Il decreto sicurezza e il fascismo penale bipartisan

Politica italiana

Il decreto sicurezza e il fascismo penale bipartisan

Alla domanda sul perché il Governo avesse trasformato in decreto legge, con minime variazioni, un disegno di legge sulla sicurezza già approvato da un ramo del Parlamento, il Ministro dell’Interno Piantedosi ha risposto che l’obiettivo era “portarlo a casa rapidamente” — una motivazione che solleva più

Carmelo Palma04/06/2025Aggiornato 06/06/20254 min lettura686 parole

Alla domanda sul perché il Governo avesse trasformato in decreto legge, con minime variazioni, un disegno di legge sulla sicurezza già approvato da un ramo del Parlamento, il Ministro dell’Interno Piantedosi ha risposto che l’obiettivo era “portarlo a casa rapidamente” — una motivazione che solleva più dubbi che chiarimenti sulle reali condizioni di necessità e urgenza.

Bene, oggi sarà contento, visto che è stato convertito in legge con un duplice voto di voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, senza discutere né a Montecitorio, né a Palazzo Madama un solo emendamento.

Per lungo tempo si è ritenuto dubbio che la riserva di legge formale prevista dall’articolo 25 della Costituzione per le norme penali autorizzasse in materia il ricorso alla decretazione d’urgenza, come disciplinato dall’articolo 77, comma 2 della Carta. 

La Consulta in diverse pronunce ha sciolto positivamente questo dubbio, ma ciò ovviamente non toglie che il ricorso al decreto legge sia possibile, anche per le norme penali, solo “in casi straordinari di necessità ed urgenza”, intesi in senso oggettivo e non riferiti alla fretta dell’esecutivo di “portare a casa” un provvedimento pendente in Parlamento.

La barbarie dimostrata dal Governo sul “come” emerge a maggior ragione se si guarda al “cosa” del provvedimento, il cui contenuto coincide con l’introduzione di quattordici nuovi reati e di nove aggravanti, aventi a bersaglio specifiche categorie d’autore: immigrati, drogati, accattoni, detenuti, “zecche”, scippatori …. 

Quella che chiamiamo emergenza sicurezza è in realtà un’emergenza identitaria, che non riflette affatto l’andamento dei tassi di delittuosità (in diminuzione per la stragrande maggioranza dei delitti, a partire dai più gravi, e stabilmente inferiore a quello dei principali Paesi europei) ma esige, attraverso la pena irrogata ai reprobi designati, il risarcimento morale e psicologico del danno che la “brava gente” subisce per il fatto stesso di dovere convivere con loro. 

Questo spiega perché a destra il garantismo galantomistico possa tranquillamente convivere col giustizialismo più belluino nei confronti dei “veri delinquenti”: dietro c’è appunto una vera e propria teoria di classe, secondo cui il diritto penale con le sue garanzie debba sdoppiarsi in base a un principio di meritevolezza sociale. 

Se quest’uso del diritto penale d’autore è indubbiamente caratteristico della tradizione legislativa fascista e nazista, in Italia non è appannaggio esclusivo della destra sovranista, ma è stato utilizzato in modo uguale e contrario anche dal legislatore sedicente progressista nei confronti dei suoi tipicinemici di classe. 

Così si giustifica, ad esempio, l’orgia panpenalistica sui reati contro la pubblica amministrazione o sui reati ambientali. L’idea di fondo è uguale a quella della destra – il diritto penale è l’unico strumento efficiente per rendere la vita impossibile ai nemici della società e fare loro pagare il disagio e il danno che procurano, per il solo fatto di esistere, ai buoni cittadini – ma sono diversi i bersagli umani di questa seduzione totalitaria e solo per il fatto che, in genere, le sue vittime appartengono a fasce sociali più privilegiate il panpenalismo progressista appare meno malvagio. 

Ma il proposito di rendere la vita grama a un drogato in galera o quello di far marcire in gattabuia un presunto corrotto hanno un identico segno, quello della trasformazione del diritto penale del supremo presidio dell’eticità dello Stato.

C’è da sperare che, dopo la giusta riprovazione per le norme ignobili contro i derelitti del decreto sicurezza, il legislatore progressista perderà il piacere di fare ad altri quel che la destra ha fatto loro? Ne dubito fortemente.


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