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Storia breve di un ebreo italiano secolarizzato. E avvezzo all’antisemitismo

Antisemitismo

Storia breve di un ebreo italiano secolarizzato. E avvezzo all’antisemitismo

Lo chiamerò F.C. con le sue iniziali per sua precisa richiesta, ma anche perché più che una persona è l’archetipo di un certo tipo di ebreo secolarizzato e integrato. È nato a Roma nell’immediato dopoguerra, genitori e nonni erano fortunosamente scampati alla cattura il 16 ottobre

Stefano Piperno10/07/2025Aggiornato 09/07/20257 min lettura1.385 parole
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Lo chiamerò F.C. con le sue iniziali per sua precisa richiesta, ma anche perché più che una persona è l’archetipo di un certo tipo di ebreo secolarizzato e integrato.

È nato a Roma nell’immediato dopoguerra, genitori e nonni erano fortunosamente scampati alla cattura il 16 ottobre del ‘43.

Il nonno paterno era un affermato avvocato civilista con una clientela composta in maggioranza da correligionari.

Suo padre non aveva potuto completare il liceo né laurearsi a causa delle leggi razziali, per cui il nonno avvocato aveva rilevato da un parente anziano una bottega di abbigliamento in una via commerciale, affidandola a lui che l’ha gestita con successo per tutta la vita, coadiuvato da sua moglie. 

F.C.  è cresciuto, maggiore di due fratelli e una sorella, in un appartamento in affitto di un quartiere limitrofo al vecchio ghetto, la famiglia è religiosa, ma non ortodossa, non rispetta le norme alimentari ebraiche e si reca in sinagoga solo per le festività più importanti, ha usi e costumi della media borghesia.

Fino all’età scolare non ha precisa cognizione della sua appartenenza, perché amici e parenti sono quasi tutti ebrei, solo qualche volta sente parlare dei “goym”  traducibile come i gentili, cioè i non ebrei, in Italia in pratica i cattolici.

É in prima elementare alla scuola pubblica che ha l’occasione di verificare la sua diversa identità religiosa, poiché la maestra lo informa, unico ebreo in classe, che a inizio lezioni dovrà alzarsi in piedi come gli altri senza però fare il segno della croce.

Questo innescherà molte domande cui soprattutto il nonno darà risposte articolate.

Al temine della terza media festeggia il Bar Mitzvah, che dovrebbe farne un ebreo maschio adulto, ma paradossalmente segna il suo progressivo allontanamento dalle pratiche religiose, per approdare a un laicismo ateo, senza però rinnegare le proprie origini, particolarmente sotto l’aspetto culturale, se richiesto risponderà sempre:

”Sono ebreo”.

Alle superiori contrae diverse amicizie, alcune delle quali per la vita, un gruppo di amici orientati a sinistra con varie sfumature, dove di religione non si parla.

Le uniche frizioni riguardano Israele e le ricorrenti crisi, mentre qualche compagno non del gruppo gli chiede se farà il soldato in Italia o in Israele, restando perplesso e incredulo all’ovvia risposta.

Infatti mentre frequenta la facoltà di lettere, viene ammesso al corso allievi ufficiali dei bersaglieri, cosa che farà appena laureato.

All’università avrà per compagni di corso alcuni futuri giornalisti e cineasti poi divenuti famosi e conoscerà una ragazza cattolica che diverrà sua moglie.

La cosa produrrà mal di pancia nelle famiglie dei futuri sposi, ognuna rivendicando il proprio rito di appartenenza, alla fine il matrimonio civile sarà il compromesso che risolverà i contrasti lasciando tutti scontenti.

Tutto questo avviene nella seconda metà degli anni ’60, quando FC ha trovato lavoro, dopo aver terminato il servizio militare, partecipando come ultimo impegno prima del congedo, alla sfilata del 2 Giugno, ritto sulla torretta di un carro armato con le piume al vento e la fascia azzurra.

I suoi genitori nutrivano la speranza che il loro “bechor” (in ebraico primogenito maschio) prendesse in mano le redini del ben avviato negozio, per gli altri, ancora impegnati in vari gradi del percorso scolastico, c’erano da parte i denari per iniziare altre attività, per la ragazza, oltre alla cospicua dote, si sperava in un buon partito, infatti era stata iscritta a vari club ebraici giovanili ed inviata a campeggi e vacanze organizzate da quei sodalizi.

Ma F.C. fu subito chiaro, della bottega non voleva saperne, aveva altri interessi, fu così che per caso un giorno un industriale fornitore del padre gli disse che un suo amico pubblicitario cercava giovani da inserire nella sua attività, FC accettò entusiasta e partì per Milano, sede dell’agenzia pubblicitaria, dove fece due anni di apprendistato, tornando a Roma ogni fine settimana per stare con la sua ragazza.

Fu un periodo proficuo, favorito da un ottimo rapporto con i giovani colleghi con i quali apprendeva il mestiere, ma di tanto in tanto il suo essere ebreo veniva fuori nei discorsi, impregnati più di stereotipi che di pregiudizi, eccone alcuni esempi:

“Certo che voi ebrei avete una marcia in più, basta pensare ai premi Nobel, poi vi aiutate molto tra di voi.”

“Vedrai che il capo ti manderà in America, tutte le grandi agenzie sono in mano agli ebrei, per te sarà semplicissimo inserirti”.

“Ma tu oltre l’inglese parli anche l’ebraico?”

“Ho letto che in Italia ci sono 30.000 ebrei iscritti in 21 comunità, ma è certamente sbagliato, sono molti di più”.

“Si parla di nuovo di antisemitismo, non conosco persone antisemite, anzi io per esempio ho tanti amici come te”.

“Hai anche il passaporto israeliano?”

“È vero che Gesù era ebreo?”

F.C. qualche volta rispondeva sommariamente, più spesso consigliava qualche libro da leggere, infastidito in cuor suo di certe domande o affermazioni in un contesto in cui i suoi interlocutori erano tutti neo-laureati.

A fine stage ottenne il posto di account-manager nella filiale di Roma dell’agenzia, potendo finalmente sposare.

Dal matrimonio nacquero una femmina e un maschio, che fu fatto circoncidere, anche se non ebreo, perché per essere tale bisogna essere di madre ebrea, però, pensò FC, non si sa mai cosa penserà da grande.

Col passare degli anni, le molteplici guerre e crisi che hanno visto coinvolto lo Stato ebraico ne hanno mutato il sentimento dell’opinione pubblicai, passando da consenso entusiasta a un malcelato malessere fino a un evidente risentimento che ha coinvolto gli ebrei di tutto il mondo in quanto tali, chiamati a scindere pubblicamente le proprie responsabilità dai cittadini israeliani.

I drammatici eventi recenti hanno portato a galla l’anti-sionismo, con grande sforzo dei mass-media e delle singole persone di attribuirgli un significato politico, lontano dal puro e semplice antisemitismo, dicotomia attualmente argomento di accese polemiche.

F.C. ha a lungo riflettuto su tutto ciò, iniziando a percepire diffidenza anche da parte di persone amiche di vecchia data, in realtà era sempre stato conscio che, oltre gli stereotipi, in molti albergassero pregiudizi inconfessati che sfuggivano involontariamente in mezzo ad altri discorsi, ai quali non aveva mai replicato perché certo che sarebbe stato impossibile rimuoverli.

Ora però è certo che mettere in dubbio il diritto di Israele ad esistere e l’infamante accusa di genocidio non avrebbero trovato terreno fertile se il millenario preconcetto antisemita non aleggiasse nell’animo di molti.

Con un certo scandalo di correligionari e non, recentemente aveva mostrato in più occasioni la propria contrarietà alla “Giornata della Memoria” da lui definita la fiera dell’ipocrisia, dicendo: 

“Si piangono i morti inermi, ma si condannano i vivi che non vogliono fare la stessa fine”.

Oggi FC é un uomo anziano in pensione da anni, quello che sta avvenendo in Medioriente lo turba e lo preoccupa, è acerrimo nemico di Netanyahu e dei suoi alleati millenaristi e non condivide l’entusiasmo miope di molti ebrei, ma comprende fino in fondo le ragioni dei cittadini israeliani a causa del pogrom del 7 ottobre 2023, nutrendo seri dubbi che un cambio di maggioranza alla Knesset possa far mutare in modo radicale la politica israeliana verso coloro che vogliono cancellare lo stato ebraico, né ha alcuna fiducia che muti l’acquiescenza verso i coloni in Cisgiordania.

L’unica tenue speranza che ha consiste nella la pace con gli arabi sunniti, senza la quale, dice: “Come potrebbe sopravvivere un popolo di 8 milioni in un fazzoletto di terra grande come la Lombardia, circondato da centinaia di milioni di nemici politici e religiosi?”

Questo mi ha detto in un recente colloquio seduti nel suo giardino a un tavolo su cui erano poggiati due bicchieri e una brocca di tè freddo in cui galleggiavano fette di pesca.


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4 pensieri su “Storia breve di un ebreo italiano secolarizzato. E avvezzo all’antisemitismo

  1. blogdibarbara dice:

    Questo articolo mi ha risvegliato due ricordi (e peste colga chi dice il famigerato “mi hai sbloccato un ricordo”).
    Una trentina d’anni fa, parlando con un’amica ebrea, dico “non ne posso più di tutto questo antisemitismo”. “Mah”, dice lei, “io tutto questo antisemitismo non lo vedo mica”. “Certo”, dico io”, “perché le cose che dicono di fronte a me, di fronte a te non si permettono mica si dirle”. Ecco, quello che è cambiato, oltre all’aumento esponenziale di quantità e intensità. è che adesso quelle cose le dicono anche di fronte agli ebrei, perché ormai è stato totalmente sdoganato.
    L’altro è una frase di “quel” libro: “C*zzo, anche gli ebrei hanno un’aviazione!”, a cui ho dedicato un post 15 anni fa, che mi è venuto da accostare a quello sgomento quanto incredulo “Juden haben Waffen!”, gli ebrei hanno armi, al momento dell’insurrezione del ghetto di Varsavia. E l’avere tenuto in scacco per ben 17 giorni, quell’accozzaglia di Untermenschen cenciosi affamati con qualche manciata di armi di fortuna e nessun addestramento, l’esercito più potente del mondo, credo meriti senz’altro di essere paragonato all’avere distrutto a terra l’intera aviazione egiziana che si stava apprestando a ributtare a mare i sionisti.

  2. Maria Nadia dice:

    Buongiorno Sig. Stefano.
    Articolo apprezzabile e triste.
    Una domanda: perché gli Ebrei si risentono spesso ad essere additati come i detentori del maggior numero di Premi Nobel?
    Vero, segnala una differenza, ma tutta in positivo in favore del popolo ebraico, dovreste quindi esserne orgogliosi e non risentiti. Orgogliosi della vostra storia e tradizione che vi ha portati ad eccellere in tutti i campi delle scibile umano.
    Vero anche che questa superiorità (conquistata nei secoli attraverso lo studio e le pratiche di igiene) vi rende distinti e distanti, e capisco quindi che la temiate come un marchio e una condanna.
    Ma, finalmente, Abele si ribella a Caino.

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