\n\n\n\n\n\n

Quando narrai al rettore dell’università di Edimburgo una storia che non si racconta mai

Antisemitismo

Quando narrai al rettore dell’università di Edimburgo una storia che non si racconta mai

Ephraim Nissan ha lavorato in ambito accademico in tre Paesi e ha pubblicato oltre 600 lavori scientifici. Dal 1994 risiede a Londra. È fellow dell’Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy (ISGAP). Il presente articolo è il secondo di 3 parti che ci ha

Ephraim Nissan11/08/2025Aggiornato 11/08/202511 min lettura2.322 parole

Il contesto

Nel mio articolo precedente su InOltre, “Dall’Italia alla Scozia, l’odio per gli ebrei come prodotto di esportazione”, ho trattato del Race Report preparato per l’Università di Edimburgo. Nell’iniziativa ha avuto un ruolo importante un docente italiano, Nicola Perugini, che ha giustificato subito i massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2025.

Il rapporto demonizza Lord Balfour, per la sua apertura ad un Focolare Nazionale Ebraico, demonizza naturalmente Israele, ed esige il ripudio, da parte dell’università, della definizione dell’IHRA dell’antisemitismo, onde privare gli ebrei britannici di una parte del regolamento che li dovrebbe proteggerli. Ed esige che si metta su un centro che riscriva la storia.

Dopo la pubblicazione sul sito dell’ateneo del Race Report, scrissi al rettore. Questo fa parte della lettera con la quale gli risposi, con ulteriori informazioni:

  1. Dal punto di vista demografico, gli ebrei britannici sono in gran parte di origine europea, mentre in Israele la maggior parte degli ebrei è come me: di origine mediorientale.
  2. Siamo stati per la maggior parte sottoposti a pulizia etnica nei Paesi a maggioranza araba. Abbiamo subito il suprematismo più vile; è stato un Grand-Guignol. Sono cresciuto con questi racconti, col pensiero costantemente con dei parenti ancora intrappolati, col cuore in gola perché sopravvivessero e infine riuscissero ad abbandonare quei Paesi ingrati, che per lo più avevano fatto parte dell’Impero Ottomano prima che Gran Bretagna e Francia si dividessero la torta.
  3. Pertanto, tutte le parti in causa non colgono un punto che per me è piuttosto ovvio, così come lo è per il diritto internazionale o per la consuetudine. Il fatto stesso che io e milioni di persone come me esistiamo, sfata la fantasia accusatoria secondo la quale Israele sarebbe “settler colonialist”.
  4. Curiosamente, ciò che manca nel dibattito è che Lord Balfour ha semplicemente preso in considerazione qualcosa che era ovvio dalla legge ottomana e dalle realtà ottomane (ma negli ultimi anni, fino alla prima guerra mondiale, Costantinopoli fu “benedetta” dalla presenza di un ambasciatore britannico e del suo dragomanno [primo segretario, esperto di lingue], entrambi cospirazionisti ossessionati dagli ebrei, e che detestavano anche gli armeni perché in qualche modo, come l’ambasciatore tedesco, li dipingevano con lo stesso pennello che usavano per gli ebrei).
  5. Proprio come vi sono [ufficialmente] Quattro Nazioni [inglesi, scozzesi, gallesi, ed irlandesi] nel Regno Unito, gli Ebrei erano una nazione ufficiale dell’Impero Ottomano.
  6. La carta geografica [di Maunsell] ad uso delle autorità britanniche, del 1910, una “ethnic map” che mostra la distribuzione dei gruppi in territorio ottomano [ma dell’Anatolia, solo la parte orientale] e nella Persia occidentale, usava un colore differente per ciascun gruppo.
  7. L’unico luogo in cui varie aree avevano un colore specifico per una maggioranza ebraica è quello che fu poi delimitato per il Mandato britannico sulla Palestina a ovest del fiume Giordano.
  8. Vale a dire che Gerusalemme, Giaffa e due aree della Galilea orientale, nonché un’area a sud del Monte Carmelo, appaiono tutte nella mappa con il colore della maggioranza ebraica. 
  9. Pertanto, è ovvio che Israele sia uno Stato autoctono successore dell’Impero ottomano. Proprio come la Grecia, diventando indipendente, fu aperta all’immigrazione dei greci del Mar Nero [o della Cappadocia] o dell’Italia meridionale, così fu per Israele. O, all’epoca, degli armeni etnici che si trasferirono nella Repubblica d’Armenia. Se si guardano le fotografie di quegli ebrei locali nel tardo periodo ottomano, o degli ebrei di Bagdad che portavano il turbante, di Baghdad da dove siamo stati spazzati via, nonostante fossimo stati un settore demografico ampio e piuttosto cospicuo, è semplicemente ridicolo, oltre che disonesto, che chicchessia affermi che siamo “colonialist settlers”. Significa anche che molti docenti ignorano questioni piuttosto centrali, per le quali si vantano di essere esperti. È questo che smonta il Rapporto sulla Razza, per quanto riguarda gli ebrei.
  10. Si noti inoltre che quando, all’inizio di giugno del 1941, noi ebrei di Baghdad fummo massacrati da una folla inferocita dall’Asse, ciò avvenne sotto lo sguardo implacabile dell’esercito britannico. Perché? Perché Sir Kinahan Cornwallis ed il generale Archibald Wavell decisero di ignorare gli ordini di Churchill. Volevano dimostrare alla popolazione locale che la Gran Bretagna NON era amica degli ebrei, per smentire ciò che Radio Berlino e l’esuberante giornalista playboy Younis Bahri stavano trasmettendo in Medio Oriente. Un mio compianto zio mi raccontava le sue memorie di come Bahri, da Radio Berlino, si facesse beffe anche degli ebrei londinesi: “Finchley! Verremo e prenderemo TUTTI”. [Finchley è un quartiere londinese con una notevolissima presenza ebraica, e vi si trovavano molti profughi ebrei dalla Germania.] Il mio compianto nonno [se ne legga in https://www.academia.edu/70277821] aveva aiutato la moglie abbandonata di Bahri (aveva pagato un prezzo elevato per i mobili che lei stava offrendo all’asta), perché non immaginava che anche lei fosse una nazista, e lo era: la mia compianta madre aveva ricordi personali di lei perché la moglie di Bahri aveva un ruolo piuttosto importante nelle proteste di estrema destra a cui gli studenti dell’Istituto di Belle Arti erano costretti a partecipare (e, cosa fondamentale, quegli studenti pericolosi [della Scuola di Arte Drammatica] non sapevano che mia madre [del Conservatorio] fosse ebrea).
  11. Vedete, non eravamo affatto i protetti favoriti [minions] della Gran Bretagna, nemmeno lontanamente. Eravamo sacrificabili. E noi ebrei britannici ci stiamo ancora sforzando affinché le istituzioni qui (per non parlare di una vasta fetta della popolazione) comprendano che non siamo sacrificabili. Se mia madre e i suoi fratelli vedevano soldati iracheni camminare sul marciapiede, non attraversavano la strada per andare sull’altro marciapiede (perché i soldati non potevano indovinare che fossero ebrei). Se si trattava di soldati britannici, attraversavano la strada per evitarli (per questi ultimi, erano gente del posto in territorio coloniale [colonial space]).
  12. E, ad esempio, la dialettologia irachena mostra che il nostro dialetto [arabo] giudaico (e il dialetto [arabo] cristiano) era [a parte gli adattamenti lessicali dettati dalla cultura confessionale] l’antico arabo iracheno dell’era califfale, mentre un afflusso di tribù beduine prima dell’invasione mongola fece sì che l’arabo iracheno musulmano nell’Iraq centrale venisse sommerso dai nuovi arrivati. Eravamo indigeni e con un’identità di gruppo permanente, in un modo che gli iracheni musulmani non erano, nemmeno lontanamente. A maggior ragione per gli sciiti: divennero la maggioranza a Baghdad a memoria d’uomo [i miei parenti vi nacquero quando i sunniti erano in maggior numero]. Ebrei e sciiti avevano numeri simili a Baghdad. Durante il regno di Nadir Shah (1736-1747), in Persia, i rifugiati sciiti aumentarono il numero degli sciiti nell’Iraq meridionale (furono attratti proprio lì, a causa di due città sante sciite). Nel secolo XIX, tribù sunnite provenienti da quella che oggi è l’Arabia Saudita si trasferirono lì e divennero sciite a causa della pressione della popolazione locale.
  13. A proposito, arabi egiziani si insediarono in massa (di solito in città o villaggi preesistenti) durante il dominio egiziano negli anni ’30 del secolo XIX. I bosniaci (in realtà erzegovesi) si insediarono e se ne è fieri nella narrativa dell’Autorità Nazionale Palestinese. Fu proprio per questo motivo che Amin al-Husseini, il violentissimo leader [di famiglia elitaria fiera delle proprie origini bosniache], nominato dagli inglesi, che indirizzò gli arabi di Palestina su una rotta disastrosa, fu nominato guida spirituale delle Waffen SS bosniache (che prestarono servizio in Francia). Il sultano Abdulhamid II aveva l’obiettivo di aumentare l’immigrazione musulmana ovunque gli ebrei avessero una presenza massiccia. Sempre sotto il dominio britannico, i soldati a guardia dei ponti sul fiume Giordano avevano l’ordine di far entrare gli immigrati sunniti, senza essere registrati. Negli anni ’40, persino un camion carico di giovani ebrei armati e travestiti da islamici provenienti dall’Iraq fu lasciato entrare, accolto da una folla festante mentre annunciavano di essere venuti per uccidere gli ebrei [conobbi la persona, ormai un bel vecchio, un gerosolimitano verace, che li portò a lavorare in una fabbrica araba, e poi nottetempo li portò in un kibbutz. Nel 1929, arrivò a Hebron con miliziani ebrei dopo il massacro degli ebrei locali, e raccontò che videro una bambina morta appesa coi capelli fuori di una finestra. Ma non odiava mai. Degli arabi parlava con affetto, perfino del campo di battaglia del 1948: “Ma perché non ci avete sparato?” “Prima di voi c’è stata un’altra vostra unità, ed abbiamo finito le munizioni”. O sul camion per il Mar Morto, operaie arabe dissero a lui fusto: “Ti hanno visto sabato con una ragazza ebrea. Non lo fare più”. “Era Margo”, poi sua moglie]. Intorno al 1875, i circassi sunniti (e gli abaza) provenienti dal Caucaso giunsero come rifugiati nell’Impero Ottomano e in pratica fondarono Cesarea [Marittima] (oggi in Israele) e Amman (oggi in Giordania), su siti antichi. C’era tutto un periodo storico in cui i villaggi in Cisgiordania (su terreni collinari e non malarici) erano divisi in due gruppi che si combattevano a vicenda: uno dei due gruppi portava il nome di una confederazione tribale chiamata Yemen. Che significa proprio questo: Yemen. Considerate i cognomi degli arabi locali e potrete vedere quanto siano diversi i loro sfondo di provenienza familiare. È qualcosa da celebrare, non da denigrare. Proprio come Londra è grande perché è così diversificata.
  14. Un’analogia calzante (di cui i fondatori del Pakistan erano consapevoli, e che non gradivano) è che ciò che accadde con il caos e lo sfollamento interno di ebrei e arabi all’interno del Mandato britannico della Palestina intorno al 1948: è molto simile alla Partizione dell’India, dove il caos fu su scala molto più ampia. Non ha nulla a che fare col settler-colonialism.
  15. Inoltre, se si prendesse un imam colto o un personaggio importante di Nablus a metà del secolo XIX, lui (lui, non lei) si considererebbe uno Shami, cioè un damasceno per area culturale. Non un Falastini (“Sono di Grimsby” non è prestigioso quanto “Sono britannico”), perché “Palestina” aveva senso per i cristiani, ed “Eretz-Yisrael” per gli ebrei. I sunniti non avevano alcun motivo di delimitarsi conformandosi all’universo concettuale di una potenza cristiana. Damasco e la Siria godevano di enorme prestigio nell’immaginario islamico. E la Siria fu il luogo che vide il fermento della modernizzazione degli arabi e dell’arabo [come lingua e letteratura] (l’Egitto era un’altra storia, e più influente a Gaza). Quando Gran Bretagna e Francia, intorno al 1924, fecero in modo che fosse stabilito un confine netto tra il Libano e il Mandato di Palestina, con tanto di dazi doganali, sia gli arabi che gli ebrei in Galilea gemettero. Interruppe millenni di legami commerciali. Naturalmente, il contrabbando prosperava. Storicamente, i contadini ebrei della Galilea (che declinarono e persero prestigio a partire dal Rinascimento, soprattutto con lo sviluppo delle élite [ebraiche] colte urbane, che necessitavano della protezione di una guarnigione turca) erano imparentati con ebrei simili in quello che solo dopo la Prima Guerra Mondiale divenne un Libano separato (“Grande Libano”).
  16. Quanto al vostro docente, il dr. Nicola Perugini, prima che lui nascesse già conoscevo l’Italia a fondo, vivendoci, e posso mostrarLe subito la sua posizione nell’attuale, spaventosamente pervasiva rinascita di un antisemitismo sfacciato in Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, vigeva l’impunità totale, soprattutto per la persecuzione degli ebrei (e degli slavi, degli etiopi e dei libici), ed entrambi i principali partiti erano ansiosi di assorbire le masse fasciste, che a loro volta portavano con sé una spaventosa eredità di indottrinamento clericale. Un giudice italiano che ho aiutato ad ottenere visibilità internazionale un quarto di secolo fa, ora pubblica su Facebook piacevolezze come l’ascrizione di “un rito satanico” ad Israele. Perché, vede, lui combina sia la variante comunista che quella prettamente clericale del pregiudizio.
  17. Anni prima della nascita di Perugini, l’Unione Sovietica (a causa di da essa percepiti interessi contingenti che intendeva perseguire) esportava al Partito Comunista Italiano (come fece con la Germania Est) nuove affermazioni “sionologiche”, scritte da nazionalisti russi (che sarebbero stati adatti al Gulag [se non si fossero prestati alle mire del regime]), riciclando affermazioni e persino immagini zariste. C’erano anche dei comunisti perbene in Italia, alcuni persino di spicco. Queste brave persone sono state ora emarginate, e le vedi esclamare inorridite su Facebook, ma per il resto non si lascia che abbiano una voce pubblicamente udibile.
  18. Role-model del Perugini è la sua ex collaboratrice Francesca Albanese, che è una storia a sé stante (anche le loro competenze sono diverse). Anche il background regionale conta (quello di lei è Ariano Irpino, sulla cui eredità culturale potrei tenere una conferenza): è così, perché gli staterelli che furono unificati negli anni ’60 dell’Ottocento a formare il Regno d’Italia avevano culture politiche peculiari, che influenzano il presente. La TV (come prima, la radio in epoca fascista e postfascista) è un fattore unificante e impone una versione di “cultura nazional-popolare” che avrebbe fatto inorridire Antonio Gramsci: ci teneva a dimostrare alla cognata orgogliosamente ebrea quanto fosse l’opposto di un antisemita, e non lo è mai stato consapevolmente. Se solo la sinistra italiana di oggi fosse integra come lo era Gramsci… 
  19. E molti esponenti della sinistra italiana di ottant’anni fa disprezzerebbero il tipo di esponenti della sinistra (spesso antisemiti) che oggi domina la narrazione, anche su tutti i canali televisivi italiani. Probabilmente li chiamerebbero voltagabbana, turncoats [come dite voi in inglese]. L’amnistia del 1947 per i crimini fascisti fece “meraviglie” nell’attrarre “convertiti”, e spesso si può dimostrare che questi abbiano conservato idee precedenti. Anche, e soprattutto, riguardo agli ebrei.

Spero che serva a schiarire le idee per le persone di buona volontà. Oggigiorno, i propagatori d’odio fanno di tutto per sopprimere i fatti della storia che a loro non convengano. 

Domani, la terza parte.

Leggi anche:


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *