Società moderna
Manuali, firmware e altri traumi della vita moderna. Per una laurea breve in telecomandi
Tra manuali incomprensibili, telecomandi universali e firmware da interpretare come testi sacri, l’idea di una Facoltà di Istruziologia Applicata sembra una satira. O forse no: perché il progresso prometteva semplicità, ma spesso consegna all’utente soltanto “Error 7”. La notizia, trapelata inizialmente come una delle tante indiscrezioni



Tra manuali incomprensibili, telecomandi universali e firmware da interpretare come testi sacri, l’idea di una Facoltà di Istruziologia Applicata sembra una satira. O forse no: perché il progresso prometteva semplicità, ma spesso consegna all’utente soltanto “Error 7”.
La notizia, trapelata inizialmente come una delle tante indiscrezioni ministeriali destinate a scomparire nel giro di quarantotto ore, è stata invece confermata da fonti autorevoli: il governo starebbe seriamente valutando l’istituzione della prima Facoltà di Istruziologia Applicata e alcune università si sono già candidate a ospitarla, una anche proponendo come sede provvisoria un campus al momento arredato con mobili ancora da montare.
L’annuncio ha immediatamente provocato accese discussioni nel mondo politico, culturale e accademico. Come sempre accade nel nostro Paese, la polemica si è divisa fra entusiasti e scettici. Da una parte coloro che ritengono finalmente giunto il momento di riconoscere dignità scientifica a una delle più drammatiche emergenze della modernità; dall’altra chi considera assurdo creare un nuovo corso universitario soltanto per insegnare ai cittadini a capire le istruzioni di una stampante.
Eppure i sostenitori del progetto invitano alla prudenza: «Qui non stiamo parlando di semplici libretti illustrativi», ha dichiarato un esperto di comunicazione tecnica durante un convegno preparatorio tenutosi a Bruxelles. «Siamo davanti a testi di crescente complessità ermeneutica, nei quali convergono informatica, semiotica, linguistica computazionale, ingegneria simbolica e sadismo redazionale».
In effetti, basta aprire il manuale di un moderno forno ventilato per comprendere come la questione non possa più essere lasciata all’improvvisazione. L’utente medio contemporaneo affronta ormai ogni elettrodomestico con lo stesso stato d’animo con cui un monaco medievale affrontava un manoscritto gnostico in lingua sconosciuta. Le istruzioni non spiegano: alludono, suggeriscono, minacciano, evocano.
«Premere il tasto reset per cinque secondi fino alla comparsa dell’icona multifunzione intermittente»: milioni di cittadini italiani hanno letto almeno una volta una frase simile senza avere la minima idea di cosa fosse un’icona multifunzione intermittente, ma intuendo confusamente che un errore avrebbe potuto provocare l’esplosione della cucina o la perdita della garanzia.
Secondo i promotori della nuova facoltà, il problema avrebbe ormai assunto dimensioni sistemiche. I dati diffusi dall’Osservatorio Europeo sulle Interfacce Ostili parlano chiaro: negli ultimi dieci anni sarebbero aumentati del 340% i casi di persone che, tentando semplicemente di collegare un televisore a una rete Wi-Fi, hanno finito per reimpostare l’intero sistema in lingua slovacca.
Altri studi mostrerebbero come il cittadino contemporaneo trascorra ormai una parte significativa della propria esistenza cercando di capire dove inserire il cavo giusto. «Il Novecento», ha osservato un sociologo favorevole alla riforma, «è stato il secolo dell’alienazione industriale. Il XXI secolo rischia di diventare quello dell’umiliazione da manuale tecnico».
Naturalmente non sono mancate le critiche. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno definito il progetto «l’ennesima deriva burocratico-accademica», sostenendo che presto nasceranno anche lauree magistrali in Apertura di Confezioni Impossibili e master specialistici in Interpretazione del Foglietto del Router. Un noto editorialista ha scritto con tono indignato che Galileo, Leonardo e Michelangelo riuscivano a costruire macchine straordinarie senza bisogno di tutorial su YouTube.
Ma proprio quest’ultimo argomento viene oggi contestato dai fautori della riforma. «Leonardo», ha osservato un giovane ricercatore durante un dibattito televisivo, «non ha mai dovuto sincronizzare una stampante col Bluetooth». Ed è difficile dargli torto.
Secondo le prime indiscrezioni, il corso di laurea prevederebbe insegnamenti altamente specialistici. Tra i più richiesti figurerebbero Ermeneutica del Libretto IKEA, Simbologia Comparata dei Triangoli di Pericolo, Esegesi delle Note in Corpo 6, Laboratorio Avanzato di Cavi Che Sembrano Uguali Ma Non Lo Sono, e soprattutto il temutissimo esame di Tecniche di Aggiornamento Firmware I, da anni considerato una delle principali cause di abbandono universitario.
Grande attenzione sarebbe dedicata anche alla formazione pratica. Gli studenti dovrebbero affrontare prove di sopravvivenza reale, come montare un armadio scandinavo senza crisi nervose, comprendere le istruzioni di una friggitrice ad aria tradotte automaticamente dal coreano oppure riuscire ad avviare una piattaforma streaming senza accettare inconsapevolmente quarantaquattro clausole contrattuali.
Nel frattempo il mondo del lavoro guarda con crescente interesse ai futuri laureati. Diverse multinazionali starebbero già cercando specialisti capaci di interpretare documentazioni tecniche senza provocare collassi psicologici nei clienti. Alcuni osservatori prevedono addirittura la nascita di nuove figure professionali: il consulente domestico di configurazione, il terapeuta post-installazione e l’esegeta certificato di telecomandi universali.
Del resto, forse il vero problema è che il progresso contemporaneo, dopo aver promesso di semplificare la vita umana, sembra ormai richiedere un dottorato soltanto per cambiare la temperatura del frigorifero.
E così, mentre gli antichi costruivano acquedotti, cattedrali e poemi epici con strumenti infinitamente più rudimentali, noi contempliamo smarriti un piccolo display luminoso che lampeggia “Error 7”, attendendo l’arrivo di qualcuno abbastanza colto da spiegarci cosa significhi.
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La seconda mi pare più probabile ??
Avevo messo una faccetta che strizza l’occhio 😉 dimenticando che qui le faccette vengono trasformate in altri segni .
Sarebbe che tutti quelli che vogliono comprare un forno ventilato devono prendere una laurea in quella roba lì? O che la facoltà sfornerà consulenti per chi vuole comprarsi un forno ventilato?