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Qualche doverosa precisazione sull’operato (disastroso) di Netanyahu

Israele

Qualche doverosa precisazione sull’operato (disastroso) di Netanyahu

Ritengo doveroso rispondere a quanti mi hanno chiesto di chiarire meglio il mio pensiero, con riferimento particolare all'operato di Benjamin Netanyahu. Non so se prima di addormentarsi capiti al premier israeliano di fare un bilancio della giornata allargato agli ultimi tempi. Se lo facesse con onestà,

Stefano Piperno16/05/2025Aggiornato 15/05/20255 min lettura931 parole
Anteprima

Ritengo doveroso rispondere a quanti mi hanno chiesto di chiarire meglio il mio pensiero, con riferimento particolare all’operato di Benjamin Netanyahu.

Non so se prima di addormentarsi capiti al premier israeliano di fare un bilancio della giornata allargato agli ultimi tempi.

Se lo facesse con onestà, prima di tutto verso se stesso, dovrebbe ammettere che le scelte che ha operato prima e dopo il 7 ottobre 2023 sono causa della più grande catastrofe abbattutasi sullo Stato di Israele dalla sua fondazione, con delle conseguenze reputazionali che sarà difficilissimo recuperare, se non impossibile.

Senza star qui a rifare la storia degli eventi, vediamo gli effetti delle sue scelte.

1. Inseguito dalla magistratura, pur di restare al potere si è alleato con i partiti religiosi che rappresentano la parte più retriva e aggressiva dell’elettorato, scavando un solco insanabile con moderati e progressisti.

2. Ha tentato di ridurre il potere della corte suprema, allargando ulteriormente la divaricazione con l’opposizione e subendo manifestazioni spontanee di contestazione dalle dimensioni mai viste in Israele.

3. Intanto, sulla spinta dei ministri più reazionari, aveva spostato uomini, mezzi, ma soprattutto attenzione verso i coloni della Cisgiordania, sguarnendo il confine con la striscia di Gaza.

4. Il 7 ottobre, il più grave smacco subito nella storia dello Stato ebraico, ha accusato esercito e servizi, invece di dimettersi. A oggi la sua politica ha prodotto molti morti, troppi e inutili, ma non ha liberato gli ostaggi e annientato Hamas, che è disposto a trattare solo se si garantisce la sua permanenza a Gaza, cioè quello che nessun israeliano di qualunque fede politica è disposto ad accettare, perché quella strage ha infranto ogni certezza.

5. Non è vero che il patto di Abramo fosse alle viste, Mohammed bin Salman ha sempre detto e riconfermato che senza almeno la garanzia scritta di accettazione di uno Stato palestinese (anche a medio-lungo termine) non se ne sarebbe fatto nulla, Netanyahu l’avrebbe firmata? Tutta la sua politica dice il contrario.

6. Bibi ha atteso l’elezione di Trump con la certezza che lo avrebbe appoggiato nella guerra a Gaza e nel questione del nucleare con l’Iran, poiché, in caso di attacco preventivo israeliano ai siti iraniani, sarebbe indispensabile il supporto logistico (rifornimento degli aerei in volo) e di intelligence americano, intanto di segno contrario è la notizia dell’inizio di trattative riservate tra USA e Iran per trovare un accordo che superi il problema, nel contempo, tramite Erdogan, Arabia e Iran si parlano anche loro.

7. A tal proposito faccio notare che Trump lo ha accolto a Washington in modo molto freddo annunciandogli i prossimi colloqui con l’Iran, decisi senza consultarsi con lui (il volto di Netanyahu nella foto accanto a Trump nella stanza ovale lo rivela chiaramente), a questo si aggiunga la visita di Stato in Arabia Saudita business oriented e quella mancata in Israele che non ha nulla da offrire in termini di investimenti, al contrario degli arabi della penisola con cui Trump ha negoziato aperture miliardarie della borsa.

8. Non c’è da stupirsi per come stanno andando le cose, nessuno lo dirà mai ufficialmente, ma Arabia Saudita ed Emirati, che hanno tenuto un basso profilo su Gaza, avranno fatto preventivamente intendere che nella situazione attuale di guerra, una tappa a Gerusalemme avrebbe inciso negativamente sugli accordi commerciali che sono al primo posto nelle priorità di Trump rispetto al suo elettorato, notando che gli ebrei americani sono in maggioranza democratici e gli evangelici, storicamente finanziatori di Israele, sono saldamente repubblicani.

9. Il protrarsi della guerra sta consolidando in maniera decisiva l’ondata di antisemitismo nel mondo (due recenti episodi: gli sticker sui libri di Singer da Feltrinelli a Milano, il boicottaggio chiesto da oltre 70 artisti all’Eurofestival della cantante israeliana scampata al 7 ottobre), un bel risultato per lo Stato nato per essere il ricovero e la protezione degli ebrei dopo secoli di persecuzioni culminate con la Shoah!

10. Israele è uno Stato democratico in cui il governo è espressione della maggioranza, solo se Netanyahu si dimettesse si tornerebbe a votare prima della naturale scadenza, ma non sono convinto che i rapporti di forza nella Knesset cambierebbero di molto, perché difronte alla minaccia di liberare la terra “from the river to the sea” l’ipotesi di annientare Hamas e vendicare il 7 ottobre farà premio su ogni altra opzione e l’attuale maggioranza è accreditata per essere quella che perseguirebbe tale scopo.

In questo quadro, Israele è stretto tra sconcertanti esigenze contrapposte: il suo isolamento e l’antisemitismo dilagante in Occidente da una parte e la sua sopravvivenza come Stato libero e democratico dall’altra.

Come ho avuto modo di scrivere, credo che la soluzione, almeno temporanea, sia in possesso di bin Salman e Trump, mentre, come sempre l’Europa latita, bloccata dalla mancanza di una direzione politica e dalla presenza mussulmana in molti dei suoi paesi.

Chiudo con la speranza che la striscia di Gaza sia messa al più presto sotto controllo internazionale, ma anche in questo l’ineffabile Bibi sembra perseguire una via sbagliata opponendo l’idea di occuparla di nuovo stabilmente.


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5 pensieri su “Qualche doverosa precisazione sull’operato (disastroso) di Netanyahu

  1. blogdibarbara dice:

    Prima di puntare il dito su Netanyahu penso ci sarebbero da dire anche due paroline sullo Shin Bet, specificamente nella persona del suo capo, che ha volutamente ignorato tutti i segnali d’allarme, che ha ritenuto superfluo rafforzare le difese sul confine, che il giorno prima, informato dei movimenti preoccupanti a ridosso del confine, ha telefonato a Gaza, gli è stato risposto che si trattava di normali esercitazioni e ha scelto di credere a quelli, e che quando la situazione è diventata veramente preoccupante ha scelto di non preoccuparsene e ha deciso di non informarne il governo. A chi non lo conoscesse suggerirei la lettura di questo importante articolo che ho ripreso nel mio blog
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2025/03/28/governo-e-shin-bet-che-cosa-sta-realmente-succedendo/
    Quanto all’ondata di antisemitismo, questa è esplosa immediatamente dopo la carneficina, a cadaveri ancora caldi, quando non un solo soldato aveva ancora messo piede a Gaza, non una sola mossa era stata fatta, non una sola decisione era stata presa su come rispondere alla mattanza.

  2. Andrea dice:

    Grazie mille per questo suo ulteriore articolo, davvero molto utile per chi, senza avere competenze e conoscenze specifiche, cerca davvero di ragionare su una questione di questa complessità.
    Molto chiaro il fatto che se è potuto avvenire e non è stato prevenuto un evento della portata del 7/10 questo richiama a enormi responsabilità il governo israeliano e Netanyahu
    Molto chiare anche le sue indicazioni sulla gravità di ciò che Netanyahu aveva fatto e sta tuttora provando a fare a livello di assetti politici e istituzionali, a partire dal sistema giudiziario.
    I patti di Adamo non erano “alle viste”, ma che fosse un processo in corso – per quanto inevitabilmente lungo, complesso e senza certezza di successo – è oggettivo
    Così come che si fossero già raggiunti dei primi accordi con alcuni paesi arabi, firmati da Netanyahu
    Che Arabia Saudita avesse posto come tema anche la questione palestinese mi risultava.
    Non mi risultava invece, sicuramente carenze conoscitive mie, il fatto che, come conditio sine qua non, ci fosse la richiesta di Arabia Saudita che Israele desse fin da subito garanzia scritta di accettare, almeno in prospettiva, uno Stato palestinese
    Se è così, immagino però non a prescindere da un’altra condizione senza la quale Israele non potrebbe mai accettare questo riconoscimento: la garanzia e la certezza della sua sicurezza e del riconoscimento del diritto di esistere di Israele
    Ma rimane oggettivo che il confronto è il dialogo con Arabia Saudita proseguiva e che l’incontro era previsto.
    Poi si possono fare tutte le ipotesi, anche plausibili, su come si sarebbe mosso Netanyahu
    Mi sinceramente mi sembra che si rischi di entrare sul piano dei processi alle intenzioni e rimane la mia perplessità sull’accusa a Netantahu, così netta e talvolta apodittica, di veder con favore qualsiasi evento che comprometta una soluzione politica.
    Ma un punto cruciale del suo articolo è per me quello che lei indica nel punto 10: se si tornasse a votare ci sono dubbi che cambierebbero assetti parlamentari
    Perché la stragrande maggioranza gli israeliani non può concepire di lasciare a Gaza un’organizzazione terroristica che dichiara di voler ripetere il 7/10 ogni volta che potrà
    Nessuno paese e nessun governo, nessuno, potrebbe concepire di tenersi a poche centinaia di metri dal confine un nemico del genere
    È come lei stesso dice, l’attuale governo è visto come il più accreditato per perseguire tale scopo.
    E a questo proposito – anche se di questi tempi a sostenere questa idea si rischia di essere accusati di essere sanguinari guerrafondai con la bava alla bocca – occupare e assumere il controllo della zona di Gaza in cui si sono concentrati le rimanenti forze di Hamas per provare a sferrare un attacco decisivo a questa minaccia esistenziale per il Israele ha un senso.
    Si proponga l’intervento di forse internazionali, ma non ci si stupisca se Israele non lo accetterà mai se non avrà l’assoluta certezza che questo comporterà l’eliminazione da Gaza del pericolo di Hamas.
    E dati i precedenti – penso per esempio a Hezbollah che ha potuto continuare a tenersi basi missilistiche in zone che dovevano da un pezzo essere smilitarizzate – non ci si stupisca neanche della diffidenza di un governo israeliano rispetto a queste ipotesi.
    Tutto questo per dirle che il mio timore è che ci sia qualcosa di pericoloso per i sinceri sostenitori di Israele nel portare, in questa fase, gli attacchi al governo Netanyahu oltre una certa soglia.
    Così come, mi permetta la franchezza , trovo vi sia qualcosa di un po’ pericoloso e di sbagliato nella sua affermazione che, con la guerra, Israele sta ottenendo “il bel risultato” di consolidare, e quindi anche provocare, l’ondata paurosa di antisemitismo.
    Parente stretta dell’accusa che Israele, rispondendo sempre colpo su colpo, ha alimentato e consolidato il terrorismo.
    Con queste accuse Israele è abituata a confrontarsi da quando è nata.
    Ho qualche dubbio che Israele esisterebbe ancora se avesse dato retta a questi accusatori.

  3. Pingback: A proposito della crisi di Gaza

  4. Michele Magno dice:

    Grazie Stefano Piperno. Letto e incorniciato. Trump, se non sbaglio, ha proposto un controllo americano della Striscia (che presuppone un non impossibile placet di Salman). Se non fosse un baro incallito e inaffidabile, sarebbe un’idea da coltivare.

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