Conflitto Israele-Iran
Stupisce che il Mossad non recluti il suo nuovo direttore tra i twittatori italici
Ho un sogno. Alzarmi la mattina di un evento sensazionale e inaspettato, e vedere un leader politico che dice: “Francamente, non c’ho capito un tubo”. Il sogno è riferito anche al mondo dell’informazione e degli opinionisti in voga (ma un’opinione è necessaria averla su tutto ed



Ho un sogno. Alzarmi la mattina di un evento sensazionale e inaspettato, e vedere un leader politico che dice: “Francamente, non c’ho capito un tubo”. Il sogno è riferito anche al mondo dell’informazione e degli opinionisti in voga (ma un’opinione è necessaria averla su tutto ed in qualsiasi momento?).
Certo, ancora meglio sarebbe una sincera ammissione del tipo: “Guardi, vostro onore, sinceramente non lo so, mi dia un paio di giorni, leggo due carte, poi ritorno e dico qualcosa”. In questo caso il sogno sarebbe così traumatico da rendere inevitabile la caduta dal letto.
Invece, perbacco, parlano. Eccome se parlano. Premesso che ognuno ha il sacrosanto diritto di dire quello che gli pare (il totale incompetente che scrive queste righe compreso), è difficile non provare invidia per chi, svegliatosi con la notizia dell’attacco di Israele all’Iran, è riuscito in quattro e quattr’otto a sfornare un’analisi così solida e chiara che stupisce come il Mossad non stia reclutando il suo nuovo direttore tra la schiera dei twittatori italici.
Se c’è da dare una medaglia al merito, e qui l’ironia è finita, il destinatario non può essere che Potere al Popolo. La virale locandina “Giù le mani dall’Iran” è stato il più coraggioso atto di coerenza degli ultimi giorni. Come ti sbagli?
Nell’elucubrazione protomarxista di chi si batte ogni giorno contro la plutocrazia sionista a stelle e strisce, dove si è filoislamici, transfemministi e vegani oppure niente, non sorprende l’aperto posizionamento dalla parte delle Guardie della Rivoluzione, che forse sui diritti umani non saranno il massimo, ma grazie alle quali lo Stato garantisce il prezzo calmierato dei turbanti, e scusa se è poco.
E poi ci sono quelli che vedono Netanyahu pure dietro al sugo che si è attaccato alla pentola. Dopo averci spiegato che il premier israeliano è un mentecatto, che sta perdendo la guerra su tutti i fronti, che andrà in galera dopodomani, che la moglie gli mette le corna, che Ben-Gvir gli ha rigato la macchina, ecco che i tromboni del Fatto Quotidiano titolano “Netanyahu ci mette tutti nel mirino”, seguito da una schiera eterogenea ma non troppo che va da Conte, a Myrta Merlino, all’Unità, a Tiziana Ferrario, secondo i quali Netanyahu si è svegliato la mattina e, all’insaputa di tutti, ha premuto il pulsantone rosso sotto la scrivania.
Eppure, data l’enorme quantità di tempo a disposizione (a giudicare dalla loro intensa attività social), non era poi così difficile trovare le dichiarazioni della maggioranza dei membri del Congresso americano e dei leader d’opposizione di Israele che applaudivano all’impresa a pochi minuti dalla notizia, non era altrettanto difficile trovare fonti autorevoli che descrivevano come la difesa all’immediata risposta dell’Iran fosse stata concertata con la quasi totalità dei paesi del Golfo.
Ma costoro non demordono, e la versione ufficiale è che tutto questo popò di roba si è scatenato per la trama del signor Bibi di sfuggire al famoso processo dei regali non autorizzati. Per fortuna c’è Travaglio che ci offre la soluzione: allearsi con Russia e Cina e chiuderla lì. Siamo in una botte de fero.
E poi c’è la palma d’oro, il premio più ambito, alla più lucida analisi che chi è arrivato fin qui non può non aspettarsi. L’avete capito. Stiamo parlando del tragico videomessaggio di 19 secondi di Elly Schlein, che meriterebbe una tesi di laurea dedicata considerando che in battito di ciglia scardina trecento anni di principi della termodinamica, rovesciando per sempre il concetto di causa-effetto.
L’incipit è formidabile: “Il governo si attivi per fermare subito questa escalation”. Oibò! Di fronte agli eserciti più sofisticati della Terra, ai ricchissimi paesi del Golfo coinvolti nella guerra, al Pentagono che valuta il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, alla Corea del Nord che minaccia l’attacco nucleare, ecco scoprire che il governo italiano, dopo aver gettato la spugna di fronte alla lobby dei tassisti, potrebbe interporsi, se solo lo volesse, tra lo Stato Ebraico e la Repubblica Islamica come i trecento guerrieri fecero tra Sparta ed i persiani (questa volta, però, con le dovute quote rosa).
Ogni parola che segue è un capolavoro su cui non c’è tempo di soffermarsi, ma il cui epilogo è chiaro: “Meloni non si schiacci su Trump e faccia qualcosa per la pace”. E vabbè, adesso stai a vedere che è tutta colpa della Meloni. E poi cosa c’entra Trump? Non ci avevano spiegato che aveva fatto tutto Netanyahu all’insaputa del mondo intero?
Alla fine, tutto fa brodo. Peccato per la spaghettata in solidarietà alle donne iraniane in programma per la settimana prossima, forse non ce ne sarà più bisogno – però già abbiamo prenotato, la mangiata a scrocco possiamo farcela lo stesso.
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Bellissima..siamo in una botte de fero…Bellissima!!!!
E quella che “quel vigliacco di Netanyahu è scappato a Cipro e se ne sta nascosto lì” l’ha già sentita?