Società moderna
Il wokismo esistenziale e quel Papa sbagliato
L'editoriale di Alessandro Tedesco, comparso ieri su InOltre, non meriterebbe nessuna chiosa anche solo lontanamente suscettibile di spostare l'attenzione dal nocciolo della riflessione lì proposta. Geniale e profondo insieme, il pezzo introduce una categoria nuova di zecca, quella del "wokismo esistenziale”, alla quale si può solo



L’editoriale di Alessandro Tedesco, comparso ieri su InOltre, non meriterebbe nessuna chiosa anche solo lontanamente suscettibile di spostare l’attenzione dal nocciolo della riflessione lì proposta.
Geniale e profondo insieme, il pezzo introduce una categoria nuova di zecca, quella del “wokismo esistenziale”, alla quale si può solo augurare, per il bene del disastrato dibattito pubblico italiano, fortuna e diffusione pari alla potenza icastica in essa racchiusa.
Tuttavia, sia consentito a chi sguazza al piano inferiore del dibattito pubblico, quello in cui si monitorano non tanto le correnti di pensiero così nitidamente fotografate e sistematizzate da Tedesco quanto i tic e i riflessi pavloviani del piccolo cabotaggio mediatico, le pigre coazioni a ripetere del Giornalista collettivo, di aggiungere una piccola osservazione.
È vero: le ragioni per cui il Giubileo della Gioventù è risultato così disturbante per una certa intellighenzia progressista risiedono proprio nel “wokismo esistenziale”. I professionisti, in servizio permanente effettivo, della tutela delle più disparate identità “offese” si sono sentiti come provocati da “un’espressione visibile e vitale di un’identità culturale e spirituale” altra rispetto alla loro e quindi da ridicolizzare e delegittimare.
È andata proprio così, come perfettamente descritto da Tedesco. Ma, e qui risiede la modesta aggiunta, non sarebbe andata così se…
Non sarebbe andata così se il caso, il fato o la Provvidenza avessero consentito al sofferente predecessore di Leone XIV di essere ancora lì, ad immolarsi nella guida di questo Giubileo.
Sia consentito ipotizzare che allora il fastidio verso quel milione di ragazze e ragazzi non avrebbe nemmeno potuto fare capolino.
Avremmo avuto paginate e ore di trasmissione dedicate ai “ragazzi di Francesco”, descritti come richiamati lì, al di là delle intenzioni del defunto Pontefice, da lui e non dal Totalmente Altro al quale Papa Prevost, con il
suo stile superficialmente liquidato come “mite”, si guarda dal sottrarre spazio. Il Giubileo dei Giovani sarebbe stato esaltato fino a scomparire nella rappresentazione, manipolatoria e assimilatoria, digeribile dal “wokismo esistenziale”.
Il popolo di Francesco, del Papa che piaceva alla gente che piace, alle borghesie laiche e progressiste occidentali, sarebbe diventato ipso iure il “popolo della pace” sotto la guida ” dell’unico che parla di pace” (e poco importa, anzi tanto meglio, se la separa dalla giustizia come nel caso ucraino).
Sarebbe diventato il popolo di una grande, immensa Ong adeguatamente antioccidentale, che è poi l’unica versione in cui la bizzarria del fatto religioso è considerata accettabile.
Il grande raduno sarebbe diventato luogo dove cercare tracce della dilagante moda propal (del resto aver fatto precipitare al loro minimo storico i rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo sarebbe stato considerato un tratto profetico di Francesco mentre impazza il tormentone del genocidio di Israele contro i palestinesi, “vile menzogna per cinici e per allocchi” per dirla con Giuliano Ferrara).
E alla fine, si accettano scommesse sul punto, il disperato di turno pronto ad intimare alla sinistra di “ripartire dal Giubileo dei Giovani” sarebbe saltato fuori pure lui per il suo tweet di gloria.
Ma, come noto, con i se non si fa la Storia e figurarsi la cronaca. Papa Francesco, quindi, riposa ora dove le battaglie, invero poco spirituali, alle quali si appassionava, compresa quella per la propria visibilità, appaiono batracomiomachie per uomini piccoli, goffi e disperati e dove nessuno può più tirarlo per la giacchetta.
Il Giubileo dei Giovani si è svolto all’insegna di una “fastidiosa” inquietudine interiore agostiniana e Alessandro Tedesco, scorgendo il filo nascosto che univa tante voci insofferenti ed ostili, ha potuto regalarci un editoriale che, in qualsiasi dibattito pubblico appena decente, rimarrebbe come un punto di riferimento.
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Riassumendo: il Cristianesimo “non si porta più”, signora mia.
Purtroppo ci vergognamo di una delle cose che hanno fatto grande l’Occidente…
Ho visto un commento indignato, sgomento e inorridito sul fatto che con oltre un milione di partecipanti non si è vista una sola bandiera palestinese. Ecco, se ci fosse stato quel signore ateo, eretico, pagano, musulmano, marxista, antisemita e anticristiano, amatissimo da comunisti atei e musulmani, sicuramente questo fatto così increscioso non si sarebbe verificato.
da sempre i laici, gli atei, gli agnostici amano i Papi che quasi si vergognano di fare i Papi e di conseguenza anche i preti, i don gallo e altri esempi invece amatissimi. Si deve sottintendere che la teologia e dogmi di fede sono quasi sciocchezze, conta solo l’assistenza, meglio se materiale che non spirituale, la sigaretta in bocca, la passeggiata nelle periferie. Questo Papa invece osa andare ad abitare dove abitano i papi e addirittura in “vacanza” a Castel Gandolfo. Inaccettabile. Sopratutto, errore insopportabile; ricorda che lui bada a dare una mano ai corpi, certo, ma soprattutto a salvare le anime.
… e naturalmente, le passeggiate nelle periferie sono presentate, da quelle narrazioni, come la “vera chiesa, quella che segue veramente il vangelo