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L’Europa al bivio fra autonomia strategica e irrilevanza

Europa

L’Europa al bivio fra autonomia strategica e irrilevanza

La sicurezza europea e il ruolo della NATO Questa sfida esistenziale alla sicurezza europea e alla stabilità globale coincide con la crescente incertezza riguardo l’atteggiamento degli Stati Uniti all'interno della NATO, culminata con il Summit tenutosi a L’Aja lo scorso giugno, durante il quale gli Alleati

Mario N. Greco29/08/2025Aggiornato 28/08/20255 min lettura1.080 parole
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La sicurezza europea e il ruolo della NATO

Questa sfida esistenziale alla sicurezza europea e alla stabilità globale coincide con la crescente incertezza riguardo l’atteggiamento degli Stati Uniti all’interno della NATO, culminata con il Summit tenutosi a L’Aja lo scorso giugno, durante il quale gli Alleati europei, più il Canada e la Turchia, hanno aderito alla richiesta di Washington di incrementare sino al 5% del PIL le spese nazionali in capacità militari, infrastrutture e sicurezza estesa. 

Decisione adottata accettando una “imposta” predilezione verso prodotti e sistemi d’arma fabbricati dalle maggiori multinazionali americane del settore. Una nuova declinazione di politica estera, mercantilista, opportunista e nazionalista allo stesso tempo. Kiev, in questo particolare “pezzo” di scenario, è vittima del sistema di negoziazione ed utilizzatore finale di parte dei sistemi d’arma in via di acquisizione, allo stesso tempo e senza scampo!

L’incertezza sulla reale postura geopolitica dell’alleato di Washington si è accentuata con la messa in scena del “summit” di Anchorage in Alaska, lo scorso 15 agosto 2025, tra il Presidente degli Stati Uniti d’America e il Presidente della Federazione Russa. Incontro apparentemente organizzato per trovare una soluzione negoziale diplomatica alla guerra in corso, ma senza invitare l’Ucraina, nazione aggredita senza provocazioni di sorta e in violazione di ogni dettame del diritto internazionale. 

Incredibilmente, la scena distopica dell’arrivo dell’aereo della Federazione Russa ad Anchorage ha mostrato il Presidente Putin accolto, direi, con tutti gli onori, facendo dimenticare che si tratta di un dittatore sanguinario e feroce, sia contro l’opposizione politica interna che contro la popolazione ucraina, colpita senza pietà e scientemente, nel tentativo di fiaccarne l’eroica resilienza e resistenza. 

La minaccia russa e la percezione europea

Nonostante la drammaticità del conflitto in Ucraina e l’importanza che esso riveste per la sicurezza dell’intero “vecchio” continente, esso viene ultimamente oscurato da altre situazioni di crisi, contribuendo ulteriormente a una pericolosa assuefazione dell’opinione pubblica europea.

Tuttavia è parere degli analisti strategici in tematiche di difesa e sicurezza che la natura della minaccia posta dalla Federazione Russa (multi dominio ed esistenziale, caratterizzata dalla crescente convergenza della guerra cognitiva, ibrida e digitale in un unico super campo di battaglia visibile ed invisibile) non permette distrazioni: il rischio che il conflitto si allarghi e destabilizzi ulteriormente il continente, impone all’Europa una riflessione profonda circa le  proprie responsabilità strategiche. Alcuni analisti e think tank autorevoli, si spingono a ipotizzare degli “strategic test beds” da parte della Federazione Russa sui Paesi Baltici o sulla Finlandia.

Dilemmi strategici e autonomia europea

Le tensioni geopolitiche globali in costante e rapidissima evoluzione e le sfide strategiche all’interno dell’Unione Europea rispetto alla lealtà all’Alleanza Atlantica e il contemporaneo perseguimento dell’autonomia strategica – per “navigare” in un ordine globale così complesso e fluido – creano uno scenario multiforme in cui dilemmi e paradossi strategici sono estremamente ardui da districare.

Mentre l’ordine internazionale liberale e democratico del dopoguerra fredda si trova ad affrontare crescenti minacce multipolari, multi-dominio e spesso difficilmente attribuibili, che vanno dal neo imperialismo revanscista russo all’imprevedibilità delle opzioni strategiche e delle decisioni di politica estera degli Stati Uniti, fino alle contrapposizioni tecnologiche e alla competizione multipolare, l’Europa si trova di fronte a un dilemma fondamentale: l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) può rimanere il pilastro della sicurezza europea o l’UE deve affermare una maggiore indipendenza securitaria, evidentemente nel lungo periodo e dopo un accelerato percorso di riforme organizzative, strutturali e decisionali?

Con riferimento al dilemma di sicurezza si è introdotto il concetto di “europeizzazione della NATO” e discusso i dilemmi strategici che l’Europa pone agli Stati Uniti nel mantenere un’architettura di sicurezza equilibrata, in diversi altri spunti di riflessione, proprio qui su INOLTRE.

Basandosi su analisi istituzionali, documenti strategici contemporanei, esperienza e testimonianze professionali, si sostiene che l’Europa non dovrebbe essere costretta a scegliere tra autonomia strategica e fedeltà all’Alleanza Atlantica. Deve invece perseguire un calibrato dualismo strategico e posturale: rafforzare la NATO e al contempo costruire capacità credibili e interoperabili per un’azione indipendente.

Se attuato con successo, questo approccio può preservare la sicurezza europea, la coesione transatlantica e il ruolo emergente dell’Europa come terza potenza globale.

Gli esperti del settore di politica militare e di sviluppo capacitivo sanno perfettamente che le capacità operative rimarrebbero in realtà le medesime (dunque è importante che siano credibili, efficaci e letali) e verrebbero assegnate all’entità designata per la condotta (comando strategico) della specifica campagna, operazione o missione, sulla base di una decisione politica nazionale. E ciò perdurerebbe sino a che gli Stati Membri dell’UE non dovessero approvare una nuova Costituzione che delibera, attribuisce e cede la responsabilità della politica estera, di sicurezza e della difesa (unitamente ad altre possibilmente) al governo esecutivo dell’Unione stessa.

Vulnerabilità e necessità di risposta coordinata

Come se non bastasse, la dipendenza energetica, la vulnerabilità delle infrastrutture critiche e la fragilità degli equilibri politici interni dell’Unione indicano l’urgenza di una risposta coordinata non solo necessaria, ma ormai indifferibile. Si chiama autonomia strategica e sarebbe la risposta corretta e temibile per la Russia, per la Cina in prospettiva, e certamente per gli Stati Uniti, se non fosse proprio per la citata mancanza di una visione unitaria su temi di politica estera e di sicurezza.

In questo contesto, dunque, e per il momento, la NATO rimane l’architrave della sicurezza europea, ma la sua efficacia futura dipende dal contributo concreto e dalla volontà politica degli stati membri europei, soprattutto in termini di investimenti e coesione strategica.

La sfida non consiste soltanto nel fronteggiare minacce esterne, ma anche nel costruire una nuova identità europea capace di rispondere con forza e coerenza alle pressioni di un mondo sempre più multipolare, complesso ed interconnesso. L’Europa, rafforzando la propria autonomia senza rinunciare alle alleanze storiche, ha l’opportunità di affermarsi finalmente come attore globale responsabile, promotore di sicurezza e progresso.


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2 pensieri su “L’Europa al bivio fra autonomia strategica e irrilevanza

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