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Milano è ferita ma la giustizia spettacolo è un male più difficile da curare

Giustizia e dintorni

Milano è ferita ma la giustizia spettacolo è un male più difficile da curare

Manfredi Catella, imprenditore e immobiliarista di grande successo, ha appreso dai siti web prima che dagli uffici della procura che gli erano stati revocati gli arresti domiciliari: non c’è molto posto per l’indignazione nelle morbide giornate di fine agosto che vedono ancora Milano svuotata tranne che dai

Ilaria Borletti25/08/2025Aggiornato 24/08/20253 min lettura624 parole

Manfredi Catella, imprenditore e immobiliarista di grande successo, ha appreso dai siti web prima che dagli uffici della procura che gli erano stati revocati gli arresti domiciliari: non c’è molto posto per l’indignazione nelle morbide giornate di fine agosto che vedono ancora Milano svuotata tranne che dai turisti.


Solo due mesi fa la città era stata paralizzata da uno scandalo, paragonabile, forse per l’impatto mediatico solo a tangentopoli: bloccati tutti i cantieri, arrestati imprenditori e politici, messo sotto accusa un intero sistema secondo alcuni giudici fraudolento che tuttavia aveva portato ad uno sviluppo economico formidabile rendendo Milano una delle mete più attraenti d’Europa.

I milanesi, più attoniti che altro, assistevano all’inizio di quella tempesta che ha visto fin da subito tra i principali paladini della gogna alcuni partiti in particolare di sinistra ma in questo caso non solo, i cui esponenti lanciavano anatemi e richieste di dimissioni degli amministratori pubblici prima che la magistratura avesse espresso delle condanne, come è stato nel caso del Sindaco Sala.


La strada che la procura coinvolta sembra imboccare va verso una direzione meno drastica e non resta che attendere la conclusione dei processi.


Rimane la ferita ancora aperta a una città che deve ritrovare la forza per essere di nuovo traino civile ed economico del paese: facendo appello alle proprie risorse migliori, non rinnegando pur con una seria autocritica i successi del passato e cercando di rimediare alle storture di una crescita forse troppo rapida e troppo poco condivisa da tutta la comunità milanese, Milano cercherà di ripartire il nome di quell’antica tradizione sia illuminista che cattolica che in molte occasioni ne ha ispirato le rinascite e che si è tradotta in civismo come dimostra la vitalità di tantissime associazioni al servizio della comunità.


C’è un’altra ferita molto più difficile da curare che è la sensazione di vivere in un paese nel quale sia ritenuto normale, solo perché così frequente, che i giornali sappiano prima degli interessati notizie che li riguardano, che dalle procure escano veline scottanti destinate al tritacarne della pubblica opinione, che prima della conclusione dei processi si blocchi un’intera città condannandone una parte rilevante della classe dirigente.

Questa ferita, che riguarda in realtà tutti, riaccende in maniera impietosa le distorsioni di un rapporto tra magistratura e politica che ha giocato un ruolo così importante nella storia del nostro paese. Siamo alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali come quello delle elezioni regionali e seppur la legislatura milanese abbia davanti a sé, in teoria, più di un anno e mezzo si stanno già affilando le armi per una campagna che sarà sanguinosa perché chi vincerà a Milano rappresenterà un segnale per chi governerà l’Italia.


Rimane accesa la speranza che Milano dia ancora una volta l’esempio e che il vincitore o la vincitrice di questa campagna, sia qualcuno che possa rappresentare nel modo più limpido quel civismo che ha fatto di questa città in molte occasioni un faro non solo economico ma anche culturale e sociale esprimendo in più di un’occasione una classe dirigente seria e degna di questo nome.


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