Conflitto Israele-Iran
Se l’Iran viene descritto come “un regime policentrico con un certo consenso”
In un articolo di Fabio Nicolucci su Rinascita, l’Iran smette di essere una teocrazia repressiva e sanguinaria e diventa l’erede di una grande civiltà millenaria, mentre Israele viene ridotto a uno Stato-caserma guidato da pulsioni ideologiche e sogni di grandezza. Il risultato è talmente fantasmagorico da



In un articolo di Fabio Nicolucci su Rinascita, l’Iran smette di essere una teocrazia repressiva e sanguinaria e diventa l’erede di una grande civiltà millenaria, mentre Israele viene ridotto a uno Stato-caserma guidato da pulsioni ideologiche e sogni di grandezza. Il risultato è talmente fantasmagorico da lasciare a bocca aperta.
Un articolo pubblicato su Rinascita sulla guerra in Iran, Strategie e tattiche della guerra in Iran: operazione nostalgia? firmato da Fabio Nicolucci, riscrive i termini e il contesto del conflitto in corso. Ne cambia le coordinate morali, rilegge i protagonisti, sposta il baricentro della responsabilità. Il risultato non è solo discutibile: è spiazzante. E lascia, letteralmente, a bocca aperta.
La rappresentazione dell’Iran di Nicolucci prende esplicitamente le distanze da quella che definisce «l’immagine apocalittica» costruita da Israele: «un gruppo di predoni in sottana nera e turbante, vecchi e cadenti». A questa immagine contrappone una ricostruzione che insiste sulla profondità storica e culturale del Paese: “Parliamo di un popolo ariano come noi (e non arabo), che più o meno quando Romolo e Remo trovavano rifugio su un brullo colle laziale fondava un impero (nel 550 a.c.). Iran e Persia infatti sono la stessa cosa”. Ok andiamo avanti.
Nell’analisi di Nicolucci l’Iran contemporaneo scompare, perché l’attenzione viene spostata su una civiltà plurimillenaria, da far sembrare l’Impero romano una bocciofila di paese. Il terrore di un regime sanguinario, che impicca la gente per strada e ammazza delle ragazzine perché si rifiutano di portare il velo, viene leggiadramente diluito nella grande epopea della civiltà persiana.
Ma non è solo la storia a riscattare il giudizio affrettato che molti di noi hanno dato della Repubblica islamica. L’Iran viene descritto come «un regime policentrico con un certo consenso», mentre la crisi che lo attraversa è ricondotta non tanto a un problema di legittimità politica quanto a una «crisi generazionale». In questo quadro, anche la reazione alla pressione esterna viene reinterpretata come un fattore di ricompattamento: «se l’Iran è attaccato è più probabile che gli iraniani si stringano attorno al regime».
Nell’elegia persiana di Nicolucci il regime scompare. Diventa un elemento tra gli altri, inserito in una continuità storica e sociale in cui il carattere teocratico, repressivo e sanguinario sembra quasi un incidente della storia.
Ma questa ricostruzione fantasmagorica non poteva fermarsi al tratteggiare la magnificenza della civiltà persiana. Doveva per forza estendersi agli altri attori del conflitto in corso e, neanche a dirlo, a uno in particolare: Israele.
«Con l’avvento del capopopolo Netanyahu – scrive Nicolucci – in Israele per venti anni si costruisce una escalation ideologica». Una deriva che ha un nome: «nostalgia di un passato idealizzato». È la chiave interpretativa che regge tutto il ragionamento. Israele, nella lettura di Nicolucci, agirebbe sulla base di un’immagine mitizzata di sé e del proprio passato, fino al parallelo esplicito: «un po’ come l’età dell’Islam puro delle origini vagheggiato dai salafiti». E qui non si può fare a meno di pensare a Netanyahu che ha vagheggiamenti salafiti. Chi glielo dice a Bibi?
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Da qui in poi il passaggio è lineare. Israele smette di essere uno Stato che opera dentro un ambiente ostile e diventa il soggetto che quell’ambiente contribuirebbe a produrre. Scompare il massacro del 7 ottobre, scompaiono anni di attacchi e pressione militare: i razzi lanciati da Hamas dalla Striscia di Gaza, le operazioni e gli attentati rivendicati dalla stessa organizzazione, il fronte settentrionale con Hezbollah in Libano, le milizie sciite filo-iraniane attive tra Siria e Iraq, gli Houthi nello Yemen con attacchi e minacce nel Mar Rosso, fino alle iniziative dirette e indirette. Tutte riconducibili all’Iran.
Ma soprattutto scompare il piccolo dettaglio che la leadership iraniana ha fatto della distruzione dello Stato ebraico il suo principale obiettivo: dichiarato, rivendicato apertamente e ripetuto nel tempo.
Questo contesto di odio totalizzante, nella ricostruzione proposta da Nicolucci, viene rimosso per trasformare Israele da attore che reagisce a soggetto che genera il conflitto. La guerra, infatti, è «una guerra per scelta tra l’Israele di Netanyahu e l’Iran».
E d’altra parte per Nicolucci, Israele è il «promotore di un vagheggiato nuovo ordine», mentre sul piano interno la sua democrazia si è trasformata progressivamente in qualcosa di «sempre più etnico e sempre meno universalistico».
Neanche a dirlo anche nella conduzione della guerra la Persia surclassa l’imbelle Occidente, sedotto dalla volontà di potenza israeliana. La coalizione «colpisce a casaccio, mostrando più odio che raziocinio».
Dall’altra parte, invece, c’è un Iran che pianifica, calcola, agisce con metodo: «la Long War iraniana era stata già pianificata nei minimi dettagli», sostenuta da una «lucida analisi e pianificazione strategica». Anche le mosse più aggressive vengono riassorbite dentro una razionalità coerente: «al caos si risponde con il caos e l’escalation».
Direi che possa bastare perché, più che dell’Iran o di Israele, il testo di Nicolucci parla soprattutto di noi: di un’intellighenzia occidentale che, per odio dell’Occidente, si riduce a civettare con una teocrazia sanguinaria e a riscrivere i fatti con una disinvoltura che non finirà mai d’indignarci abbastanza.

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Vabbè, se è per quello anche Mussolini è l’erede del Sacro romano impero e e prima ancora dell’impero romano, e Hitler del Sacro impero romano-germanico.
No comment! Sembra l’equivalente di Orsini per lo scenario ucraino. A vedere il suo cv, uno potrebbe pensare: eccone uno che capisce, ha lavorato molti anni in MO, ci capisce per forza!!!