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La destra non può liberarsi di Buttafuoco come la sinistra non può liberarsi di Canfora

Politica italiana

La destra non può liberarsi di Buttafuoco come la sinistra non può liberarsi di Canfora

Il caso Buttafuoco e il caso Canfora raccontano una continuità che destra e sinistra preferiscono non guardare: sotto le conversioni di superficie, resta intatta una diffidenza profonda verso l’Occidente liberale, il capitalismo e le istituzioni che pretendono di rappresentarlo. La ragione per cui la destra italiana,

Carmelo Palma14/05/2026Aggiornato 13/05/20264 min lettura772 parole
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Il caso Buttafuoco e il caso Canfora raccontano una continuità che destra e sinistra preferiscono non guardare: sotto le conversioni di superficie, resta intatta una diffidenza profonda verso l’Occidente liberale, il capitalismo e le istituzioni che pretendono di rappresentarlo.


La ragione per cui la destra italiana, dopo l’ennesima sortita pro-putiniana nell’intervista al Fatto, non può congedare per indegnità Pietrangelo Buttafuoco è la stessa per cui la sinistra italiana non può emanciparsi da — un nome per tutti — Luciano Canfora. È la stessa ragione, la stessa situazione, la stessa prigione.

La prigione, ma anche l’inconfessabile comfort zone di un’identità profonda, che può essere, in alcune circostanze e per specifiche convenienze, dissimulata e risciacquata nell’acqua maledetta del conservatorismo o del progressismo mainstream, ma non può essere ripudiata e neppure rimossa, se non al prezzo di un’accusa e un’autoaccusa di tradimento.

La fiamma deve continuare ad ardere, il pugno deve continuare a chiudersi contro l’Anticristo di un “sistema” che, quanto più ostenta connotati di diritto, tanto più nasconde istanze di dominio.

Nella storia italiana c’è un punto di congiunzione tra la destra post-fascista e la sinistra post-comunista più autentico della sanguinosa ferita aperta dalle loro continue e perduranti guerre ideologiche.

E quel punto è il comune rifiuto della logica formale e morale delle società liberal-capitalistiche e delle loro istituzioni, e il comune giudizio sulla intrinseca ingiustizia dei rapporti politico-economici che si instaurano all’interno di un “sistema” di libertà puramente apparenti.

Questa unità profonda della destra e della sinistra italiana esplode in tutta la sua evidenza proprio sui temi internazionali, e non a caso sulla Russia di Putin, perché la guerra all’Ucraina appare l’effetto della globalizzazione imperiale di questo esecrato “sistema”.

Buttafuoco e Canfora raccontano della destra e della sinistra italiana, purtroppo, qualcosa di più vero e tenace delle occasionali conversioni riformiste, di cui la destra e la sinistra attuali rappresentano la nemesi, non la prosecuzione.

La destra di FdI, ricordiamolo, non nasce da Fiuggi, ma contro Fiuggi, contro il “fascismo male assoluto” e le altre encomiabili e disgraziate evoluzioni liberal-conservatrici del finismo.

La sinistra di Schlein, per non parlare delle altre oggi su piazza, nasce contro il PD del Lingotto, prima ancora che contro quello delle Leopolde renziane.

C’è da credere che la superiore resistenza di Meloni rispetto a Schlein a questo riflusso nell’album di famiglia non sia dovuta tanto a una maggiore consapevolezza, ma a una più dura necessità.

Non avrebbe mai potuto fare la presidente del Consiglio di un Paese in crisi e declino perenne, bisognoso di protezioni e garanzie europee, senza provare almeno ad apparire diversa da quella che era e che probabilmente è rimasta: la populista donna, madre e cristiana dell’antieuropeismo bum bum, funzionalissimo a prendere i voti, ma incompatibile col farsi prestare soldi, tempo e credito da interlocutori internazionali mille volte più forti di te.

Forse anche Schlein, che a prima vista sembra decisamente più sprovveduta di Meloni, se fosse a Palazzo Chigi eviterebbe di dar corso a tutte le sciocchezze e le bestialità promesse e proverebbe a barcamenarsi.

Ma anche lei, come Meloni, nella migliore delle ipotesi avrebbe come sola alternativa al fare male il non fare nulla.

Però, nel profondo, anzi nel subconscio, nessuno che voglia interpretare i sentimenti diffusi del suo popolo e mettersene alla guida può, a destra, trattare Buttafuoco come un residuato fascista e, a sinistra, liquidare Canfora come un rottame stalinista.

Il primo continua a raccontare tantissimo di Meloni e il secondo di Schlein.


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2 pensieri su “La destra non può liberarsi di Buttafuoco come la sinistra non può liberarsi di Canfora

  1. Claudio dice:

    C’è un diffuso pregiudizio di alcuni contro l’occidente e il liberalismo che ha radici antiche, risale almeno alle guerre persiane, epoca in cui l’equivalente dell’Europa odierna era la Koiné greca, e i “virtuosi” contro l’autoritarismo orientale si chiamavano “lega di Corinto”. Ideologicamente, il fascismo e il comunismo, con le debite differenze nel progetto sociale -nel primo caso dichiaratamente autoritario, nel secondo teoricamente egualitario- predicano la prevedibilità sociale, quello che non piace della democrazia sono i destini ondivaghi dell’arbitrio popolare ed elettorale; viene predicata la “stabilità” del governo come un valore dogmatico, mentre è proprio l’instabilità dinamica a rendere il sistema democratico una società in continua evoluzione, qualcosa che sfugge all’idea di controllo pianificato. A questo si aggiunga che concetti come “destra” e “sinistra” sono propri delle democrazie liberali: dove c’è il partito unico il problema non si pone. Il potere è conservativo e conservatore, pertanto, a prescindere dal vessillo sventolato, tecnicamente sempre di destra.

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