\n\n\n\n\n\n

Ma gli Stati democratici si possono difendere dalla guerra ibrida delle autocrazie?

Guerra ibrida e disinformazione

Ma gli Stati democratici si possono difendere dalla guerra ibrida delle autocrazie?

La Direzione della Reggia di Caserta ha recentemente annullato il concerto diretto da Valery Gergiev, noto direttore d’orchestra e amico di Vladimir Putin. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli si è detto lieto della decisione, dichiarando che “l'arte è libera, ma la propaganda è un'altra cosa”.

Samuele Murtinu24/07/2025Aggiornato 24/07/20253 min lettura631 parole

La Direzione della Reggia di Caserta ha recentemente annullato il concerto diretto da Valery Gergiev, noto direttore d’orchestra e amico di Vladimir Putin. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli si è detto lieto della decisione, dichiarando che “l’arte è libera, ma la propaganda è un’altra cosa”.

Questa decisione “istituzionale” – per non parlare della controversa decisione della Corte Costituzionale rumena che lo scorso 6 dicembre ha annullato il primo turno delle elezioni presidenziali – riapre un dibattito fondamentale: come devono comportarsi le istituzioni libere dei Paesi democratici per difendersi senza violare i principi alla base della loro natura e delle loro costituzioni?

I principi di libertà, rappresentanza e pluralismo che caratterizzano le istituzioni democratiche occidentali vorrebbero che ogni forma di espressione artistica, intellettuale e politica possa essere liberamente espressa e giudicata dai cittadini. Secondo alcuni pensatori liberali, come Jeremy Bentham, John Stuart Mill e John Milton, le istituzioni dovrebbero favorire l’esistenza di un(a sorta di) mercato delle idee in cui il diritto alla libertà di parola non deve in alcun modo essere limitato. In questa prospettiva, la concorrenza tra idee diverse porta al dibattito, allo scambio e quindi al progresso della società.

Seguendo la logica di questi pensatori, le istituzioni democratiche moderne dovrebbero quindi favorire una dinamica dialogica di contrapposizione di idee e valori, lasciando ai cittadini il compito di identificare autonomamente quali idee e quali valori contrastino con i principi costitutivi delle nostre democrazie. Il punto cruciale è che tale identificazione non deve essere lasciata alla sanzione o alla censura statale.

Tuttavia, è legittimo interrogarsi sui limiti di questa tolleranza democratica di fronte alle moderne strategie di destabilizzazione. Come può il mondo libero proteggere i propri valori dagli attacchi “non lineari” dei regimi autoritari?

Come ben descritto da Marta Ottaviani nel suo libro “Brigate Russe”, una guerra non lineare mira a manipolare l’informazione in un paese democratico al fine di conseguire obiettivi strategici, politici e militari. Nel libro “Defending Democracy in an Age of Sharp Power”, curato da William J. Dobson, Tarek Masoud e Christopher Walker, viene analizzato come dittature e regimi autoritari stiano sempre più gradualmente sfruttando l’apertura e la tolleranza del mondo libero per diffondere propaganda o alimentare odio politico.

Questa visione contrasta nettamente con la visione ottimista di Fukuyama sulla “fine della storia” e, più in generale, vede la globalizzazione e la digitalizzazione come armi a doppio taglio per le democrazie occidentali. Se da un lato questi processi hanno portato miglioramenti economici e sociali significativi a larghe fasce della popolazione, dall’altro hanno creato potenziali cavalli di Troia tramite cui autocrati e dittatori possono “infiltrare” le democrazie liberali.

Larry Diamond, nel suo libro “Ill Winds: Saving Democracy from Russian Rage, Chinese Ambition, and American Complacency”, chiama a raccolta le democrazie occidentali e i cittadini del mondo libero per proteggere le nostre libertà fondamentali dal bullismo e dalla minaccia delle grandi autocrazie.

A mio avviso, nell’ambito di una guerra non lineare, le democrazie contemporanee devono porre l’accento sulla difesa dei valori fondamentali e costitutivi, dotandosi di strumenti più sofisticati per riconoscere e contrastare ogni tipo di minaccia ibrida, ivi incluse espressioni artistiche e culturali potenzialmente sfocianti in operazioni di influenza e propaganda.


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

3 pensieri su “Ma gli Stati democratici si possono difendere dalla guerra ibrida delle autocrazie?

  1. Maurizio dice:

    Che differenza c’è fra “diffondere propaganda” e affermare principi difformi da quelli di chi detiene il potere ?

    • babya7da83ecba7 dice:

      Propaganda é diffondere strategicamente notizie false (es. Che la strage di Bucha non sia avvenuta). Affermazione di principi è arricchimento culturale. Questa la mia opinione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *