Il dibattito delle idee
Il ritorno del tribalismo velenoso e la libertà come antidoto
Due giorni fa in un quartiere centrale di Parigi un cittadino francese ha pensato di esporre dalla finestra di casa una bandiera d'Israele, sostenendone evidentemente la causa. Dopo poco si è assiepata all'ingresso dell'edificio in cui vive una folla di altri cittadini francesi sventolanti bandiere palestinesi



Due giorni fa in un quartiere centrale di Parigi un cittadino francese ha pensato di esporre dalla finestra di casa una bandiera d’Israele, sostenendone evidentemente la causa. Dopo poco si è assiepata all’ingresso dell’edificio in cui vive una folla di altri cittadini francesi sventolanti bandiere palestinesi e se non fossero intervenute le forze dell’ordine a frapporsi alla folla non sarebbe finita bene, visto il desiderio di alcuni esagitati tra loro di salire ai piani superiori e fare irruzione in casa del malcapitato.
Al di là dell’orrore caro a Manzoni per le folle che tutto travolgono nella loro fame di sopraffazione e nel bisogno di erigere colonne infami, altro mi sta angosciando e non credo di essere il solo.
Sembra si stia perdendo la facoltà di convivere tra umani se abitati da idee differenti. La malattia, urge specificarlo purtroppo, non abita solo una parte o l’altra tra quelle che si fronteggiano, ma è un problema bipartisan. Non è questione relativa al solo Medio Oriente, basti vedere quanto sta succedendo negli USA. La convinzione che l’unico orizzonte possibile sia la prevaricazione e la cancellazione di chi ha pensieri diversi dal nostro sta dilagando come un fiume in piena.
L’idea di abolire il prossimo ha un solo presupposto: l’uso della violenza, non a caso in preoccupante ascesa e vengo al punto. Può protrarsi la democrazia con questo fraintendimento dove solo la mia “tribù” è legittimata ad esistere? Domanda retorica, visto che le democrazie liberali proprio attraverso la rappresentanza sono riuscite a fatica a creare un’efficace convivenza tra opposti, legittimando la coesistenza in una cornice di regole comuni.
Chi promuove il superamento del concetto di coesistenza parte non a caso dal cancellare le regole e lo vediamo bene nell’attuale amministrazione americana e nell’attacco sistematico del meccanismo essenziale per la democrazia che prevede l’indipendenza tra i tre poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario. Se la conciliazione tra idee opposte non è sempre possibile, come non lo è evitare sempre l’uso della violenza, siamo evidentemente di fronte ad un inasprirsi della situazione, a qualcosa di inedito dal secondo dopoguerra.
Il moltiplicarsi sinistro della polarizzazione tra avversari politici sottende spesso il desiderio di un superamento o una cancellazione della democrazia per stabilire regole non condivise da applicare con la forza. Lo dimostra l’atteggiamento di Putin all’interno della Russia stessa verso gli oppositori e all’esterno verso l’Ucraina ed i paesi confinanti: la libertà deve essere cancellata, ed è solo uno dei possibili esempi.
Ora per non impantanarsi in un generico richiamo alla tolleranza vanno circoscritti pochi ed essenziali elementi su cui fondare il senso del convivere e del coesistere. Anzi ne richiamerò solo uno. Non da cattolico farei riferimento a don Luigi Sturzo e al suo “Appello ai liberi e forti”.
Il pensiero di don Luigi Sturzo sulla libertà si articola a partire da diversi concetti chiave. Sturzo enfatizza la libertà come conquista e riconquista continua, un processo dinamico che richiede l’adattamento agli eventi e agli eventi in una costante evoluzione.
La libertà, per Sturzo, non è un dato statico, ma un valore da preservare e rinnovare sempre in un perenne divenire. Si è inceppata questa capacità di rinnovare il nostro pensiero su cosa significhi dirsi liberi oggi? Inoltre, la libertà è legata alla responsabilità individuale, in quanto ogni individuo è chiamato alla consapevolezza per comprendere empaticamente e non narcisisticamente il significato profondo della libertà.
La libertà in una cornice di regole, che inquadrano le decisioni, resta il fattore spesso ignorato e fondamentale del nostro stare nel mondo in Occidente, da difendere sempre e quotidianamente, così che sia possibile esporre una bandiera dalla finestra di casa senza dover rischiare la vita, qualsiasi sia la bandiera.
Se legittimiamo, anche nel nostro agire quotidiano, l’idea che l’altro, come avrebbe scritto Levinas, non debba esistere, non abbia dignità di mostrarsi nelle profonde differenze reciproche, sarà inevitabile affidarsi alla violenza per riportare un “ordine” in cui l’altro appunto non può e non deve mostrarsi.
Avversare questo atteggiamento distruttivo indipendentemente da chi lo promuove, siano figure istituzionali di uno Stato o sia simmetricamente chi pensa di estraniarsi dalle regole democratiche di uno Stato per motivi ideologici o religiosi, è la sfida aperta in cui siamo coinvolti per non perdere la libertà, mai stata a rischio come ora.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Impeccabile, ma difficilmente praticabile.