Antisemitismo
Israele e i suoi rappresentanti banditi dalla Fiera del Levante
"Nessun altro paese è stato interdetto dalle attività economiche e istituzionali della Fiera del Levante”. Quest'ultima riga del comunicato stampa con cui la Nuova Fiera del Levante ha voluto rendere "trasparente" la sua scelta "etica" di escludere lo Stato ebraico dalla prossima edizione della manifestazione dice



“Nessun altro paese è stato interdetto dalle attività economiche e istituzionali della Fiera del Levante”.
Quest’ultima riga del comunicato stampa con cui la Nuova Fiera del Levante ha voluto rendere “trasparente” la sua scelta “etica” di escludere lo Stato ebraico dalla prossima edizione della manifestazione dice molto di più di tutto quanto precede. Molto di più del solito, verboso umanitarismo a senso unico e dell’adesione banalotta e acritica alla narrazione genocidiaria che impregnano il resto del comunicato.
Quella frase finale ha una potenza rivelatrice incomparabilmente superiore a quanto la precede non solo e non tanto per il contenuto discriminatorio della stessa che dovrebbe risultare evidente a chiunque non sia definitivamente ostaggio, sazio e soddisfatto, di pregiudizi.
L’organizzazione della Fiera fa in pratica sapere che nessun paese canaglia che calpesta i diritti umani dentro e fuori i propri confini viene escluso dall’evento fieristico. Sono accoglienti alla Fiera del Levante, sono uomini di mondo, gente che bada esclusivamente al business e quindi ben vengano, tra gli altri, cinesi, russi, iraniani e altri ancora.
E più sono canaglie e più immaginiamo ci verrebbe propinata, in caso di obiezioni, la storiella per cui bisogna “abbandonare le logiche di conflitto” e al contrario sfruttare manifestazioni come la Fiera per “gettare ponti” (metaforici ovviamente, nessuno lo scambi, Dio ce ne guardi e liberi, per un assist al Ponte di Messina).

Solo sui comportamenti di Israele, paese aggredito dal 7 ottobre e impegnato a fronteggiare un attacco potenzialmente mortale su sette fronti (più quello mediatico- reputazionale), ricade un’aura di eccezionalità che impone una scelta “etica” da sbandierare ai quattro venti (è regola inesorabile che quanto meno un moralista ha a che fare con la morale autentica tanto più si crogiolerà nella ” trasparente” rivendicazione delle sue scelte).
Ma, ripetiamo, la potenza rivelatrice di quell’ultima frase non risiede solo, né principalmente, in quel contenuto discriminatorio così sfacciato e, esso sì, davvero trasparente.
No, la chiusura di quel comunicato è disvelatoria per il fatto di esser stata scritta e inserita. È una frase che denota il definitivo abbandono di ogni ipocrita preoccupazione di prevenire e rigettare l’accusa di praticare discriminazioni verso lo Stato ebraico. In un tempo non lontano, il tempo in cui “si portava” molto la sensibilità “stile Giorno della Memoria”, il tempo in cui il catechismo laico-progressista imponeva il rito di contrizione del battersi il petto, recitando la liturgia repubblicana del ” mai più!”, ci si sarebbe interrogati, ipocritamente appunto, sul rischio di prestare il fianco ad accuse di antisemitismo.
Si sarebbe praticata, beninteso, la medesima discriminazione, ma avvertendo ancora la necessità di salvare la forma, di camuffarla magari dietro la screditata foglia di fico dell’antisionismo inteso come altro dall’antisemitismo.
Si sarebbe utilizzato lo stesso criterio di “eccezionalità” e di “specialità ” ora applicato ad Israele, radice inconfondibile di antisemitismo, ma si sarebbe pudicamente cercato di ometterlo. Non ci si sarebbe mai sognati, in altre parole, di rivendicare: guardate che gli altri li accettiamo tutti, ma proprio tutti, tranne Israele.
Ora naturalmente ci racconteranno che abbiamo capito male, che è ingiusto insinuare che la favoletta secondo la quale in Italia non c’è ombra di antisemitismo è appunto una favoletta, per nulla edificante né divertente O magari qualcuno cercherà di spacciare la postilla finale del comunicato come mera notazione burocratico-organizzativa (senza neanche accorgersi di evocare l’Arierparagraph di tragica memoria).
Oppure no. Oppure la preoccupazione di allontanare da sé un certo genere di accuse è ormai talmente desueta e impopolare che nessuno si preoccuperà di smentire l’accusa di antisemitismo. Anche perché, come diceva il Divo Giulio, una smentita è una notizia data due volte. Davvero superfluo, in questo caso.

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Siamo alla follia.
È una marea montante, acqua di scolo che arriva alla gola. È un momento molto buio, ma, riprendendo i versi di Aharon Shabtai, “non ci mozzeremo la mano”.
”
…
L’uomo sarà comprato per un chilo di cetrioli, la donna sarà ciarpame,
andremo ogni mattina al rubinetto a chiedere all’acqua se è davvero l’acqua.
Ruberanno le parole anche a questa poesia, camion interi ne venderanno.
…
Impareremo a separarci dal figlio, dal fratello, …
Non ci mozzeremo la mano, ecco l’amico albero che porge la cetra.”
Ma non si può fare qualcosa? Alcuni suggeriscono di boicottare la Fiera. Io penso invece ad una azione legale. L’antisemitismo è un reato e va perseguito come tale. La Fiera poi si nasconde dietro un suggerimento del
sindaco di Bari (quello delle chiavi della città alla Albanese). Vent’anni di egemonia politica della sinistra ecco a coda hanno portato