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Kashmir, Cachemire, Paisley: storia di un filato glorioso

Illustrazione di otto motivi decorativi Paisley, in stile tradizionale, con disegni intricati a forma di goccia ricurva su sfondo beige

Stile, moda e costume

Kashmir, Cachemire, Paisley: storia di un filato glorioso

Cosa hanno in comune un pullover di cachemire, una giacca di lana morbidissima e una cravatta o un foulard con quei disegni di goccia o foglia ricciuta? Il Kashmir è un regione a nord del subcontinente indiano tra India e Pakistan, di cui entrambi rivendicano la

Illustrazione di otto motivi decorativi Paisley, in stile tradizionale, con disegni intricati a forma di goccia ricurva su sfondo beige
Stefano Piperno02/03/2025Aggiornato 23/05/20256 min lettura1.140 parole

Cosa hanno in comune un pullover di cachemire, una giacca di lana morbidissima e una cravatta o un foulard con quei disegni di goccia o foglia ricciuta?


Il Kashmir è un regione a nord del subcontinente indiano tra India e Pakistan, di cui entrambi rivendicano la sovranità, mentre la parte orientale è oggi sotto controllo cinese.
Abitato sin dalla preistoria da popolazioni indoeuropee, subì per molti secoli le scorrerie dei popoli vicini, poi dal XIII secolo fu dominato da varie dinastie mussulmane per cinque secoli.
Nel 1819 Ranjit Singh, capo dei Sikh e maharaja del Punjab, conquistò il Kashmir, che divenne uno stato principesco secondo l’uso dell’impero angloindiano.

Da quel momento i dominatori tradussero il nome della regione in Cachemire per adattarlo alla pronuncia inglese.  
Negli altipiani della vasta zona, comprendente oltre a Kashmir, Mongolia, Cina del Nord, Afghanistan e Iran, vive una particolare razza di capre, dal cui sottopelo di lana si ricava il filato per produrre tessuti e maglieria di alto pregio.

Altra icona di quei luoghi sono le decorazioni a forma di goccia allungata con la punta ricurva e arricciata, derivanti dallo stile dei tappeti buthe (o buta), ma usati anche nella tessitura di scialli per ripararsi dal freddo intenso di quegli altipiani.


A determinare la diffusione di quella materia prima e quello stile di decoro tessile, fu proprio la presenza degli inglesi, abili nello sfruttamento commerciale delle colonie.


Attraverso i traffici della Compagnia delle Indie, gli scialli con disegni cachemire arrivarono nella cittadina scozzese di Paisley, sembra ad opera di un governatore inglese della regione indiana.
Fu dunque in Scozia che furono realizzati industrialmente i primi esemplari stampati di scialli imitando gli originali indiani, tessuti a mano, per questo oggi quel tipo di disegnatura è comunemente chiamato non solo cachemire, ma anche Paisley.


Lo stile della foglia a goccia è quindi giunto in Europa dopo un lungo percorso iniziato in Mesopotamia in tempi antichissimi, passando per l’India e approdando in Scozia.
Ma per determinarne il definitivo successo, fu necessario attraversare la Manica che separa l’isola britannica dalla Francia, ad opera della donna più elegante d’Europa: Josephine de Beauharnais, moglie di Napoleone Bonaparte.


Raffinata cultrice di arte, moda e costume, sempre alla ricerca di stimoli nuovi ed esotici, quando era ancora trentenne, scoprì quei motivi naturalistici di foglie stilizzate, innamorandosene.

Screenshot


Decise allora di farsi confezionare degli abiti morbidi e leggeri nello stile impero che da lei prese il nome, tutti decorati con disegni Paisley.
Fu quella sua decisione a far entrare nel guardaroba delle nobildonne abiti stampati a disegni simili.


Divenuto trend di moda, il Paisley, o cachemire che dir si voglia, si diffuse oltre l’abito, arrivando a decorare stole, nastri e persino borse e scarpe.
Poi cadde in disuso, surclassato dal modernismo del primo Novecento, ma negli anni Trenta, un altro grande esteta, Gabriele D’Annunzio, fu attratto da quello stile, divenendone un divulgatore, subito imitato; ricordo che presso la Fondazione Ratti a Cimo si conservi un suo kimono di seta indossato come vestaglia.


Si deve alle grandi capacità creative e tecniche dei setaioli comaschi, l’esser passati dalla stampa mediante blocchi* di legno a quella meccanica, consentendo la transizione dall’artigianato all’industria, con la possibilità di stampare rapidamente grandi quantità.
Tale rivoluzione ha agevolato la diffusione dei disegni cachemire in ogni genere di prodotto: non solo abbigliamento, ma anche arredamento, biancheria intima e per la casa, accessori.


Sono famosi universalmente i foulard di seta, realizzati per le maggiori griffe, ma anche i cotoni stampati per Liberty da una grande azienda italiana, purtroppo scomparsa, oggi una stamperia d ha preso il testimone da quell’industria e tiene alto il prestigio del tessile italiano.


L’ultima evoluzione è stato l’uso del Paisley nell’abbigliamento maschile, gilet, pochette, persino bretelle, ma soprattutto nelle fantasie delle cravatte, divenendo un classico che si è aggiunto ai pois, alle rigature regimental e ai motivi definiti cravatteria.


In fine anche la moda si è impadronita della foglia ricurva, su tutti, Etro ne ha fatto il suo marchio di stile, ma già nei lontani anni ‘70 Valentino, nella sua boutique di oggetti per la casa in Via Condotti, proponeva lenzuola di seta e trapunte con disegni cachemire.


Una bella storia partita dagli albori della civiltà, che tuttora perdura e dimostra che i popoli sono sempre stati collegati: idee, culture, stili, panta rei, al di là delle divisioni, degli odi e delle guerre.


Infatti, le prime testimonianze della foglia ricurva compaiono in persia nelle decorazioni murali e in bassorilievi di monumenti, come il giglio di Firenze che risale all’XI secolo e lo ritroviamo nella carta di Varese con cui foderiamo i cassetti.

*Una personale civetteria circa i blocchi per la stampa dei tessuti.
Alla fine degli anni’80 venni in possesso della documentazione di una sterminata collezione di 56.000 blocchi da stampa prodotti da artigiani inglesi, francesi e austriaci, più 1.000 a cera (batik) provenienti da Giava, giacenti in un deposito a Parigi.


Chi ne deteneva il possesso era alla ricerca di un compratore in veste di mecenate, a tale scopo aveva consegnato un campione e un videotape ad un mio conoscente che aveva inutilmente sottoposto il materiale a varie industrie tessili.
Il mio amico mi mostrò il tutto, chiedendomi di fare qualche tentativo presso industriali con cui ero in contatto.

Il primo a cui mi rivolsi fu il presidente di una azienda, tra i leader europei del tessile per la casa.
Persona colta e di rara intelligenza oltre che grande imprenditore, si mostrò subito interessato, prendendo nota del recapito parigino, decisi quindi di lasciargli il materiale illustrativo.
Passato qualche mese, ricevetti una chiamata sul cellulare nella quale mi informa di essere nel capannone a Parigi con il fango fino alle ginocchia, ma allo stesso tempo di essere entusiasta e di aver deciso di acquistare la collezione.


Da tutto questo sono nati il museo sito ad Ossona denominato Zucchi Collection e l’utilizzo da parte dell’azienda dei disegni originali, riproposti nel decoro di prodotti attualmente in vendita.
I blocchi del museo ricapitolano l’intera storia del design tessile, sono grato a quel grande industriale, scomparso da pochi anni, e fiero di aver contribuito alla conservazione di un patrimonio dell’umanità che rischiava di sparire nell’abbandono.



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