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No, non c’è un limite alla disinformazione sulla guerra di Gaza
Osservavo l’altro giorno sul mio podcast – a proposito, chi è interessato può ascoltarlo, si chiama Sei Punte, si trova su Spotify, su Apple podcast, su Amazon – ecco, osservavo lì qualche giorno fa come alcuni si stupiscano del fatto che non c’è limite alla disinformazione



Osservavo l’altro giorno sul mio podcast – a proposito, chi è interessato può ascoltarlo, si chiama Sei Punte, si trova su Spotify, su Apple podcast, su Amazon – ecco, osservavo lì qualche giorno fa come alcuni si stupiscano del fatto che non c’è limite alla disinformazione sulla guerra di Gaza.
E dicevo che è un po’ sorprendente quello stupore. Perché certo che non c’è limite; certo che il pregiudizio antisemita non ha limite, certo che si esercita senza limiti in una propaganda che appare incredibile solo a chi non capisce, solo a chi non ricorda.
Perché in realtà lo abbiamo già visto, no? In realtà dovremmo saperlo, no? Aveva forse limiti la propaganda nazista antisemita? Aveva forse limiti la campagna di informazione, anche quella era “informazione”, sulle colpe degli ebrei? Non aveva limiti.
Ecco, ora prendete questa questione degli aiuti umanitari a Gaza. Prendete il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, che l’altro giorno spacciava la menzogna secondo cui a Gaza entrano 18 camion di aiuti al giorno, quando invece ne entrano 100; la menzogna secondo cui occorrono 500 camion al giorno di aiuti alimentari, quando prima della guerra ne entravano 73.
Uno dice: vabbè, si può superare un tale livello di disinformazione? Certo che si può. La stampa italiana, ma non solo italiana ovviamente, ha prima insistito ossessivamente sul fatto che Israele non fa entrare nulla a Gaza, e questo è andato avanti per giorni, per settimane.
Ma non poteva reggere per molto una disinformazione contraffattoria come questa. Dunque ha cominciato a dire – un secondo round di incaparbimento mistificatorio – ha cominciato a dire che Israele ammazzava deliberatamente la gente in fila per il pane.
Giorni e giorni, settimane e settimane con quella tiritera, senza una fotografia (e notoriamente da Gaza non arrivano mai fotografie sulla gente ammazzata), senza un video (e notoriamente da Gaza non arrivano mai video sulla gente ammazzata), senza una fotografia, senza un video che sia uno dell’esercito che spara deliberatamente sulla gente “in fila per il pane”.
Ma Israele commette il genocidio, e questa verità indiscutibile va supportata. Israele usa la fame come arma di guerra, e questa verità inoppugnabile va supportata. E allora che cosa si fa? Si oltrepassa l’ennesimo limite. Si dice cioè che Israele distrugge gli aiuti.
Ci sono centinaia di camion che aspettano di essere distribuiti dalle Nazioni Unite, che però boicottano il sistema di distribuzione perché non è più affidato a Hamas, e quindi le forniture alimentari si deteriorano: e allora che cosa fa la stampa?
Fa per esempio ciò che fa Repubblica, la quale scrive – sentite qui, testuale eh – che “l’Idf – cioè l’esercito israeliano – ha distrutto decine di migliaia di aiuti umanitari”. Che cosa vuol dire “decine di migliaia di aiuti umanitari”? Questa frase inconsistente sta sotto al titolo che dice che “Il blocco degli aiuti costringe Israele a distruggere il cibo scaduto di decine di camion”.
È chiaro il messaggio? Gli aiuti ci sarebbero pure, se Israele non li bloccasse: solo che Israele aspetta che marciscano per poterli distruggere. È peggio, da un punto di vista comunicazionale, è più efficace che dire “ecco, Israele non fa entrare gli aiuti”.
La mostrificazione viene meglio evocando l’immagine dell’esercito genocidiaro che distrugge il cibo fatto marcire in faccia alla gente che muore di fame.
Ma appunto: si illuderebbe chi credesse che su questa faccenda degli aiuti umanitari il limite della disinformazione sia stato raggiunto. Basta aspettare domani.
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Non li fa entrare perché o diventano (se non lo sono già) propagandisti di Hamas, oppure vengono uccisi o rapiti.
ma è vero che Israele non fa entrare giornalisti in Gaza? E se è vero, perché? Se è vero, il risultato è che noi qui riceviamo solo ciò che emette Hamas