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La speranza che le minacce globali si dissolvano non è una strategia

Prospettive geopolitiche

La speranza che le minacce globali si dissolvano non è una strategia

L’ordine mondiale non esiste più! Ciò che ritenevamo essere un precario, tutto sommato pacifico equilibrio globale garantito dalla “pax americana”, arricchito ideologicamente dalla presenza progressista delle Nazioni Unite e per gli europei fondato sulla (e protetto dalla) rassicurante postura di deterrenza e difesa della NATO è

Mario N. Greco19/06/2025Aggiornato 18/06/202510 min lettura2.150 parole

L’ordine mondiale non esiste più!

Ciò che ritenevamo essere un precario, tutto sommato pacifico equilibrio globale garantito dalla “pax americana”, arricchito ideologicamente dalla presenza progressista delle Nazioni Unite e per gli europei fondato sulla (e protetto dalla) rassicurante postura di deterrenza e difesa della NATO è semplicemente svanito.

Ed è scomparso per cause globali concorrenti che includono:

  • la nascita di movimenti nazional populisti, nel mondo liberal-democratico occidentale, che ha portato gli Stati Uniti, a non identificarsi più come potenza globale leader di paesi alleati, tutti assieme difensori di valori comuni e garanti ultimi degli equilibri geopolitici, già precari.
  • Altri attori una volta di secondo piano od inseriti nel gioco complesso delle alleanze e del multilateralismo, che ora aspirano ad un ruolo di potenza regionale approfittando del crollo della tenuta delle relazioni transatlantiche, della accentuazione del multipolarismo e della competizione strategica globale.
  • L’estremizzazione dell’impatto della globalizzazione esacerbato dalla convergenza delle tecnologie emergenti quali intelligenza artificiale, Quantum, big data, potenziamento umano attraverso biotecnologie ed ingegneria genetica.
  • L’allineamento “maligno” di poteri statuali autocratici e teocratici, a livello geopolitico e strategico, che ha portato dalla stessa parte la Federazione Russa, La Repubblica Popolare Cinese, La Repubblica Popolare della Corea del Nord e la Repubblica Islamica dell’Iran.

Dunque, il multilateralismo nelle relazioni internazionali si è dissolto proprio come prima conseguenza dello sgretolamento dell’ordine globale. Sono ritornate in auge le mire imperiali di attori anche solo regionali ed i rapporti di forza (economici, politici e militari) tornano a determinare la possibilità di un (dis)equilibrio geo-politico e strategico globale.

Europa, Unione Europea ed Occidente plasmano il proprio futuro ad Est.

Il 9 maggio scorso l’Europa si è ritrovata a Kiev per celebrare sé stessa.

Soprattutto per confermare all’Ucraina il proprio supporto politico, economico, militare ma più di tutto morale a valoriale alla lotta di resistenza contro l’invasore russo e per la libertà senza condizioni di sudditanza, nel momento in cui gli Stati Uniti hanno chiaramente adottato una posizione molto più sfumata, contradditoria, mercantilista e fluida nei confronti dell’aggressore. Forse anche tollerante.

Negli stessi giorni Il 17° Kiev Security Forum (KSF) organizzato dalla Fondazione “Open Ukraine” di Arseniy Yatsenyuk, ha offerto un’opportunità eccezionale per ascoltare brillanti analisti, imprenditori globali, innovatori tecnologici, alte cariche militari e diplomatici provenienti da tutto il mondo per rafforzare la comune visione su come, insieme, il mondo libero abbia ancora la possibilità di opporsi al totalitarismo e al dispotismo che stano sfidando i principi fondanti dell’Occidente liberal-democratico ed hanno, di fatto, contribuito allo sfaldamento dell’ordine globale, da ultimo con la (in)consapevole indecisione della nuova amministrazione americana.

È parso evidente agli occhi di tutti, in quella occasione, come l’Ucraina nonostante la situazione veramente difficile in cui si trova da più di tre anni, sia una giovane democrazia compiuta, resiliente e dinamica che si oppone con forza strenua al suo aggressore, con il sostegno ininterrotto dei Paesi amici e partner. Le generazioni più giovani stanno sostenendo lo sforzo bellico con creatività, ingegno, innovazione, spirito imprenditoriale ed ammirevole, incrollabile europeismo. Un esempio che dovrebbe far riflettere i coetanei europei e d’oltre oceano. Uno di loro mi ha detto: “noi sappiamo che la libertà non è gratuita. Noi rimaniamo qui per pagarne ognuno il prezzo chiesto!”

Sebbene le democrazie possano talvolta agire lentamente, la loro forza – quando coese – è senza pari ed in questa prospettiva finalmente emerge il pensiero comune che la strategia di lungo periodo, efficace in uno scontro strategico sulle divergenti visioni circa l’assetto del mondo di domani, non può essere rappresentata dalla speranza che le minacce globali si dissolvano per intervento divino, arte diplomatica o pacifismo ideologico.

L’ambiente strategico si trasforma in un campo di battaglia spesso invisibile.

L’ambiente strategico – che comprende la dimensione politica, militare, economica, sociale, informativa, accademica, della ricerca, sviluppo ed innovazione – è in continuo rapidissimo cambiamento. Queste aree di sviluppo e taluni dominii interagiscono sempre più intensamente, evidenziando le connessioni tra il settore privato, la società civile e, in misura sempre crescente, il settore pubblico.

In Ucraina, alle porte dell’Europa, assistiamo alla convergenza di guerra ibrida, cognitiva e digitale in un campo di battaglia incentrato sulla percezione, che diventerà il fulcro delle future operazioni e dei conflitti moderni.

L’evoluzione della natura del combattimento e della guerra hanno trasformato le ostilità in conflitti caratterizzati contemporaneamente da azioni di logoramento, dall’uso di armi ad alta tecnologia di qualsiasi tipo (sempre più a controllo remoto o a comando e controllo autonomi), da operazioni ibride, da una profonda mobilitazione sociale e coinvolgimento della società civile.

Stiamo entrando in un nuovo ambiente operativo poliedrico che trascende i limiti dei campi di battaglia tradizionali e dei conflitti convenzionali, trasformandosi in uno spazio di battaglia altamente complesso, a spettro completo e multi-dominio, sempre più invisibile.

In altre parole, questa transizione fonde capacità militari tradizionali, altre a forte contenuto tecnologico ed innovativo, economiche, informatiche e militari in un continuum di prospettiva strategica e pianificazione che anticipa, immagina ed evidenzia la necessità esistenziale di pensare nuove strategie integrate, multidimensionali e multi-dominio.

Oggi, la storia ed il futuro dell’UE si plasmano sui campi di battaglia visibili e invisibili dell’Ucraina, e la conoscenza consapevole della nostra storia è fondamentale anche per evitare gli stessi errori commessi nel passato.

Serve una capacità di valutazione strategica integrata.

In questo contesto strategico, è di fondamentale importanza per l’Unione Europea, per l’Europa, per l’Occidente liberal democratico, ripensare il processo politico decisionale potendo disporre di una capacità di pianificazione politico-strategica di lungo termine, che prescinde dai cicli elettorali e dagli umori delle opinioni pubbliche o degli influencer multimediali dell’infosfera, per contenere, respingere e sconfiggere la Russia e scoraggiare ogni altro ipotetico avversario globale.

“The hard power is back!” I rapporti di forza ed i fattori di potenza determinano il posizionamento dei protagonisti nella competizione strategica o la loro totale irrilevanza.

Ed allora, se immagino per un attimo “una visione di prospettiva per il futuro dell’Ucraina quindi dell’Unione Europea, dell’Europa e del mondo libero, non posso prescindere dall’idea che si debbano ripensare gli obiettivi chiave e le metodologie per la pianificazione politico-strategica a lungo termine.”

È necessario trasformare e far evolvere tali processi verso la capacità di “percepire, adattare e modellare” gli infinti scenari multiformi. Il continuum, quindi, riguarda la costruzione di percorsi decisionali flessibili ricercando l’agilità strategica in ambienti operativi sempre più complessi, in cui “essere pronti a tutto” rappresenta il vero vantaggio competitivo.

E’ imprescindibile disporre di valutazioni strategiche integrate che supportino un processo di pianificazione flessibile, rapido e fondato sulla prospettiva che innumerevoli futuri possano verificarsi, non sulle previsioni fondate su dati storici, database e rilevazioni statistiche. I futuri impossibili sono quelli che poi si realizzano!

Questo approccio decisionale innovativo e flessibile è pensato per sostenere, facilitare ed orientare le decisioni strategiche che l’Ucraina e i suoi partner sono chiamati a adottare, al fine di proteggere la sovranità del Paese e la sicurezza a lungo termine dell’Europa.

L’assenza di una leadership Occidentale.

L’attuale contesto globale è caratterizzato da un panorama strategico frammentato, competitivo, da una crescente incertezza geopolitica, da una rivalità sistemica e dall’erosione dell’ordine internazionale liberale.

Gli Stati Uniti non svolgeranno più il ruolo di fulcro della sicurezza transatlantica e di garante dell’ordine liberal democratico globale che hanno assolto sino a qualche tempo fa e probabilmente recederanno progressivamente dal loro impegno politico e militare nei confronti della Alleanza Atlantica. Washington, anche con la nuova amministrazione repubblicana, sta’ ricalibrando la propria politica estera per orientare le priorità strategiche verso l’Indo-Pacifico con una postura globale più opportunista e mercantilista.

Diverse recenti analisi delle tendenze geopolitiche, dei messaggi rilasciati ad uso interno circa la propria politica estera e degli avvenuti cambiamenti strutturali nelle relazioni internazionali, suggeriscono che Washington stia conducendo una rivalutazione significativa degli impegni di lunga prospettiva nei confronti della NATO. Non si tratterebbe ancora di un riorientamento politico, ma il cambiamento di tono e di posizione è significativo e di grande rilevanza, mentre l’Europa si prepara, non senza qualche timore, per il vertice NATO di fine giugno.

Questo cambiamento risponde anche all’ascesa di una Cina percepita più assertiva, che sfida l’architettura globale a guida statunitense attraverso la competizione economica, tecnologica e la militarizzazione regionale.

Di conseguenza, l’ampiezza di banda strategica di Washington è sempre più ristretta ed orientata a contenere la Cina e a competere con essa (rifuggendo purtroppo dalla cooperazione su materie di interesse comune), rafforzando le alleanze nel Pacifico meridionale, come il Quad (Australia, India e Giappone) l’AUKUS (Australia e Regno Unito) e ponendo meno enfasi sui tradizionali quadranti strategici incentrati sull’Europa (NATO), Medio Oriente, Nord Africa e Grande Levante. Discorso a parte andrebbe fatto per i Paesi del Golfo Persico.

Il coraggio dei decisori politici.

Questo riorientamento lascia l’Europa (Unione Europea e Regno unito) esposta e alla ricerca di coerenza geopolitica. Nonostante gli impegni retorici all'”autonomia strategica”, l’Unione Europea continua a lottare contro la frammentazione interna, gli interessi nazionali contrastanti e la mancanza di capacità di hard power. Mentre la guerra in Ucraina ha unito il blocco europeo nel suo sostegno a Kiev e nelle sanzioni contro la Russia, permangono divisioni sugli impegni di difesa a lungo termine, sulla politica energetica e sulle relazioni con la Cina.

L’assenza di una posizione politica coerente, credibile e coraggiosa mina la capacità dell’UE di agire come credibile attore strategico globale. In questo contesto, il coraggio politico diventa una lente fondamentale attraverso cui valutare la leadership.

I decisori coraggiosi sono coloro che agiscono con chiarezza di principio in difesa dei valori liberal democratici, anche quando tali azioni comportano costi politici, economici o strategici significativi.

Non sono semplicemente reattivi, ma proattivi. Non appaiono incerti ed accomodanti verso il “più forte di turno” bensì determinati nel perseguire obiettivi chiari per il bene comune e sono disposti a guidare il proprio paese od una coalizione “ad hoc” in situazioni ambigue, ad assumere posizioni impopolari e a rinunciare a vantaggi di breve termine per sostenere l’integrità strategica a lungo termine.

Le caratteristiche di una leadership politica coraggiosa.

  • Accettazione e gestione del rischio strategico (elettorale, economico, diplomatico o legato alla sicurezza) in difesa dei principi e valori irrinunciabili. Ciò include opporsi ai regimi autoritari anche quando ciò comporta il rischio di ritorsioni, rimanere fermi sui diritti fondamentali e resistere alle pressioni volte a compromettere i valori democratici in nome di vantaggi opportuni.
  • Coerenza e integrità etica dato che, il coraggio non è episodico anzi esso è radicato in un quadro morale coerente. I leader che applicano principi morali e valori in modo coerente, indipendentemente dal fatto che il competitore sia un avversario o un partner strategico, dimostrano la chiarezza etica necessaria per la credibilità sulla scena internazionale.
  • Una leadership coraggiosa, grazie ad una visione di prospettiva (di lungo termine) si assume la responsabilità politica di sacrificare gli interessi a breve termine in favore della stabilità strategica a lungo termine.
  • Attraverso la trasparenza verso l’opinione pubblica, i leader coraggiosi non nascondono la posta in gioco. Condividono con i cittadini difficili conversazioni sui compromessi geopolitici, sul costo della difesa dei valori liberali e sulla realtà dei cambiamenti di potere globali, anche quando queste verità possono essere impopolari o politicamente rischiose.

Implicazioni per la strategia transatlantica e globale.

La crescente asimmetria tra l’attenzione rivolta dagli Stati Uniti all’Indo-Pacifico e la frammentata posizione geopolitica dell’Europa sui grandi temi globali, solleva interrogativi cruciali sul futuro dell’ordine liberale.

Con la virata di Washington verso l’Asia ed il Sud Est Pacifico, una leadership coraggiosa in Europa – dotata di processi decisionali e di tecnologia di altissimo profilo capace di facilitare ed accelerare tali processi – diventa essenziale, non solo per la condivisione degli oneri derivanti, ma anche per la coerenza ed autonomia strategica.

In definitiva, una leadership politica decisa non si definisce solo con l’assertività, ma anche con la capacità di agire sotto pressione secondo i propri principi, di allineare le politiche ai valori fondamentali e di guidare la comunità attraverso l’incertezza.

In un’epoca in cui i regimi autoritari sfruttano l’ambiguità e le frammentazioni, il coraggio di assumere decisioni difficili, dolorose ed impopolari, basato sui valori e principi non negoziabili potrebbe essere la risorsa più strategica di cui dispongono le democrazie.

Tutto sommato, la coesa reazione durante la pandemia di Covid 19 e più tardi verso l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina ci lasciano un barlume di speranza. Ma la speranza non è una strategia!


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