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Bill Laswell, nell’ombra di una pulsazione profonda

Stile, moda e costume

Bill Laswell, nell’ombra di una pulsazione profonda

Quello di cui mi occupo è il suono. Non pretendo di occuparmi di musica. Ho solo a che fare con elementi sonori, texture e suoni. Penso che tutto sia sperimentale, che ti piaccia o no. Penso che chi fa pop generico stia sperimentando con dei cliché.

Enrico Marani29/08/2025Aggiornato 29/08/20256 min lettura1.121 parole

Quello di cui mi occupo è il suono. Non pretendo di occuparmi di musica. Ho solo a che fare con elementi sonori, texture e suoni.

Penso che tutto sia sperimentale, che ti piaccia o no. Penso che chi fa pop generico stia sperimentando con dei cliché. Non è meno di quanto io stia sperimentando con il noise o con la musica sconosciuta – finché non dici: “Questa è la mia canzone, o questa è la mia composizione” – è tutto sperimentale, che ti piaccia o no.

Bill Laswell

Cos’è un musicista contemporaneo? Un manipolatore di suoni, non solo capace di “maneggiare” la musica in termini compositivi o con particolari abilità nel suonare il proprio strumento. Il musicista oggi è un progettista, un architetto. Bill Laswell è tutto questo: produttore, fondatore di varie etichette, nomade in più di una formazione essendo richiestissimo per le sue abilità virtuosistiche come bassista, che ne fanno uno dei migliori strumentisti della sua generazione. Il termine “eccletismo” diventa quasi un eufemismo raccontando Laswell come musicista qui su (((RadioPianPiano))). Dal jazz, alle acrobazie percussionistiche della musica indiana con Zakir Hussain, al dub giamaicano, fino all’ambient ed all’elettronica, al soul, al pop, al noise con John Zorn ed alla reinterpretazione di classici di Miles Davis, Bob Marley e Santana. Chi più ne ha più ne metta.

Laswell si muove in uno spazio dove la musica è riscoperta di un rituale, la trance è di casa e l’idea di fare dell’evento sonoro non solo intrattenimento ma luogo in cui esprimere un approccio al sacro, non al religioso, è evidente. Lì ha abitato la musica per millenni ed è solo da qualche secolo saponetta e sollazzo. Molte le illustri collaborazioni:  Brian Eno, Fred Frith, John Zorn, Daniel Ponce, Ginger Baker, Peter Brötzmann, Kip Hanrahan, Sonny Sharrock, Zakir Hussain e molti altri tra cui l’italiano Eraldo Bernocchi ed è stato produttore per Sly and Robbie, Mick Jagger, PiL, Motörhead, Ramones, Iggy Pop e Yoko Ono ed ha avuto nei suoi dischi star del pop come Whitney Houston. Tutto questo accade in un paesaggio ben preciso: New York.

In termini geopolitici si parla di globalizzazione e per la nostra difficile epoca di ritorno agli Stati nazione, in un processo che alcuni hanno definito “sglobalizzazione”. Laswell incarna certamente uno sguardo globale e trasversale alla musica, dall’India a Cuba, dall’Etiopia alla musica irlandese, il nostro bassista viaggia nello spazio con i suoni e le musiche e le mescola inesorabilmente in un flusso, che è celebrazione e soluzione della diversità dell’umano e delle sue tradizioni culturali. New York come crogiolo metaforico e reale raccoglie questo flusso ed ha fatto di Laswell anche un produttore ricercato. Rinunciare ad uno sguardo che “esca” dai propri confini significa non riconoscere l’altro e non riconoscerlo non accettarne la diversità prima e l’esistenza poi: benvenuti negli anni 20 del XXI secolo

Incline alle collaborazioni con altri musicisti e ad esplorare in chiave contemporanea le tradizioni musicali africane, giamaicane e indiane ha prodotto una discografia variegata che spazia dal free jazz più estremo con John Zorn fino ad eteree atmosfere ambient ed a collaborazioni con figure della letteratura americana come William Burroughs e jazzisti del calibro di Herbie Hancock e Pharoah Sanders. Ha avuto anche una sua band Laswell, i Material, particolarmente attiva nel decennio tra la fine degli anni 70 e i primi anni 90, band che è stata “nave scuola” per influenti produttori e musicisti dell’avanguardia jazzistica di New York, penso al tastierista Michael Beinhorn ( il produttore del mitico “Superunknown” dei Soundgarden) ed al chitarrista Robert Wolfe Quine.

Un arcobaleno di suoni  lontani un puzzle, una sorta di viaggio tra generi e tradizioni diverse dell’homo sapiens. Qui sta il punto del nostro chiacchierare di oggi, la globalizzazione delle diverse poetiche musicali, che ha accompagnato dal secondo dopoguerra processi di globalizzazione economica e culturale in genere. Di fronte allo scempio di uomini che annientano altri uomini dove sta la musica? Non lo so, so che Bill Laswell è testimone al contrario di un’epoca d’oro dove la fusione tra linguaggi era regola in un fluire di suoni lontani imbastiti tra loro in miscele inusuali e mai sentite.

La sperimentazione è sicuramente una delle chiavi di lettura per un artista sempre intento ad ibridare tradizioni diverse, a mettere elettronica e musica etnica in dialogo, a portare raffinate tecniche di studio in tradizioni musicali abituate al deserto, alla strada, alla spontaneità dell’improvvisazione.

Sostanzialmente non credo nella “sglobalizzazione” delle arti, fosse solo perché il vortice di informazioni che ci circonda avvolge ormai il pianeta come una massa di detriti in perenne orbita e almeno nell’arte la strada della fusione di linguaggi è ormai tracciata e a suo modo irreversibile. Direi lo stesso anche su un piano politico e l’esplosione di conflitti che vediamo fiorire è un rigurgito idiota di nazionalismi, territori contesi nell’impossibilità di condividerli, dittatori e aspiranti tali travolti dall’ego e da un voler tornare ad un passato inesorabilmente svanito da decenni. Milioni di morti per questa rinuncia all’incontro, per qualche miniera di terre rare, per un passaggio tra i ghiacci dell’artico, cercando di dare un senso a questo scempio con castelli di menzogne.

Torniamo nella nostra stanzetta della musica e al ruolo che ci compete, senza svolazzi e chiudiamo con Laswell testimone vivente di una cultura sonora aperta, come quella dell’amico John Zorn, capace di spaziare ovunque e creare nuove miscele mai sentite, voci nuove, strumenti sconosciuti e armonizzarli con un Occidente che ormai tutto contiene e in questo tutto si perde in un fertile incontro. Allora abbandoniamoci oggi a sapori molto diversi e navighiamo le avventure sonore di Bill Laswell: 

CLICCATE QUI per salire in orbita e viaggiare tra i suoni contemporanei che abitano il nostro pianeta e che hanno radici in millenni lontani: tabla, sintetizzatori, canti africani, tessiture jazz, dub, abbandonatevi alla contaminazione che è la sola identità oggi ralmente sensata. 

Il resto son rigurgiti bugiardi di nostalgici ubriachi asseragliati in una squallida toilette della storia.

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