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Zelensky e la nuova proposta di legge anticorruzione. L’Ucraina non è la Russia

Ucraina

Zelensky e la nuova proposta di legge anticorruzione. L’Ucraina non è la Russia

Il popolo ucraino per diversi giorni ha presidiato le piazze di alcune grandi città, per continuare a fare pressioni sul governo, affinché approvi la modifica della controversa legge di modifica di due strutture anti-corruzione. Qualche centinaio di persone si è nuovamente radunato in serata a Kyiv,

Marco Setaccioli27/07/2025Aggiornato 27/07/20253 min lettura641 parole

Il popolo ucraino per diversi giorni ha presidiato le piazze di alcune grandi città, per continuare a fare pressioni sul governo, affinché approvi la modifica della controversa legge di modifica di due strutture anti-corruzione. Qualche centinaio di persone si è nuovamente radunato in serata a Kyiv, davanti al teatro Ivan Franko. Altri 300 a Leopoli, circa 150 a Dnipro, una cinquantina a Zaporizhzhya e più o meno 20 persone a Odessa. Tutte le manifestazioni sono state pacifiche e non si sono registrati scontri.

Il presidente Zelensky ha spiegato di aver depositato una nuova proposta di legge che di fatto cancella gli effetti della precedente e gli stessi rappresentanti del NABU, una delle due agenzie interessate dalla riforma, hanno confermato che il nuovo testo, che sarà votato dalla Rada nei prossimi giorni, ripristina l’autonomia degli enti preposti alle indagini anti-corruzione, ma c’è da aspettarsi che la “rivoluzione di cartone”, come è già stata ribattezza questa protesta (dai pezzi di scatole utilizzati per realizzare i cartelli) non si spegnerà presto, almeno non prima che la proposta diventi legge dello Stato.

Lo scivolone del governo rispetto alla lotta alla corruzione, considerata uno dei principi cardine frutto delle lotte del 2014 contro il regime del filorusso Janukovich, ha infatti ridato fiato a quel pezzo di società ucraina che si oppone a Zelensky, sia pure con la consapevolezza che con il paese sotto le bombe, il 20% del territorio occupato e 8 milioni di connazionali all’estero, per andare al voto si dovrà comunque attendere la fine della guerra.

Personalmente continuo a ritenere che le proteste siano in generale un tonico per la democrazia e in questo caso anche un test necessario della vivacità, dell’attenzione e degli orientamenti della società civile ucraina, dopo tre anni e mezzo di silenziosa “pax” legata alla necessità di non disturbare il manovratore. Vedere tanti giovani in piazza inoltre restituisce l’immagine di un paese irreversibilmente (e lasciatemi dire meravigliosamente) avviato su un cammino europeo e dimostra l’ereditarietà dei valori affermati 10 anni fa con Euromaidan, diventati dunque ufficialmente patrimonio irrinunciabile di questo popolo.

La propaganda russa ci tiene a far credere che la gente in Ucraina abbia scaricato Zelensky, prefigurando la disgregazione del paese. Ma l’Ucraina non è la Russia e quanto succede in questi giorni dimostra che è il governo a dipendere dal popolo e non viceversa. Per la stessa ragione dovremmo evitare anche noi di valutare ciò che succede lì con gli stessi parametri con i quali guardiamo alla nostra politica interna, riducendo spesso il confronto tra leader ad una partita di calcio.

Da questa guerra l’Ucraina intende uscire intera, democratica ed europea. Mancare anche uno solo di questi obiettivi sarebbe una sconfitta tanto quanto finire sotto l’occupazione russa. Perché nelle piazze di Kyiv con cartelli di cartone e al fronte con cannoni e blindati la battaglia è la stessa. Quella per i valori di libertà e democrazia.

Se si è alleati o avversari del popolo ucraino non lo decide quindi la carica che si ricopre, ma il rispetto che si tributa all’ammirevole lotta di questi instancabili e per lo più anonimi eroi, che combattono fino al punto di sacrificare se stessi per una nazione prospera e libera nella quale vivere e non solo sopravvivere.


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