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Il branco, i genitori e l’ebreo assassino

Antisemitismo

Il branco, i genitori e l’ebreo assassino

Andrea Sparaciari, giornalista de La Notizia e collaboratore del mensile FQ Millenium, ha scritto su Twitter una frase che non lascia spazio a interpretazioni: “Se sanno che i loro genitori possono impunemente uccidere donne e bambini, figurati quanti problemi si fa un branco di ragazzini a

Alessandra Libutti28/07/2025Aggiornato 27/07/20255 min lettura1.052 parole
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Andrea Sparaciari, giornalista de La Notizia e collaboratore del mensile FQ Millenium, ha scritto su Twitter una frase che non lascia spazio a interpretazioni:

“Se sanno che i loro genitori possono impunemente uccidere donne e bambini, figurati quanti problemi si fa un branco di ragazzini a mettere a rischio la sicurezza di un volo aereo…”

Il riferimento è al recente episodio del volo Vueling, da cui sono stati fatti sbarcare 50 adolescenti francesi di origine ebraica. Un caso su cui è stata aperta un’inchiesta, ma che qui interessa meno dei presupposti ideologici impliciti nel tweet di Sparaciari. Secondo lui, il comportamento dei ragazzini andrebbe ricondotto al fatto che i loro genitori “uccidono impunemente donne e bambini”. Non che siano responsabili di non educare bene i loro figli: uccidono impunemente donne e bambini. Una frase diretta, che attribuisce responsabilità criminali precise.

Ora, poiché non esistono elementi o accuse individuali a carico dei genitori coinvolti, e dato che Sparaciari non parla di singoli casi ma fa un riferimento generalizzato, bisogna decostruire il ragionamento implicito nel suo tweet. Il sillogismo è chiaro quanto inquietante:

  1. I ragazzi prima di essere francesi sono ebrei.
  2. Quindi i loro genitori non importa che siano francesi sono innazitutto ebrei.
  3. Gli ebrei, in quanto tali, sono colpevoli di uccidere donne e bambini perché ogni ebreo è responsabile di quanto avviene a Gaza.

Non si tratta di una critica a Israele o a una specifica politica militare. Non si parla di ideologia, di complicità o di silenzio, infatti, non abbiamo assolutamente idea neanche delle posizioni politiche di questi genitori che non sono neanche israeliani ma francesi: Sparaciari scrive che i “genitori” uccidono, in prima persona, “impunemente”. La frase si fonda su un’accusa collettiva rivolta a un’intera identità, trasformando la condizione di ebreo in una prova sufficiente di colpevolezza. È questo il nucleo del pensiero antisemita: l’associazione automatica tra ebraicità e crimine, tra nascita e colpa.

Che tale concetto venga espresso pubblicamente da un giornalista è un segnale allarmante. Non solo per il contenuto, ma per l’indifferenza con cui si bypassa ogni distinzione tra individuo e collettivo, tra accusa e identità, tra fatti e pregiudizio. E questo, purtroppo, non è più un lapsus o una provocazione maldestra: è una deriva.

Ma non è tutto: il tweet di Andrea Sparaciari aderisce in modo inquietante ad alcuni dei principi fondamentali della propaganda elaborati da Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.

Non conosciamo Sparaciari, e non esprimiamo un giudizio né sulle opinioni né sull’individuo. Non è una questione ideologica o personale, ma di parole da lui usate e rese pubbliche su Twitter il 25 luglio.

Vediamo, a rigor di semplice analisi concettuale e semantica, limitatamente al tweet, in che modo rispecchi alcuni elementi centrali dei principi di Goebbels:

1. Semplificazione estrema: ridurre tutto a un unico nemico

Goebbels insisteva sulla necessità di semplificare la realtà in una narrazione binaria: buoni contro cattivi. Nel tweet, Sparaciari riduce l’intera questione — un comportamento problematico da parte di alcuni adolescenti — a un’unica causa: il fatto che i loro genitori (perché ebrei) sarebbero assassini impuniti. Nessuna complessità, nessun contesto: un collegamento diretto, brutale, tra etnia e crimine.

2. Colpa collettiva: attribuire responsabilità a un intero gruppo

Secondo la logica di Goebbels, la propaganda funziona meglio quando si incolpa un’intera categoria sociale, etnica o religiosa. Sparaciari non parla di individui, ma di un intero gruppo: i genitori ebrei — non israeliani, non soldati, non politici — ma semplicemente “ebrei”. Tutti colpevoli, per natura, e quindi anche i figli sarebbero moralmente corrotti. È la stessa logica utilizzata dalla propaganda antisemita nazista: l’ebreo come colpevole “per nascita”.

3. Appello all’odio e alla disumanizzazione

Goebbels sapeva che per rendere accettabile l’odio, bisognava togliere umanità all’altro. Parlare di “un branco di ragazzini” non è un’espressione neutra: disumanizza, riduce a bestiame, prepara il terreno a un giudizio collettivo. L’uso del termine “impunemente uccidono donne e bambini” ha la funzione di evocare una figura diabolica, crudele, al di là di ogni redenzione. Non si tratta più di individui, ma di archetipi da odiare.

4. Proiezione: accusare gli altri di ciò che si sta facendo

La propaganda goebbelsiana spesso accusava gli ebrei di essere pericolosi, corrotti, criminali, proprio per giustificare le politiche violente del regime. Nel tweet, Sparaciari accusa i genitori ebrei di impunità e crudeltà, quando in realtà è lui stesso ad avanzare una calunnia collettiva senza prove, contribuendo alla normalizzazione dell’odio.

5. Ripetizione e saturazione mediatica

Goebbels puntava sulla ripetizione di slogan semplici e scioccanti. Anche se il tweet è una singola frase, il suo impatto è costruito come un “titolo da propaganda”: breve, potente, immediato. In un contesto social come Twitter, dove tutto viene rilanciato, amplificato e condiviso, anche un singolo messaggio può diventare uno slogan virale.

6. La menzogna strategica: affermare ciò che non è vero per plasmare la percezione

Goebbels sosteneva che una menzogna ripetuta abbastanza a lungo finisce per essere creduta. La verità, per lui, era irrilevante: ciò che contava era l’effetto della narrazione. Il tweet di Sparaciari contiene una menzogna implicita ma gravissima: l’accusa infondata che “i genitori” — identificati esclusivamente in quanto ebrei — uccidano impunemente donne e bambini. Non si tratta di un’opinione, ma di una falsità travestita da constatazione. È una menzogna costruita per colpire l’emotività, per suscitare indignazione e giustificare il disprezzo verso un intero gruppo. È, esattamente come nella propaganda nazista, l’uso della bugia come arma.

In sintesi, il tweet non è solo offensivo: è strutturato secondo le stesse logiche tossiche che la propaganda totalitaria ha affinato nel Novecento. Quando si incolpa un intero popolo di crimini non commessi, e lo si fa senza prove, senza pudore e con linguaggio disumanizzante, non si sta semplicemente “commentando un fatto”: si sta riproducendo, consapevolmente o meno, l’ossatura ideologica dell’odio.


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10 pensieri su “Il branco, i genitori e l’ebreo assassino

  1. Pingback: A  PROPOSITO DEL SIGNOR ANDREA SPARACIARI | ilblogdibarbara

  2. GIUSEPPE MILITELLO dice:

    Complimenti per l’acuta analisi del metodo goebbelsiano, che torna purtroppo ad essere attuale. InOltre è una testata fondamentale in questo momento buio delle vicende mondiali.

  3. Maria Nadia dice:

    InOltre, con poche altre testate, offre informazione corretta e onesta, ma temo non riesca bucare la bolla propal. Siamo inermi nel contrastare il main stream? Cosa si può fare di più per educare le coscienze?
    Grazie infinite comunque per quello che fate.

  4. Angelo Scandella dice:

    Da diverso tempo sto tentando, con le persone con le quali entro in contatto, di spiegare a chi mi dice “eh.. con quello che stanno facendo a Gaza”, che un Ebreo di Montreal, di Lodi, di Milano o Parigi non c’entra un emerito **** con la politica militare di Israele, ma mi sto rendendo conto che neanche di fronte ad una semplice evidenza come questa l’atteggiamento non muta. Quindi, il dramma, è constatare che il pregiudizio antiebraico è veramente di nuovo diffuso e profondo. Probabilmente, più ci allontaniamo, nel tempo, dalla sciagura della Shoah (che ha, per un po’, squarciato le coscienze di molti), più riaffiora il vecchio, terribile demone dell’antisemitismo. E’ una situazione veramente dura, a cui bisogna necessariamente far fronte nel modo più serio, impegnato e costante; quindi ringrazio Inoltre per tenere aperta l’attenzione su questo buco nero della memoria collettiva e… passo ad offrire un caffè 😉 . Grazie ancora

  5. blogdibarbara dice:

    Sembra essere sfuggito all’esimio signor Sparaciari un piccolo e sicuramente insignificante dettaglio: su quell’aereo, di cui “stavano mettendo a rischio la sicurezza”, c’erano anche loro…
    A parte questo, secondo la testimonianza di altri passeggeri, nessuno dei ragazzi ha messo in atto comportamenti problematici.
    A parte anche questo, il paragone con Goebbels vale solo fino a un certo punto: quello era un criminale, però intelligente.

    • Gino Saccioni dice:

      Orribile. Indegno. Se esistesse un ordine dei giornalisti dotato di dignità professionale, questo soggetto non dovrebbe più scrivere.

  6. G.T. dice:

    Se i (sedicenti) giornalisti sanno che nelle loro redazioni, e tra lettori storditi dall’ignoranza, si può impunemente dire ‘l’ebreo ha ucciso’, facendo dell’ebreo una categoria del Male, figurati quanti scrupoli si fa un pennivendolo ad associare un gruppo di ragazzi ebrei a un bersaglio.

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