Antisemitismo
Il Giorno della Memoria regalateci il vostro silenzio
Approssimandosi la rituale scadenza del 27 gennaio, noi di InOltre ci siamo domandati in quale contesto si possa svolgere quest'anno il Giorno della Memoria. La reazione diffusa, al nostro interno, è stata all'insegna di una profonda insofferenza rispetto all'idea che si possa ancora pensare di mescolare



Approssimandosi la rituale scadenza del 27 gennaio, noi di InOltre ci siamo domandati in quale contesto si possa svolgere quest’anno il Giorno della Memoria. La reazione diffusa, al nostro interno, è stata all’insegna di una profonda insofferenza rispetto all’idea che si possa ancora pensare di mescolare quel giorno alla quotidiana campagna di odio e disinformazione verso Israele. Rispetto, per intenderci, allo scenario in cui gli stessi che stanno abboccando, facendosene megafono, all’evidente e premiata guerra comunicativa condotta da Hamas per provocare la planetaria riprovazione verso lo Stato ebraico, celebrino la memoria dell’Olocausto all’insegna magari dell’odiosa individuazione di “ebrei meritevoli” o, peggio, di osceni paralleli con la guerra di Gaza. Di qui la stesura di un appello, rivolto ai sostenitori di certe posizioni, a farci più dignitosamente dono, il 27 gennaio prossimo, del loro silenzio.
Un appello che condividiamo con tutti quanti vorranno riconoscersi in esso e nella richiesta di cui è portatore: basta ipocrisia.
Di seguito il testo del nostro appello.
Nel marzo scorso, in un pezzo dedicato allo svuotamento e al tradimento delle feste di precetto del calendario laico, repubblicano e progressista, ricordavamo qui su InOltre un monito di Elias Canetti. “Nel calendario – scriveva Canetti – con i suoi immutabili anniversari, si riconosce una garanzia per ciò che verrà. Quando tutto va in pezzi, il calendario con i suoi giorni particolari resta l’unica e ultima sicurezza”.
È vero, gli anniversari hanno questa funzione e perciò andrebbero onorati in maniera né routinaria né ipocrita. Perciò immaginare di strappare dal calendario una di queste date particolari rimanda ad una sorta di amputazione, di impoverimento, alla rinuncia improvvida ad una boa di salvataggio.
Eppure, arrivano momenti in cui il livello di ipocrisia, di svuotamento e ribaltamento dei valori asseritamente celebrati supera il livello di guardia oltre il quale si spalanca il baratro dell’oscenità.
Questo livello è stato ampiamente travalicato in relazione al Giorno della Memoria.
È stato bello, in fondo, sforzarsi di superare un certo, inveterato cinismo e credere per un quarto di secolo (la Giornata fu introdotta in Italia alcuni anni prima della corrispondente risoluzione ONU) che tutta quella compunta liturgia repubblicana, quei riti esorcistici accompagnati dal salmodiare solenne e contrito degli stentorei “mai più” fosse in qualche modo sincero ed efficace.
Nessuno di noi si è sottratto alle rievocazioni, alle ricostruzioni, ai reading intrisi di commozione, a tutto ciò che ci si illudeva servisse a chiamare a raccolta gli anticorpi capaci di inverare quell’imperioso “mai più”.
Ora, però, basta.
Ora la decenza impone di prendere atto, per quanto la conclusione possa suonare paradossale, che il rito non ha retto al test di autenticità imposto dal 7 ottobre. Quando è stata l’ora di riattualizzare quel ” mai più”, gli officianti del rito hanno di fatto abiurato.
Ora ci rivolgiamo, quindi, a coloro che hanno cancellato il pogrom di Hamas, a quelli che hanno elevato una strage d’innocenti ad atto di “Resistenza”, a chi ha deliberatamente divulgato le falsità dell’ufficio stampa di Hamas, a chi ha oltraggiato la parola “Genocidio”, a chi ha paragonato Israele al Nazismo, a chi usa Israele per dare fondo al proprio osceno antisemitismo. A tutti costoro chiediamo: tacete nel Giorno della Memoria! Non avete diritto di celebrare una giornata che ricorda il martirio di milioni di donne, uomini e bambini trucidati solo perché ebrei. Se esisteva una Memoria, voi l’avete già tradita.
Un ringraziamento speciale a Stefano P. e Giulio M.
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Il giorno della memoria preso inizialmente per un sincero atto di coscienza della storia dell’umanità, mi ha visto più volte impegnarmi in incontri con studenti per raccontare, spiegare, capire insieme, ma ho sempre visto immancabilmente affiorate anche se silenziosa, un’aurea di diffidenza e a volte di indifferenza, preludio di un antisemitismo latente che fin dai primi anni duemila ho visto prender forma in un appoggio incondizionato alla causa Palestinese. Inizialmente ho pensato ad una scelta di campo perorata da un certo modo acerbo di esser di sinistra, poi ho compreso che l’antisionismo che emergeva non era prodotto da mancanza di conoscenza o distorsione della storia ma il sintomo di una malattia endemica ben più grave. Queste persone rifiutavano a monte di comprendere, prendevano atto della realtà storica ma non giudicavano negativamente la Shoa, non empatizzavano per il popolo ebraico, non ritenevano utile commemorare. Così il 27 gennaio si è trasformato in una giornata in cui nelle scuole al più veniva proposto un film sull’argomento, una prassi inutile che come tutte le imposizioni ha prodotto sempre più insofferenza facendo dilagare il contagio di un vecchio antisemitismo con nuove rinforzate motivazioni.