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L’Antisemitismo è un pessimo consigliere

Antisemitismo

L’Antisemitismo è un pessimo consigliere

Di chi si serve Corbyn per tornare sotto i riflettori in Gran Bretagna e preparare l’assalto alla leadership del primo ministro? Di una mussulmana, Sultana, star dei social media.Chi he vinto le primarie democratiche per il sindaco di New York? Mandami, un mussulmano che vorrebbe aprire

Ilaria Borletti15/07/2025Aggiornato 14/07/20253 min lettura632 parole

Di chi si serve Corbyn per tornare sotto i riflettori in Gran Bretagna e preparare l’assalto alla leadership del primo ministro? Di una mussulmana, Sultana, star dei social media.
Chi he vinto le primarie democratiche per il sindaco di New York? Mandami, un mussulmano che vorrebbe aprire i confini e non solo della città, abolire la polizia e mettere sulle spalle dei cosiddetti ricchi tutto il costo dei servizi sociali.


Naturalmente quello che lega tutte queste proposte politiche, se così si possono chiamare, è l’antisemitismo ormai fuori controllo in Occidente e certamente fomentato da una corrente di pensiero che ha facilmente sovrapposto l’attuale governo di Israele, unico responsabile delle tragedie mediorientali, con gli ebrei.

Secondo la più diffusa opinione woke, sostenuta con entusiasmo dalle comunità mussulmane, i problemi del mondo sono semplificatili in pochi slogan: l’Occidente non esiste, la sua storia è cancellata perché imbevuta solo di razzismi e soprusi, le crisi mondiali sono dovute alle lobby di potere ed ebraiche e l’unica possibilità di sopravvivenza è la cancellazione di un sistema, il nostro, che è responsabile di tutti i mali del mondo.

Questa narrazione che evidentemente non tiene conto di secoli di storia, di progressi scientifici, umanistici, culturali che hanno portato alle nostre democrazie tuttora assenti in buona parte del mondo e soprattutto di quel mondo che oggi ci mette sotto accusa, viene accolta da alcuni esponenti politici occidentali come l’unica per contrastare gli attuali populismi di destra.


Non si levano mai critiche ai regimi totalitari che in Medioriente sfornano non solo società disuguali e intrise di povertà e attanagliate dall’ignoranza e che spingono l’integralismo islamico verso mete sempre più estreme.

Non si levano mai voci che difendono il senso delle nostre democrazie che non è quello di confondere tolleranza, apertura, integrazione con la cancellazione di un’identità che ha secoli di storia e che certo ha scritto pagine di sangue, ma il cui risultato sono le nostre Costituzioni, compreso quella europea, che rispettano quei principi di uguaglianza e di libertà sconosciuti nel mondo arabo.


I 15 milioni di ebrei nel mondo sono ormai visti come i veri nemici di un futuro equo e pacificato: a nessuno interessa la marea montante di quell’integralismo religioso di matrice islamica che conta centinaia di milioni di persone il cui obiettivo dichiarato è la cancellazione di chiunque non appartenga a quella fede.

Se si accusano gli ebrei del mondo di essere responsabili della politica di Netanyahu, non si può accusare i gazawi di condividere la politica di Hamas diventati gli eroici paladini della difesa dei diritti dei palestinesi, scordando così sia la loro matrice terrorista che l’ambiguo atteggiamento di tutti i paesi arabi nei confronti di quel popolo, atteggiamento che ha trovato la sua espressione in ciò che è avvenuto in Giordania e che porta il nome di Settembre nero.


Possiamo quindi concludere con una nota purtroppo di grave pessimismo: se la risposta ai populismi di destra è quella di un populismo di sinistra intriso di antisemitismo allora sì, il futuro dell’Occidente è gravemente in pericolo e la luce di un periodo meno drammatico si allontanerà sempre di più fino a spegnersi del tutto.


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