Storia, costume e cultura
Il sovranismo, malattia senile del populismo
Da "Fuga da New York" a "Blade Runner", da "Minority Report" alle saghe di "Matrix", "Hunger Games", "Divergent" e "Maze Runner", per citare qualche titolo, il filone distopico della cinematografia hollywoodiana si è soffermato sulle tendenze autoritarie della democrazia americana. Film di pregevole fattura, alcuni veri


Da “Fuga da New York” a “Blade Runner”, da “Minority Report” alle saghe di “Matrix”, “Hunger Games”, “Divergent” e “Maze Runner”, per citare qualche titolo, il filone distopico della cinematografia hollywoodiana si è soffermato sulle tendenze autoritarie della democrazia americana. Film di pregevole fattura, alcuni veri e propri capolavori, che hanno sbancato il botteghino. Forse anche perché esorcizzavano le paure degli spettatori, non solo d’oltreoceano, nei confronti di scenari apocalittici.
Passando però dai registi agli studiosi del bonapartismo o cesarismo, i più illustri -da Tocqueville a Weber a Franz Neumann- concordano sul fatto che esso è sorto e si è sviluppato in un contesto democratico. Gli Stati Uniti corrono questo pericolo? Per come si stanno mettendo le cose, direi che si tratta di una domanda retorica.
Il filosofo della politica Michael Sandel sostiene che i movimenti populisti, negli Stati Uniti (e non solo), sono una rivolta delle masse contro le élite che si ritengono, per nascita e censo, “la metà migliore” (“La tirannia del merito”, Feltrinelli, 2023). Tuttavia, durante la cerimonia del suo giuramento, accanto a Trump non c’erano gli operai del Michigan, ma gli uomini più ricchi e potenti del pianeta, nessuno dei quali ha mai nascosto la sua ostilità per i sindacati e i diritti dei lavoratori. Come si è realizzata questa “unholy alliance”, questa “alleanza oscena” tra populismo, tecnocrazia e sovranismo?
Facciamo un passo indietro. Pubblicato nel 1935 a Zurigo, “Eredità del nostro tempo” di Ernst Bloch è un magistrale saggio storico-sociologico sul crollo della Repubblica di Weimar e sull’avvento del nazismo. La sua introduzione si intitola “Polvere”.
La metafora centrale del libro è infatti la polvere, che la piccola borghesia in rovina solleva nell’aria e che si diffonde rapidamente in tutto il Reich. Sotto la scura polvere che si alza in un’atmosfera cupa e minacciosa, non c’è una via d’uscita. Il finale, quindi, è già scritto. Mentre l’operaio senza lavoro non guardava più a Mosca, l’impiegato disoccupato si affida al Führer. In Europa, nei primi decenni del Novecento, la rabbia e la paura dei ceti medi impoveriti furono catturate e addomesticate da regimi totalitari.
Oggi sono intercettate e blandite dai movimenti sovranisti e xenofobi che hanno rialzato la testa dopo l’elezione del tycoon newyorkese. Dalla Germania alla Francia, dall’Olanda alla Spagna all’Italia, soffia forte il vento di un neopopulismo che lambisce perfino le coste dell’Inghilterra e della penisola scandinava. Un mix di violenza verbale e isteria collettiva contro il sapere scientifico e la democrazia rappresentativa, l’Unione europea e la casta dei politicanti, la grande finanza e i “poteri forti”.
Nulla di nuovo sotto il sole, perché il populismo non è un’ideologia ma una sindrome basata su due radicate convinzioni: che il popolo sia depositario della verità e che sia, insieme, vittima di raggiri, inganni, persecuzioni. In questo senso, si può ben dire che il populismo è una religione neopagana in cui il popolo è Dio, un Dio che adora se stesso.
Sul fuoco del populismo, poi, soffia la Rete, vale a dire il maggior simbolo della modernità. Grazie al web vengono lanciate crociate contro gli infedeli, i signori della Terra che tessono incessantemente i loro complotti per meglio dominare il mondo degli umili, dei deboli, dei servi della gleba. Mancano le prove e i documenti, ma che importa? La loro assenza, per questi seguaci a loro insaputa dell’esoterismo di Madame Blavatskij, è la migliore conferma che il Male agisce di nascosto.
Morale della favola: da quando la menzogna è così a buon mercato, la verità non ha più alcun valore (Ennio Flaiano). Mala tempora currunt.
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Si, infatti mi ha risparmiato il tempo e la fatica di scriverlo io, grazie.
All’inauguration di Trump il parterre di miliardari era lo stesso di quattro anni fa, e i 450 milioni di Gates alla Harris sono il maggior contributo elettorale nella storia.
Trump non dovrebbe essere sovranista ? E perché ?
L’Europa disconosce i risultati elettorali in Romania e in Georgia, e prepara “conseguenze” nel caso di nuova vittoria di Afd, non è autoritarismo quello della commissione ? Zuckerberg che denuncia le pressioni per censurare il dissenso e chiudere gli account scomodi; i finanziamenti europei e americani a società che diffondevano false informazioni sul clima e sulla sanità: tutto questo non è autoritarismo ?
E la verità quale sarebbe ? Il discorso di Vance ha suscitato criticità perché ha esortato l’Europa a rinunciare alla censura istituzionale chiamata “sorveglianza”; di che autoritarismo parliamo ?
Grazie: mi ha risparmiato il tempo e la fatica di scriverlo io.
L’America aspetta anche te.
Vai in America, ti aspettano con ansia
Tu sei quello specializzato in commenti intelligenti, vedo.
L’onda lunga della stupidità umana…