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Trump contro Erdogan mentre Ankara sveglia l’Europa

Donald Trump ed Erdogan si confrontano durante un incontro ufficiale

Turchia

Trump contro Erdogan mentre Ankara sveglia l’Europa

La notizia non è di poco conto ma non è arrivata in Italia: a febbraio una struttura militare turca è stata attaccata con droni nel nord della Siria, a Manbij. Il mandante? Secondo analisti indiani si tratterebbe di Washington, un messaggio di Trump ad Erdogan per

Donald Trump ed Erdogan si confrontano durante un incontro ufficiale
Adriano Bomboi07/03/2025Aggiornato 23/05/20255 min lettura1.018 parole

La notizia non è di poco conto ma non è arrivata in Italia: a febbraio una struttura militare turca è stata attaccata con droni nel nord della Siria, a Manbij.

Il mandante? Secondo analisti indiani si tratterebbe di Washington, un messaggio di Trump ad Erdogan per il suo crescente attivismo a favore del governo Zelensky. 

L’attacco infatti sarebbe avvenuto ad opera del “Gruppo SDF”. Una formazione paramilitare curda, informa l’Hindustan Times, attiva come proxy USA nella regione di Aleppo e dintorni. La vicenda sarebbe ascrivibile alla montante insofferenza americana nei confronti di Erdogan, “reo” di non seguire alla lettera le indicazioni provenienti dalla Casa Bianca.

La Turchia infatti è uno dei maggiori protagonisti nella costruzione del nuovo Medio Oriente che seguirà alla drammatica vicenda di Gaza, e al tentativo trumpiano di rilanciare gli “accordi di Abramo” per la ridefinizione degli equilibri tra Israele e i paesi del Golfo, che dovrebbero ridimensionare la presenza sciita nell’area. 

Washington e Ankara hanno trovato un punto di sintesi con la recente fine delle ostilità curde, finanziate dall’America. Forze curde che hanno ottenuto da parte di Erdogan la possibilità di esercitare la piena vita civile e politica in cambio della deposizione delle armi. 

Come noto, di recente il leader curdo Ocalan ha chiesto con successo al PKK la cessazione delle ostilità nei confronti della Turchia. Un piano peraltro che sarebbe stato proposto sin dal primo mandato Trump, e continuamente minato dall’opposizione turca sino a poche settimane fa. Progetto attivato a seguito del successo delle operazioni turche in Siria col tracollo della dinastia Assad.

Ma che ruolo ha l’Ucraina di Zelensky in questo scenario?

Non poco, e per capirlo bisogna ascoltare uno degli ultimi discorsi di Erdogan agli stati maggiori del paese, in particolare quello del 24 febbraio. Che giunge alcune settimane dopo un bilaterale tenutosi tra ucraini e turchi agli inizi dello stesso mese, in cui secondo Bloomberg avrebbe preso corpo l’idea di inviare truppe di Ankara in Ucraina col ruolo di peacekeepers. In ultima istanza, più a titolo di deterrenza, ma, se necessario, con la capacità militare di passare ai fatti.

Dunque di cosa ha parlato Erdogan ai microfoni?

Il governo turco non teme solamente una maggiore presenza russa nel Mar Nero, che reputa di dover contenere, ritiene pure che le amministrazioni occidentali scaturite dalle urne negli ultimi anni, dall’Europa agli USA, stiano minando i delicati equilibri su cui si regge la forza della Turchia come cerniera difensiva, commerciale e culturale tra oriente e occidente.

Per esempio, ha osservato che il massacro di Gaza è la risultante del vuoto di potere determinato dalle ultime amministrazioni americane, in sinergia con la debolezza dei governi UE. Un decadimento delle forze occidentali che oggi, secondo il presidente turco, sta portando all’emersione di un populismo di destra radicale, come quello di alcuni governi europei e come la nuova amministrazione trumpiana. 

Erdogan, oltre ad essersi opposto al tentativo di deportazione dei palestinesi da Gaza, su cui Washington intende insistere, ha poi dichiarato apertamente che solo l’ingresso della Turchia in Europa potrà fermare “il declino demografico del vecchio continente”, “il crollo della sicurezza” dovuto alla debolezza dei suoi eserciti (che oggi si trova esposta all’imprevedibile volontà di Trump) e la capacità di offrirsi come strumento di deterrenza contro le minacce che si starebbero addensando sul futuro dell’Europa.

Appare certamente singolare e paradossale che un governo autocratico come quello di Ankara elenchi i mali del vecchio continente in maniera più esaustiva di quanto non faccia un Scholz od una Meloni, ma ha immediatamente trovato un punto di convergenza con gli interessi inglesi.

Anche Londra infatti sta cercando di utilizzare la leva militare come strumento per rientrare nell’Europa politica dopo i problemi della Brexit, evitando così alla Francia il difficoltoso compito di espandere da sola, e con conti pubblici al limite, il proprio ombrello nucleare a tutti i partner. Allo stesso modo, Erdogan ritiene che il suo possibile ingresso nell’UE, sinora osteggiato da vari paesi, e la garanzia per una maggiore sicurezza del vecchio continente, passino attraverso un maggior investimento in ambito militare.

La stabilità dell’Europa e dei suoi sistemi democratici, minati anche da interferenza straniere, potrà essere garantita, a suo dire, con la difesa dei confini e inevitabilmente con la difesa dell’integrità territoriale ucraina.

La Turchia inoltre gode di un efficace apparato industriale e manifatturiero capace di contribuire al riarmo dell’Europa occidentale, ponendo da subito le proprie forze come scudo per paesi con eserciti che richiederanno anni per essere irrobustiti. Da ciò la necessità di agire presto, per evitare che l’imprevedibilità della Casa Bianca possa creare le condizioni per une pericolosa espansione della Russia. 

Insomma, un ipotetico e futuro ingresso della Turchia nell’UE pone sicuramente diverse sfide e problematiche da affrontare per le capitali europee. Si pensi ai Maastricht criteria o agli standard di democraticità richiesti per l’adesione, senza considerare la situazione di alcune storiche vertenze rimaste nell’alveo dell’insicurezza, come lo status dell’isola di Cipro divisa tra Grecia e Turchia. Ingresso che non dovrebbe sicuramente manifestarsi a breve termine.

Appare inoltre improbabile un completo disimpegno dell’amministrazione Trump dalla NATO e dal suo ruolo nell’UE, nonostante la volontà di ridurre la presenza USA in Europa, è certo però che in un mondo in rapida evoluzione, anche 4 anni di possibile instabilità potrebbero creare incertezze che, tanto in Turchia, quanto in UE, non possono permettersi di coltivare.

La collaborazione tra Europa e Turchia appare al momento destinata ad aumentare, e non perché la prima ne sia entusiasta, ma semplicemente perché non dispone di altre alternative.


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Un pensiero su “Trump contro Erdogan mentre Ankara sveglia l’Europa

  1. blogdibarbara dice:

    La drammatica vicenda di Gaza?! E il 7 ottobre l’abbiamo buttato nella spazzatura? Un neonato strangolato a mani nude e poi fatto a pezzi per spacciarlo per vittima di un bombardamento israeliano e le scene di esultanza dei “civili” di fronte alle bare, tutto nella spazzatura anche questo, insieme al senso della vergogna di chi scrive simili infamie?

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