Conflitto russo-ucraino
Perché la “pax russica” è guerra in divenire. Appello per una Ucraina libera e sovrana
Viviamo in tempi rapidi e difficili, che con una vena di sottile malignità in Cina verrebbero definiti "interessanti": rapidi perché gli eventi diventano obsoleti subito dopo essersi realizzati e difficili perché stiamo assistendo ad un vero e proprio rovesciamento dei paradigmi. Ultimo, ancorché clamoroso, il rifiuto


Viviamo in tempi rapidi e difficili, che con una vena di sottile malignità in Cina verrebbero definiti “interessanti”: rapidi perché gli eventi diventano obsoleti subito dopo essersi realizzati e difficili perché stiamo assistendo ad un vero e proprio rovesciamento dei paradigmi. Ultimo, ancorché clamoroso, il rifiuto americano di considerare la Russia paese “aggressore”.
La Storia avrà modo di giudicare questa amministrazione Trump, ma una cosa è certa fin da ora: non è ammissibile alcun patto scellerato tra Putin e Trump ai danni dell’Ucraina, che da tre anni combatte eroicamente senza essere stata sconfitta sul campo.
Spetta dunque agli ucraini ed a nessun altro decidere del proprio destino, della propria libertà e del futuro dei propri figli. Spetta agli ucraini ed a nessun altro scegliere se sottomettersi ai diktat altrui oppure respingerli per le ragioni spiegate nel manifesto che andiamo a pubblicare. E tutto questo a dispetto degli indugi europei e della corrispondenza di amorosi sensi tra un aspirante autocrate come Trump ed un autocrate realizzato come Putin. (JozeJechich_JJ)
di Daniele Barbera, membro di Tochnyi

Traduzione a cura di Filippo Piperno
Ora non è il momento per negoziati. La Russia ha dimostrato, più e più volte, di non avere rispetto per il diritto internazionale, di non tenere in considerazione la vita umana e di non avere intenzione di fermare la sua guerra di aggressione. Iniziare negoziati ora non sarebbe un percorso verso la pace, ma un atto di resa, un tradimento per l’Ucraina e un segnale pericoloso a ogni dittatura che la forza bruta prevalga sulla sovranità e sulla giustizia.
La Russia non è isolata. È attivamente supportata da quello che può essere descritto come un’Asse della Tirannia: Iran, Corea del Nord, Cina e Bielorussia. Questi regimi forniscono armi, munizioni, aiuti economici e copertura diplomatica, assicurando che il Cremlino possa sostenere la sua macchina da guerra. Mentre il mondo libero dibatte, la Russia riarma. Mentre alcuni invocano il dialogo, Putin rafforza la sua posizione. Qualsiasi pausa concessa alla Russia sarà utilizzata solo per riorganizzarsi, riarmarsi e colpire di nuovo.
Ma la minaccia non proviene solo dall’esterno. Quest’asse è sostenuta e incoraggiata da movimenti estremisti oscuri e sinistri all’interno delle nostre democrazie che cercano di ottenere il potere, smantellare le nostre istituzioni e erodere le fondamenta della nostra libertà. Che sia attraverso la disinformazione, la sovversione politica o la collaborazione aperta, questi gruppi servono gli interessi della tirannia mentre fingono di parlare per la pace. Non cercano la diplomazia; cercano il collasso dell’ordine democratico dall’interno.
Abbiamo prove delle intenzioni della Russia dalla storia. Non si è mai fermata nei suoi piani, si è arrestata solo quando ha trovato una resistenza schiacciante. Dalla Georgia nel 2008, alla Crimea nel 2014, fino all’Ucraina oggi, ogni atto di appeasement ha incoraggiato Mosca. Le valutazioni dei servizi di intelligence confermano che le ambizioni della Russia si estendono ben oltre l’Ucraina. Non è solo una guerra contro una Nazione Sovrana, è un attacco ai principi stessi di libertà, democrazia e autodeterminazione.
L’Ucraina sta combattendo non solo per la sua sopravvivenza ma anche per la sicurezza dell’Europa stessa. Se l’Ucraina crolla, la guerra non terminerà, semplicemente si avvicinerà ai nostri confini. Ogni concessione alla Russia avvicina il prossimo campo di battaglia a casa nostra e a ciò che ci importa di più, i nostri cari. Il costo dell’inazione oggi sarà pagato con sacrifici molto maggiori domani.
L’Europa non deve esitare. Deve resistere. Deve supportare l’Ucraina con tutti i mezzi necessari: militari, economici e politici. E, se necessario, l’Europa deve prepararsi alla guerra. Questo è il prezzo per salvaguardare la pace, non solo per oggi, ma per le generazioni future.
La Russia non si fermerà. Ma neanche noi dovremmo farlo.
Il testo originale
No Negotiation with Russia: A Matter of Principle and Survival
Now is not the time for negotiations. Russia has demonstrated, time and again, that it has no respect for international law, no regard for human life, and no intention of stopping its war of aggression. To enter negotiations now would not be a path to peace it would be an act of surrender, a betrayal of Ukraine, and a dangerous signal to every dictatorship that brute force prevails over sovereignty and justice.
Russia is not isolated. It is being actively supported by what can only be described as an Axis of Tyranny, Iran, North Korea, China, and Belarus. These regimes provide weapons, ammunition, economic relief, and diplomatic cover, ensuring that the Kremlin can sustain its war machine. While the free world debates, Russia rearms. While some call for dialogue, Putin strengthens his hand. Any pause granted to Russia will only be used to regroup, rearm, and strike again.
But the threat does not come from outside alone. This axis is aided and emboldened by dark and sinister extremist movements within our democratic forces that seek to gain power, dismantle our institutions, and erode the very foundation of our freedom. Whether through disinformation, political subversion, or outright collaboration, these groups serve the interests of tyranny while pretending to speak for peace. They do not seek diplomacy; they seek the collapse of the democratic order from within.
We have proof of Russia’s intentions from history. It has never stopped on its own plans it only halts when confronted with overwhelming resistance. From Georgia in 2008, to Crimea in 2014, to Ukraine today, every act of appeasement has emboldened Moscow. Intelligence assessments confirm that Russia’s ambitions extend far beyond Ukraine. This is not just a war against one Sovereign Nation it is an attack on the very principles of freedom, democracy, and self-determination.
Ukraine is fighting not only for its survival but for the security of Europe itself. If Ukraine falls, the war will not end, it will simply move closer to our borders. Every concession to Russia brings the next battlefield closer to home and what matters to us most, our beloved ones. The cost of inaction today will be counted in far greater sacrifices tomorrow.
Europe must not hesitate. It must endure. It must support Ukraine with all necessary means military, economic, and political. And if necessary, Europe must prepare for war. This is the price of safeguarding peace, not just for today, but for generations to come.
Russia will not stop. But neither should we.
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