Medioriente
Qualche flebile luce nel martoriato Medioriente
Il nuovo Presidente del Libano Joseph Aoun, cristiano maronita e attuale capo delle forze armate, ha promesso di arginare se non eliminare le interferenze di Hezbollah. Di aprire quindi ad una fase nuova per il suo paese che possa riportarlo fuori da quello stato di prostrazione



Il nuovo Presidente del Libano Joseph Aoun, cristiano maronita e attuale capo delle forze armate, ha promesso di arginare se non eliminare le interferenze di Hezbollah.
Di aprire quindi ad una fase nuova per il suo paese che possa riportarlo fuori da quello stato di prostrazione nel quale era caduto: un compito estremamente arduo che si dovrà tradurre nella formazione di un governo e soprattutto in una politica che dia ai cittadini libanesi quelle minime condizioni di sopravvivenza che dovrebbero allontanarli da Hezbollah, che ha sostituito negli ultimi anni le carenze pubbliche con una politica assistenziale, conquistando anche il favore di molti di loro.
L’Occidente si dimostra pronto a fare la sua parte garantendo aiuti e sostegni e cercando di accompagnare questa transizione con il favore delle proprie diplomazie. Il compito è estremamente difficile: la situazione economica del paese era disastrosa, la corruzione dilagava, l’inflazione bruciava il potere d’acquisto dei salari, non esisteva un sistema sanitario, scolastico o dei trasporti che garantisse le minime condizioni di vita della popolazione.
Poco distante, la Siria un paese martoriato passato attraverso l’inferno di una dittatura sanguinaria che solo nel 2021 aveva in modo fraudolento ottenuto il 95% dei voti e oggi presieduto dal primo ministro Muhammad al-Bashir che ha voluto nelle parole di insediamento, parlare di apertura e di integrazione anche alle minoranze religiose per cercare di dissipare dubbi che la propria origine integralista musulmana aveva suscitato in tutto il mondo.
Nel caso della Siria, i segnali non sono confortanti: si parla di anni prima di ottenere una nuova costituzione ed elezioni, ma qualche minore segnale non positivo più che altro legato all’immagine che la sostanza ha già fatto il giro del mondo: la nomina del ministro della giustizia Al-Wais che solo nel 2015 fa era stato il complice dell’uccisione di donne accusate di adulterio e molto più banalmente il rifiuto di Al-Bashir stringere la mano alla ministra degli esteri tedesca in visita, solo perché donna (ho ritenuto un errore il fatto che lei avesse accettato questo rito, non credo si tratti di rispetto per le culture altrui ma solo di accondiscendere a una prassi che discrimina le donne e le colloca palesemente in un ambito inferiore rispetto agli uomini) sono segnali inquietanti.
L’integralismo islamico permea la nuova Siria e nonostante tutte le promesse di integrazione di aperture, pare difficile credere che queste si tradurranno oltre che nella disperata richiesta di aiuti per ricostruire in paese in un modello di tolleranza.
Va però sottolineato che, se oggi possiamo sperare in due fronti in Medioriente che possano aprire a una pagina positiva di rapporti con l’Occidente, lo dobbiamo anche all’indebolimento di Hezbollah in Libano e soprattutto a quello dell’Iran grazie ad azioni mirate delle forze armate israeliane che hanno già colpito centri nevralgici della loro difesa e della loro potenza militare.
Le molte vittime di Gaza, sulle quali non è mai stata fatta una diffusa e seria analisi per capire quante di loro fossero dovute allo spregiudicato uso della popolazione civile come scudi umani da parte di Hamas e quante di loro erano affiliati all’organizzazione terroristica, sono state il manifesto spaventoso di questa tragica esplosione del Medioriente alla quale si sono accompagnate alcune convinzioni che hanno rimosso la causa scatenante di questo dramma, il 7 ottobre 2023 e la storia che dal 1948 ha colpito quell’area travagliata.
Il Qatar dopo aver sostenuto appartamenti terroristi, averli ospitati e finanziati in funzione anti-Arabia Saudita si sta lentamente riposizionando e anche questo può essere un segno positivo anche se la credibilità di questi piccoli Stati del Golfo capaci solo di seguire la propria convenienza immediata e pronti per quella sacrificare interi popoli è molto modesta.
Si apre con l’anno nuovo una fase con qualche luce di speranza, poche conoscendo i protagonisti che si affacciano e si affacceranno alla scena della politica mondiale, ma alle quali dobbiamo attaccarci per credere che finalmente qualche barlume delle sirene delle democrazie occidentali possa anche entrare nel granitico muro dell’integralismo islamico e in quello dei loro sodali.
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Gentilissima, non metto mi piace perchè non mi piace. A mia opinione, conoscendo perfettamente il mondo arabo e islamico in generale, la questione della stretta di mano negata è questione culturale. Non implica necessariamente discriminazione. Al contrario può essere vicendevole rispetto. Nella cultura araba e islamica uomini e donne meno si toccano e meglio è. Poi si passa attraverso tutta una scala di sfumature di grigio (perchè non tutto è nero o bianco, come sappiamo) che va dalla stretta di mano al burka. Circa la democrazia occidentale, mi dispiace ma essa non potrà MAI attecchire in società tribali: continuiamo a fare questo errore? La Libia, la Somalia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria stessa, non ci hanno insegnato nulla ?!? Le cosiddette “primavere arabe” non ci hanno insegnato nulla? Detto questo, per motivi personali conosco il Libano meglio di altri Paesi, pur avendoli visitati tutti più volte, Israele compreso. Il Libano è stato USATO. Da sempre, da tutti. Dai tempi dell’ Impero Egizio in avanti (i sarcofaghi interni dei faraoni sono di legno di cedro del Libano). E’ il vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. L’ultima volta è stato l’Iran, prima la Francia, e prima ancora la Turchia. L’Iran favorì un “colpo di stato” interno alla organizzazione religiosa di Amal che portò al potere il chierico preferito da Khomeini: Nasrallah. Il quale impiantò una potente organizzazione MAFIOSA , che come tale si ammantava e si nascondeva dietro scopi sociali e benefici. Questo condusse ad una progressiva inesorabile presa totale sul Paese, con l’aiuto del clan alawita “lontano cugino” degli Assad. Fu come se la mafia di Riina si fosse insediata nel parlamento italiano bloccando di fatto tutto il funzionamento dello stato laico. Naturalmente molti ne beneficiavano e credevano fermamente, anche sinceramente e innocentemente, che la mafia fosse cosa … nostra, buona e giusta. Il ridimensionamento sotto le bombe di Tsahal FORSE porterà ad un riequilibrio. Ci vorranno molti decenni di pace semmai per dimenticare torti crimini e sangue. Molto più che in Irlanda del Nord. Ma basta parlare con un libanese espatriato, uno ovunque nel mondo (sono più espatriati che in patria) per sentirsi chiedere per iniziare il discorso il cognome della persona libanese citata. Dal cognome risalgono all’istante all’etnia, alla confessione religiosa, alla antica località di residenza, regolandosi di conseguenza. Per sradicare o solo modificare tutto questo le democrazie occidentali non sono utili. Bisogna lasciarli soltanto vivere in pace, i discendenti degli antichi Fenici sapranno riadattarsi alla vita e prosperare come sempre hanno fatto.