Propaganda propal
La propaganda di Hamas vince se si accetta di venirci a patti
Qualche considerazione su ciò che sta accadendo e su ciò che – ne sono semplicemente certo, e nessuno e nulla può distogliermi da questa certezza – mi pare diffusamente trascurato. Ciò che è successo è che Israele, contro difficoltà incommensurabili, contro tutta la comunità internazionale, stava



Qualche considerazione su ciò che sta accadendo e su ciò che – ne sono semplicemente certo, e nessuno e nulla può distogliermi da questa certezza – mi pare diffusamente trascurato.
Ciò che è successo è che Israele, contro difficoltà incommensurabili, contro tutta la comunità internazionale, stava vincendo la guerra segnando i punti contro le forze terroristiche che occupavano il Libano, contro l’Iran, stava vincendo dopo aver messo in ginocchio Hamas e i suoi alleati occidentali e della cooperazione internazionale.
A fronte di quel collasso, il terrorismo palestinese, con la complicità della comunità internazionale, dell’Onu, del grosso dei paesi occidentali, Italia compresa, ha deciso di porre in attuazione aggravata ciò che rivendica da sempre: l’uso dei propri civili come arma di guerra.
Dopo 20 mesi di propaganda sulla presunta carestia, e davanti al pericolo di essere estromessa dal business degli aiuti, Hamas, con la complicità di tutta la stampa, di tutte le organizzazioni internazionali, di una moltitudine di Stati occidentali, Italia compresa, ha deciso di usare in modo ancora più truce la popolazione civile.
Ha programmato e attuato il massacro della popolazione civile nel quadro di una situazione nuova: quella determinata dalla cessazione del monopolio dell’Onu e di Hamas nella distribuzione degli aiuti.
Hamas, con i suoi alleati occidentali, Italia compresa, ha fatto un salto di qualità: non bastava più l’esposizione dei civili alle operazioni belliche e antiterroristiche di Israele. Non bastava perché questo disegno si è rivelato fallimentare. E contro questo disegno Israele stava vincendo, aveva vinto.
Aveva vinto avendo deciso, dopo aver visto le immagini del 7 ottobre, di voler combattere e vincere la guerra alle condizioni poste da Hamas: e le condizioni poste da Hamas erano la distruzione di Gaza e il massacro dei civili. Molti, troppi, hanno attribuito a un “errore“, quando non a un crimine, che Israele avesse accettato di combattere la guerra scatenato da Hamas alle condizioni poste da Hamas. Non era un errore.
Era un orrore deciso da Hamas e accettato da Israele perché non accettarlo avrebbe rappresentato la fine dello Stato ebraico.
Con la revoca del monopolio dell’Onu e di Hamas sugli aiuti, garantito dalla comunità internazionale, Italia compresa, era alle viste la fine del potere latifondiario di Hamas sulla Striscia, il potere garantito dalla comunità internazionale, Italia compresa.
Davanti a quell’ipotesi di frantumazione definitiva, Hamas, con il supporto delle agenzie dell’ONU, ha deciso di porre a compimento, accelerandone lo sviluppo e moltiplicandone la portata, il programma di utilizzo dei civili. Come Khomeini nella guerra con l’Iraq, come la Germania nazista con il reclutamento dei quattordicenni.
La differenza sta soltanto nel fatto che ora non ci sono le trincee irachene su cui far saltare i bimbi iraniani, non ci sono i tank alleati contro cui mandare i bimbi tedeschi coscritti per difendere le casematte naziste: ci sono i punti di distribuzione degli aiuti contro cui mandare torme di affamati, infestate di terroristi, per avere la strage quotidiana da addebitare non a Israele, non al governo di Israele, non a Netanyahu.
Ma allo Stato degli ebrei, al popolo ebraico, agli ebrei cui si riconosce il diritto di non essere molestati a patto che ripudino l’unico e ultimo posto in cui gli ebrei possono vivere magari sotto le bombe dei nazisti di Gaza, dello Yemen, del Libano, dell’Iran, ma almeno senza dover chiedere il permesso di vivere.
Bisognerebbe rileggere i diari di Herzl. Lui non ebbe il tempo di vedere la catastrofe che si stava preparando e che aveva preconizzato. Pochi stanno capendo ciò che succede. E anche tra i pochi che ne hanno un vago, poco digerito sentore, si sta sfibrando – io credo per inintelligenza delle cose – si sta esaurendo il precario afflato di solidarietà su cui pure alcuni facevano affidamento (a mio parere indebitamente).
È già troppo tardi. Sarà più che troppo tardi, sarà peggio che troppo tardi, se non si capisce che ogni bambino, ogni madre, ogni civile di cui – tanto più oggi – si fa uso contro Israele, legittima il programma comune – condiviso anche dal nostro paese sulla scorta della campagna della comunità internazionale e delle agenzie terroristiche dell’Onu – il programma comune, dicevo, di rimettere gli ebrei nei ghetti negando loro il diritto di avere uno stato con un esercito che lo difende.
Di questo si tratta. Un obiettivo che Hamas, con i suoi complici occidentali, Italia compresa, persegue dopo 20 mesi di inutile campagna e – visto il fallimento di quel tentativo – mettendo a disposizione masse di civili contro i ragazzi del popolo in armi di Israele.
Il punto è solo questo. Il punto è un minuscolo Paese, abitato da una infima minoranza, di cui ora si vuole, ora si accetta, la distruzione.
Il paese tra i più democratici al mondo, Israele, condannato come se fosse una tirannia genocidiaria. Perché è il paese degli ebrei. L’esercito forse più morale del mondo, l’esercito israeliano, condannato come l’esercito genocidiario.
Perché è l’esercito dello stato degli ebrei. I ragazzi e le ragazze che combattono e muoiono combattendo contro i nazisti di Gaza sono i ragazzi e le ragazze che la comunità internazionale, Italia compresa, dileggia e tratta da assassini di bambini.
Questa propaganda vince se si accetta di venirci a patti. E venirci a patti, a mio sommesso ma fermo giudizio, è anche solo sottovalutarne la portata.
Oggi una cara amica, esasperata da certe mie insistenze scambiate per ossessioni, mi domandava: “Ma scusa, ma secondo te sono proprio tutti tutti tutti antisemiti?”. Le ho risposto domandandole se avrebbe avuto senso fare e farsi una domanda del genere, in Italia, nel 1941.
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La risposta comunque è sì, sono antisemiti. Proprio tutti tutti tutti.
Dolorosamente vero. Io ho 66 anni, non pensavo (speravo) di dover rivivere gli incubi dei miei genitori e nonni.
Hazak, v’ematz, quanta disperata volontà ci vuole.