Europa
MAGA e Z: i due volti della moderna autocrazia
"Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!" – Mao Zedong Poche settimane nel mandato di Trump, e le nubi della tempesta si stanno addensando sopra i cieli della Casa Bianca. I paralleli tra la sua spregiudicatezza strategica e quella di Putin



“Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!” – Mao Zedong
Poche settimane nel mandato di Trump, e le nubi della tempesta si stanno addensando sopra i cieli della Casa Bianca. I paralleli tra la sua spregiudicatezza strategica e quella di Putin sono evidenti e inquietanti. Come il despota russo, l’autocrate a stelle e strisce ha giocato la sua partita con l’arroganza di chi si crede invincibile, al di sopra di ogni giudizio e convinto di poter piegare l’ordine democratico ai suoi capricci rimodellando il mondo a sua immagine. Il suo brand MAGA si è evoluto oltre il semplice slogan in qualcosa di più bieco – un’eco della putrida Z putiniana. Make America Great Again ha sempre più il suono sinistro di un moderno Deutschland Uber Alles di hitleriana memoria.
Qualcuno un giorno dovrebbe spiegarci perché ogni megalomane sembra ancora incantato dal blitzkrieg di Adolf Hitler. Come Putin, Trump ha cercato di emulare l’illustre predecessore, convincendosi di poter giocare d’azzardo e d’anticipo, sorprendendo tutti per metterli di fronte al fatto compiuto.
Seguendo il manuale di Putin, ha tentato di consolidare il potere istituzionalizzando un’oligarchia di miliardari, con Elon Musk in prima linea, motosega alla mano, pronto a demolire le istituzioni pubbliche e intimidire la magistratura. Ha smantellato USAID, licenziato migliaia di dipendenti pubblici, tagliato i fondi per la sanità, e si è incoronato moderno Re Sole – “l’État, c’est moi” – in una nazione nata proprio dal rifiuto del dominio monarchico.
Sul piano internazionale, la sua spregiudicatezza non ha conosciuto limiti: ha minacciato di fare del Canada il 51° stato, di annettere la Groenlandia, riprendersi Panama, bombardare il Messico e destabilizzare le economie globali con dazi e tariffe. Ha inviato i suoi bulli, Vance e Hegseth, a Monaco per denigrare i valori europei, cercando di isolare l’Ucraina con attacchi deliranti contro Zelensky e un popolo vittima di barbarie indicibili, giustificando l’invasione e la brutalità di Putin mentre scredita gli alleati.
Come Putin, che sognava di conquistare Kiev in tre giorni, Trump si è immaginato come un negoziatore irresistibile, capace di sbalordire il mondo risolvendo la guerra in ventiquattr’ore, con l’evidente disegno di pensionare la NATO, indebolire l’Europa sostenendone i movimenti separatisti per poi trasformarla in tanti piccoli stati vassalli dove riversare beni e servizi e costruire un nuovo ordine mondiale basato su due sfere d’influenza – americana e cinese – con Putin ridotto a cane da guardia.
Ma il blitzkrieg di Donald, come quello di Adolf e Vladimir, è fallito. I principali sondaggisti americani registrano un significativo calo della sua popolarità, chiaro segnale di un consenso in erosione. Le istituzioni civili reagiscono: i tribunali locali dichiarano incostituzionali le sue manovre, e la società civile si mobilita, allarmata dallo smantellamento di Medicare, dal licenziamento di massa dei dipendenti pubblici e dal suo comportamento palesemente autoritario.
Zelensky, il gigante del nostro tempo, non solo resiste ma ha messo all’angolo dopo Putin anche Trump, che continua vergognosamente a trattare la sopravvivenza dell’Ucraina come una mera leva commerciale. L’Europa resta unita, mantenendo il sostegno a Kiev e respingendo i tentativi di divisione. Trump, come Putin, è solo, senza alleati, isolato sulla scena internazionale, considerato inaffidabile e pericoloso. La sua agenda è in frantumi, il suo tentativo di colpo di stato strisciante viene ora apertamente condannato dai media americani, infliggendo danni incalcolabili all’immagine degli Stati Uniti. Se il suo mandato proseguisse su questa traiettoria, inevitabilmente andrebbe a schiantarsi contro un muro, lasciando agli americani il compito di ricostruire una credibilità che avevano impiegato due secoli a conquistare—e che un folle ha distrutto in poche settimane.
Eppure per l’Europa, paradossalmente, questa rappresenta un’opportunità straordinaria: emanciparsi dalla tutela americana, costruire una difesa comune indipendente, sviluppare un’industria della difesa leader, generare posti di lavoro e ricchezza, rafforzare e velocizzare l’integrazione politica e finalmente emergere come primus inter pares in una nuova NATO dove la presenza a stelle e strisce resta comunque imprescindibile.
Forse un giorno ci troveremo a dover persino ringraziare Trump: il suo tentativo di destabilizzare l’Occidente ci ha costretti a diventare grandi.
Succede sempre quando ci si ritrova improvvisamente orfani.
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Come si fa a definire “autocrazia” una democrazia in cui il presidente e` stato votato da ottanta milioni di americani, e in cui il sistema dei contrappesi e` il piu efficiente nel mendo occidentale ?
Se non la correttezza giornalistica, attivate almeno il senso del ridicolo.