USA
“Non resteremo in silenzio!”: Booker infiamma il Senato in una protesta epica contro Trump
We have to get in the way”, “We have to get in trouble!” “Dobbiamo metterci nei guai per salvarci e salvare la giustizia sociale”, sono queste le parole che questa notte mi hanno fatto spalancare gli occhi e accendere la sopita attenzione quando assistevo sonnecchiando all’eccezionale



We have to get in the way”, “We have to get in trouble!” “Dobbiamo metterci nei guai per salvarci e salvare la giustizia sociale”, sono queste le parole che questa notte mi hanno fatto spalancare gli occhi e accendere la sopita attenzione quando assistevo sonnecchiando all’eccezionale discorso del senatore democratico Cory Booker al Senato degli Stati Uniti.
Un evento destinato a entrare nel pantheon delle performance della storia politica americana. Cory Booker ha dato vita a una maratona oratoria senza precedenti, un’azione di protesta che ha tenuto non solo l’aula col fiato sospeso per ore intere, ma anche tantissimi statunitensi e gente dai social di tutto il mondo. Alla fine della sua interminabile orazione ha raggiunto più di 200 milioni di like solo sulla diretta Tik Tok!
Per l’esattezza la sua filippica è durata 25 ore, in cui non poteva lasciare il podio da dove parlava o avrebbe perso la parola.
Con la voce sempre vibrante di emozione, Booker ha denunciato con forza le politiche dell’amministrazione Trump, definendole “un attacco ai valori fondamentali della nostra nazione”.
Le sue parole, cariche di indignazione di passione politica e di speranza, hanno risuonato nell’aula del Senato come un grido di battaglia: “Non resteremo in silenzio di fronte all’ingiustizia! Non permetteremo che i nostri diritti vengano calpestati!”.
Booker ha spaziato tra temi cruciali come l’immigrazione, la sanità e la giustizia sociale, citando passi della Bibbia, discorsi di Martin Luther King e storie di persone comuni che lottano per i propri diritti. La sua è stata un’oratoria, a tratti commovente e a tratti rabbiosa, che non ha potuto non catturare l’attenzione di tutti i presenti al Senato e per lunghi tratti tra gli spalti ha regnato un’atmosfera carica di tensione emotiva e solenne.
L’azione di Booker è stata un’autentica prova di resistenza, un’impresa che ha richiesto coraggio, determinazione e una fede incrollabile nei propri ideali. “Non ci arrenderemo”, ha dichiarato con fermezza, “continueremo a lottare finché non avremo ottenuto giustizia per tutti!”.
E ancora “È un momento morale per tutti gli americani. Non è una questione di destra o di sinistra, ma di giusto o sbagliato”, “Dobbiamo difendere i valori democratici, la Costituzione e lo stato di diritto.”
Mentre i sostenitori di Trump hanno criticato la sua protesta, definendola un inutile spettacolo, gli ammiratori, tra cui lo scrivente, ne hanno elogiato il suo coraggio e la sua tenacia, sottolineando la necessità di voci forti e determinate per contrastare queste folli politiche dell’amministrazione Trump.
Il senatore democratico è noto per i suoi discorsi appassionati e magari anche prolissi, ma questo è stato il discorso più lungo mai fatto al Senato degli Stati Uniti. Certo c’è tanta retorica nel suo discorso, ma i grandi della storia dall’Olimpo approvano, a cominciare da Gorgia e Protagrora e senza dubbio l’elogio di Cicerone.
Non certo della caratura dei monologhi epici come il discorso “I Have a Dream” di Martin Luther King Jr. O il discorso di Gettysburg di Abraham Lincoln o anche quelli di Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale, ma certamente un’azione eccezionale che merita di essere ricordata e celebrata come un esempio di coraggio e di impegno civile.
“We have to get in the way”, “We have to get in trouble”
Postilla
C’è qualcuno che ha definito il gesto del senatore Cory Booker inutile sul piano pratico e “di puro esibizionismo.” Ecco, trovo stucchevole chi scambia la decostruzione per un esercizio d’intelligenza. Se la applicassimo sempre, potremmo svuotare di significato il 99 per cento delle attività umane.
La politica non è solo urne piene, altrimenti la chiameremmo “campagna elettorale” o “esercizio del potere”. La politica è anche orgoglio identitario, esaltazione dei propri valori, enfasi, retorica. Tutte cose che, lo confesso, non sono inclinazioni del mio animo ma che non mi precludono la capacità di comprenderne il significato.
Quanto agli effetti pratici di certi gesti simbolici, è utile ricordare il motto caro a Marco Pannella: “Spes contra spem.” E Pannella fu un uomo che con pochi voti contribuì a fare dell’Italia un paese migliore. (fp)
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Ci siamo resi conto, a volte con finta sorpresa , che ciò che mai avremmo pensato potesse accadere , non solo è avvenuto , ma addirittura continua il suo percorso nella rassegnazione generale , così come è sempre stato per ogni tragedia della storia recente. Ben venga allora ogni piccolo segnale di rivolta morale , anche se il mio pensiero è che l’America stia vivendo ciò che in fondo vuole .
Come non essere d’accordo con l’ultimo paragrafo del suo post?? Aggiungo: mal gliene incolse!!!
Today I am a Bookerner.
You betcha!