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La scrivania di mio nonno con il salvadanaio per Israele

Israele

La scrivania di mio nonno con il salvadanaio per Israele

Uno dei pochi vantaggi dell’età avanzata è la possibilità di mettere a disposizione delle generazioni più giovani la memoria di eventi vissuti in prima persona, episodi privati che non si trovano nei libri di storia, ma che mostrano più incisivamente qual era il clima di una

Stefano Piperno17/06/2025Aggiornato 16/06/20253 min lettura599 parole

Uno dei pochi vantaggi dell’età avanzata è la possibilità di mettere a disposizione delle generazioni più giovani la memoria di eventi vissuti in prima persona, episodi privati che non si trovano nei libri di storia, ma che mostrano più incisivamente qual era il clima di una certa epoca, è quello che mi accingo a fare nella nota che segue.

Oggi Israele è un paese democratico di quasi 10 milioni di abitanti ad alto reddito e dotato di tecnologie miliari e civili all’avanguardia, ma quando nacque come stato nel 1948 i residenti ebrei erano 800 mila, dediti soprattutto all’agricoltura.

Cosa ha reso possibile una crescita così vertiginosa in 77 anni, nonostante lo stato di guerra permanente? Keren Kayemeth Leisrael (Fondo nazionale ebraico) e Keren Hayesod sono le principali fonti di finanziamento attraverso le quali gli ebrei di tutto il mondo, e non solo, hanno favorito lo sviluppo dello stato di Israele.

Li cito per raccontare alcune storie che sfatano la vulgata corrente e dimostrano come il clima verso lo Stato ebraico e gli ebrei sia cambiato da un certo momento in poi.

Quello che mostra l’immagine è un salvadanaio che mio nonno teneva sulla scrivania del suo ufficio. Siamo negli anni ‘50 ed era nelle case di tutti gli ebrei. A tutti coloro che passavano di lì mio nonno chiedeva una monetina da 10 Lire che veniva elargita convintamente.

Sua moglie, mia nonna Clelia, era membro dell’Adei (associazione donne ebree italiane) emanazione della Wizo ( women’s international Zionist organization).

Una volta l’anno, in genere a fine novembre,  affittava un salone del Grand Hotel (lo stesso dove si tenevano le sfilate di moda dei sarti romani) per ospitare a pagamento una ventina di tavoli da gioco, quella che lei chiamava “canasta benefica”.

Anche le vincite si aggiungevano alle iscrizioni e ricordo mio nonno a fine serata fare i conti del ricavato che veniva devoluto per piantare degli alberi in Israele, siamo negli anni ‘60.

L’ebreo Arrigo Levi, che ha partecipato alla guerra del ‘48, racconta al TG 1 la vittoria nella “guerra dei sei giorni” del ‘67 nella quale i Mirage israeliani distruggono a terra l’aviazione egiziana.

Nel ‘72 Israele viene assalito di sorpresa il giorno di Kippur e inizialmente sembra soccombere, solo l’attraversamento del canale di Suez da parte dell’armata dell’allora generale Sharon (contravvenendo agli ordini di Golda Meir) presso i Laghi Amari, prende gli egiziani alle spalle e riequilibra lo scontro, conclusasi con un armistizio. 

L’episodio che segue è emblematico della mobilitazione di quei primi momenti di panico. Un industriale milanese, con cui ho collaborato per dieci anni, ebreo (laico e liberal) si reca da un suo collega cattolico per chiedere aiuto finanziario per Israele. 

Costui imbarazzato chiede quanto debba versare e l’altro risponde: ”Quello che credi”. “Ho capito, senti adesso io debbo andare un momento in bagno” (intanto ha estratto dal cassato della scrivania un libretto di assegni e ne ha firmato uno). “Prima che torni scrivi quello che vuoi”.


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4 pensieri su “La scrivania di mio nonno con il salvadanaio per Israele

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Grazie di aver condiviso i suoi ricordi rammentandoci, purtroppo, quanto sia differente il sostegno che oggi gode Israele e gli ebrei tutti!!

  2. Silvia Godelli dice:

    Ricordo quei tempi. Ero una bimba piccolissima, la mia famiglia era in Italia ma i miei nonni e i miei zii vivevano in kibutz

  3. Andrea dice:

    Cerco sempre di non idealizzare e mitizzare niente e nessuno e credo che non manchino, nella sua storia, anche colpe ed errori di Israele.
    Ma la forza e le capacità di questo popolo e di questo piccolissimo paese di affermare e difendere il proprio diritto di esistere, quello che sono stati e sono capaci di fare in ogni campo…sono cose che mi lasciano tuttora esterrefatto.
    C’è una forza negli ebrei e negli israeliani, di cui cerco ma credo di poter capire solo in parte la fonte, che per me non può che suscitare un rispetto e un’ammirazione profondi.
    Grazie mille per l’articolo

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