\n\n\n\n\n\n

Lo statista santo e il populista missionario: due Papi a confronto

Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio si abbracciano durante una cerimonia ufficiale in Vaticano.

Cose di Chiesa

Lo statista santo e il populista missionario: due Papi a confronto

Il mio intento è quello di contrapporre non i due profili degli staffettisti, cioè Ratzinger, uno dei più grandi teologi, filosofi e storici dei nostri tempi, e Bergoglio, il teologo a suon di rumba, direbbe Giuliano Ferrara. Piuttosto confrontare due figure sante su elementi terreni come

Papa Giovanni Paolo II e il cardinale Bergoglio si abbracciano durante una cerimonia ufficiale in Vaticano.
Alessandro Tedesco10/01/2025Aggiornato 21/05/20257 min lettura1.351 parole

Il mio intento è quello di contrapporre non i due profili degli staffettisti, cioè Ratzinger, uno dei più grandi teologi, filosofi e storici dei nostri tempi, e Bergoglio, il teologo a suon di rumba, direbbe Giuliano Ferrara. Piuttosto confrontare due figure sante su elementi terreni come politica, fede e popolarità: papa Francesco, il papa missionario, il populista; l’altro, papa Giovanni Paolo II, il santo, lo statista.

Di Bergoglio sentiamo spesso le sue parole, ma ci ricordiamo di Wojtila? Il papa polacco che esordisce in un italiano sgrammaticato all’annuntio vobis, che da giovane fa l’attore, che scia, che è vittima di un ancora misterioso attentato, che media in territori martoriati da guerre civili, che comprende tra i primi che il comunismo è il male come lo è stato il nazismo conosciuto da ragazzo, capace di essere un opinion leader, ma molto, molto più grande, profondo e stentoreo. Lo ascoltano tutti, lo amano, lo piangono in milioni. Fa la storia, lo fanno santo.

I siciliani, e non solo, non dimenticano le parole con cui Wojtyla ad Agrigento, nel 1993, denuncia la cultura della mafia, una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile. È uno spartiacque.

Il muro di Berlino non sarebbe caduto se non ci fossero state le elezioni del giugno 1989 in Polonia, le prime elezioni semilibere in un paese comunista. Tutto però inizia nel giugno del 1979, quando Karol Wojtilia va in Polonia. “Lì a Varsavia, davanti un milione di polacchi”, ricorda lo studioso di Karol Wojtyla e docente di filosofia Rocco Buttiglione, “dice che con la elezione di un papa polacco la Polonia era chiamata ad essere terra di una responsabilità cristiana particolarmente responsabile”. Un anno dopo, con Lech Wa?esa inizia la epopea di Solidarno??. “Il totalitarismo comunista è sfidato da una rivoluzione cristiana pacifica e non violenta che non sparge il sangue degli avversari ma fa appello alla coscienza degli oppressori.” È la rivoluzione delle coscienze.

E ricorda ancora Buttiglione il golpe di Jaruzelsky nel 1981 quando “è Karol Wojtilia a chiedere a Solidarno?? fedeltà alla non violenza e al dialogo. Più tardi, quando il Muro crolla, è ancora lui a orientare le energie dei popoli verso il perdono, la riconciliazione, la ricostruzione materiale e morale.” Se non ci fosse stato il papa polacco la Polonia e l’Europa sarebbe stata un bagno di sangue.

“È questa la base culturale e spirituale su cui Helmut Kohl costruisce il progetto di una nuova Europa con la riunificazione tedesca, la moneta comune, la edificazione di economie funzionanti e dello Stato di Diritto nei paesi ex comunisti.”

Giovanni Paolo II, che probabilmente non avrebbe mai accettato la definizione di statista, nel suo pontificato, non produce solo grandi effetti politici, anche se lui non fa politica: parla alle grandi passioni che agitano il cuore dell’uomo e facendo questo inesorabilmente cambia i dati di partenza della azione politica.

Karol Wojtyla statista, ma soprattutto filosofo e teologo che parla di fede e passione per la verità e così ridesta l’anima delle nazioni e la fede diventa di nuovo fattore di storia.

Nel Concilio Vaticano II afferma che la guerra è un’esperienza umana profondamente antievangelica. Ma lo stesso Giovanni Paolo II riconosce che “ci sono casi in cui la guerra è un male inevitabile cui in circostanze tragiche non possono sottrarsi neanche i cristiani”.

Sebbene sia vincolante l’imperativo cristiano dell’amore per il nemico, della misericordia, nell’attivo pacifismo di Giovanni Paolo Il non sfuggono le ragioni di avere un “efficace, antievangelico strumento militare per raggiungere obiettivi di pace e di rispetto dei diritti”.

Il senso della vocazione militare è la difesa del bene, della verità e soprattutto di coloro aggrediti ingiustamente”, dice Wojtilia. Questa difesa, garante del bene comune di un popolo, è un presupposto della pace e della concordia tra le nazioni.

Dichiarazioni che nel lungo magistero del papa polacco indicano la giusta visione che la Chiesa ha della guerra e delle condizioni che la rendono, malgrado tutto, giusta.

Il profilo statista di Wojtyla si contrappone al missionario papa Francesco, che interpreta il mandato spirituale evocando l’immagine della Chiesa come “ospedale da campo” e predicando misericordia per gay e divorziati, fino ad ammettere di non essere “mai stato di destra”. Dichiarazioni senza precedenti nella storia del clero che esplodono nel tripudio del politically correct e fanno guadagnare a Bergoglio una centralità nei media di tutto il mondo, oltre che il favore di politici, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo e laici, suggerendo ai governi tematiche che tradizionalmente la Chiesa non sembra contemplare. L’apice è la cover del Time che lo elegge personaggio dell’anno. Contraddizioni, zone grigie, atteggiamenti da guascone si succedono nella sua agenda in un’escalation frenetica: dalla tournée nelle Americhe alla Corea, al pressing sulla politica italiana e estera al Giubileo Straordinario da lui imposto. L’epocale incontro con Fidel Castro in cui chiede la sua conversione, e in visita in Bolivia il presidente Morales che l’omaggia di un crocifisso a forma di falce e martello, un oggetto davvero raccapricciante  che segna uno dei momenti più comici della storia papale. E la bolla papale contro il capitalismo definito “sterco del demonio”, fino alle dichiarazioni pro-LGBT, mai tradotte in un documento pontificio. Del resto è lui che equipara la richiesta dei diritti transgender alle armi nucleari. La famosa “Insulta mia mamma e io ti do un pugno” all’indomani della strage di Charlie Hebdo, alla ricorrente “Con le guerre ci guadagnano solo le industrie militari”.

E giustamente condanna la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, usando parole misericordiose, ma non ne trova per censurare la Russia, mai nomina il criminale Putin, condanna la guerra, e giustifica i razzi da Gaza, sono per la sopravvivenza, anche se condannano gli stessi palestinesi. Ma non si risparmia “La guerra è sempre un fallimento” (ieri, 9 gennaio), forse non lo è il terrorismo, se ne deduce.

Mai usa le sue colorite espressioni per deplorare il massacro di Hamas: tutti colpevoli senza alcuna distinzione. Solidarizza contro il “genocidio” di Gaza e condanna Netanyhau come unico responsabile delle vittime del conflitto post 7 ottobre, questo al deferente cospetto di un fantoccio accademico del criminale regime iraniano.

Papa Francesco idolo del popolo: l’artista Madonna che lo definisce “un papa open minded”, lo stilista Tisci che afferma “lo vorrei tanto vestire”; citato dalla sinistra mondiale e dal nostro Parlamento e delle piazze, dai pacifisti, sa sollecitare il ventre molle del popolo ateo e credente riunendolo sotto l’ombrello di una Chiesa che “rischia di diventare una arrogante organizzazione di settatori e idolatri della sofferenza come chiave universale per aprire le porte dell’ingiustizia e del malvivere ecclesiale e politico.” afferma con lucido cinismo Giuliano Ferrara in un suo recente articolo.

Mentre “Ratzinger e Wojtyla innalzarono il Concilio Vaticano II a una visione teologica sinagogale, unitiva, di affratellamento tra il cristianesimo” e l’ebraismo, Bergoglio, continua Giuliano Ferrara, ha “sostituito la teologia e il pensiero cristiano con l’ideologia, pauperismo ed ecologismo, ha imbruttito e avvilito la Chiesa, se ne sta servendo per promuovere i risvolti più conformisti della sua teo-rumba ispirata al feticcio del popolo”.

Ecco i due papi: uno pragmatico, statista, che attraverso una guida spirituale ha contribuito a smantellare il comunismo, ha partecipato attivamente alla politica sebbene nel suo aspetto sociale e sempre attraverso l’affermazione della fede esponendosi in prima persona; l’altro dal ricco percorso mediatico costellato di “virtuali aperture” verso storiche contrapposizioni politiche e culturali della Chiesa, un papa di sinistra, francescanamente populista. Un papa in chiave moderna, certamente, presente molto presente, un papa davvero social. Un papa dalla spiritualità mondana.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Un pensiero su “Lo statista santo e il populista missionario: due Papi a confronto

  1. Franco dice:

    Ottime osservazioni, spiegazione chiara

    Rimarranno nella bolla di pochi fino a che i nipotini di Barbero o di Cazzullo non lo divulgheranno al grande pubblico?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *