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La questione della colpa terrorista. Il 2 agosto permanente di Bologna e dell’Italia

Politica italiana

La questione della colpa terrorista. Il 2 agosto permanente di Bologna e dell’Italia

Nel polveroso presepe antifascista apparecchiato come ogni anno il 2 agosto a Bologna non potevano mancare le polverosissime doglianze circa il mancato riconoscimento da parte della destra della matrice fascista della strage alla stazione del 1980.  Paolo Mieli ha giustamente notato che il giochino di esigere dai discendenti

Carmelo Palma07/08/2025Aggiornato 06/08/20255 min lettura886 parole

Nel polveroso presepe antifascista apparecchiato come ogni anno il 2 agosto a Bologna non potevano mancare le polverosissime doglianze circa il mancato riconoscimento da parte della destra della matrice fascista della strage alla stazione del 1980. 

Paolo Mieli ha giustamente notato che il giochino di esigere dai discendenti dei “neri” ciò che è irriguardoso chiedere agli epigoni dei “rossi” avrebbe anche scocciato. 

Nessuno va da Schlein o Fratoianni, ogni 9 maggio che Dio manda in terra, a chiedere loro di esecrare l’omicidio comunista di Aldo Moro e di pronunciare il mea culpa per l’ignominioso aggettivo, con cui pure le Brigate Rosse si qualificavano. 

Non si capisce in base a quale logica, ogni 2 agosto, Schlein, Fratoianni e tutto il cucuzzaro progressista si riuniscano per intimare a Meloni di bestemmiare l’aggettivo, con cui si qualificavano quanti la giustizia ha riconosciuto come responsabili della strage.

Sempre a proposito di simmetrie politicamente scorrette, non si capisce neppure per quale ragione logico-morale mettere in dubbio le sentenze di colpevolezza dei terroristi neri sia un oltraggio all’identità antifascista della nazione, mentre criticare i processi che hanno condannato veri o presunti terroristi rossi sia un esercizio legittimo di libero pensiero e garantismo militante. 

Nel caso di specie – mi rendo conto che la cosa non smuova il tetragono fanatismo dei rossi e dei neri sulle questioni di giustizia, anche in questo uguali come gocce d’acqua – il minimo, davvero il minimo che si può dire è che il caso Mambro-Fioravanti su Bologna è una sorta di caso Sofri-Bompressi-Pietrostefani al quadrato e che i processi che hanno portato alla condanna dei primi non sono stati, nello svolgimento e nell’esito, meno scandalosi di quelli che hanno portato alla condanna dei secondi. Scandalosi, ovviamente, per chi abbia un’idea liberale del diritto e del processo penale e non pensi che le sentenze debbano ufficializzare la storiografia ufficiale e ufficiosa sui mali della nazione.

La degradazione del bipolarismo ideologico nel sistematico rinfaccio di colpe e delitti passati in giudicato e ripescati dai casellari giudiziari come mezzi di lotta politica non è però certo in Italia una prerogativa della sola sinistra. La destra, sia pure con un minore apparato mediatico a disposizione, fa da sempre la stessa cosa, per le stesse ragioni, con gli stessi metodi, anche in questo palesando come gli estremi alla fine si assomiglino e si piglino e le culture politiche vadano giudicate più dai mezzi che prediligono che dai fini dichiarati. 

Il cuore del fascismo non è il nazionalismo imperiale, ma lo squadrismo eletto a ideologia d’ordine. Il cuore del comunismo non è la rivoluzione proletaria, ma il clericalismo ideologico e la macchina delle doppie verità.

Nello stracciamento di vesti permanente su chi debba condannare cosa, si perde l’essenziale, cioè che il terrorismo nero e quello rosso avevano più somiglianze che differenze, che vanno fatte risalire non solo alle degenerazioni estremistiche, ma alle forme per così dire “istituzionali” dell’ideologia fascista e di quella comunista.

Basti pensare al culto della violenza politica, al disprezzo per il parlamentarismo borghese e per il rule of law, all’idea organicistica e anti-individualistica della giustizia storica e di quella sociale e alla mitologizzazione delle avanguardie rivoluzionarie. Le ragioni per cui persone tutt’altro che mostruose, animate semmai da ideali generosi, entravano nelle sedi del PCI e del MSI mettendosi al servizio di ideologie che premettevano vendetta e vittoria, non erano così diverse dalle ragioni che convinsero alcuni di loro ad uscire da quelle sedi per iniziare a sparare.

Post fascisti e post comunisti tendono a spiegare il fenomeno terroristico come una forma di ribellione e tradimento della linea democratica del MSI e del PCI e sostengono che a provare la distanza siderale di camerati e compagni che sbagliavano dal popolo della destra e della sinistra fu proprio il contributo che MSI e PCI diedero alle politiche dell’emergenza e della fermezza. 

Mi pare più credibile ritenere che questa scelta rispecchiasse invece l’opportunismo demagogico, con cui negli anni di piombo tutta la politica italiana ha usato il fenomeno terroristico e, soprattutto, l’esigenza esistenziale, comune a fascisti e comunisti, di reprimere queste forme di ribellione interna dagli esiti potenzialmente esiziali per l’establishment e la reputazione democratica dei rispettivi partiti. 

In ogni caso, è proprio il 2 agosto permanente di Bologna e dell’Italia a dimostrare che la questione della colpa terrorista è ben lungi dall’essere elaborata a destra come a sinistra con spirito di verità.


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